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Vacanze da sub alla scoperta del museo in fondo al mare

Al largo di Alonissos, tra le isole Sporadi, un tuffo per immergersi fino al relitto della grande nave con 4mila anfore o per esplorarlo in 3D

di Maria Luisa Colledani

Ministry of Culture and Sports, Ephorate of Underwater Antiquities; photo by Matteo Collina, Università della Calabria – Dimeg

5' di lettura

C’è un altro Partenone, blu e maestoso. In fondo all’Egeo, laddove il mare smeraldo diventa macchina del tempo, nei fondali dell’isola di Peristèra, il relitto di un’imbarcazione dell’ultimo ventennio del V secolo a.C. si mostra nella sua bellezza e integrità: basta tuffarsi nell’Egeo e nell’antichità che questo museo subacqueo restituisce in tutti i suoi dettagli.

Il Partenone blu in fondo all'Egeo

Il Partenone blu in fondo all'Egeo

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La scoperta del relitto

La disabitata Peristèra, a mezzo miglio nautico da Alonissos, fa parte dell’arcipelago delle Sporadi settentrionali, le isole sparse (a differenza delle Cicladi, in cerchio), che in epoca classica dovevano essere un gran viavai di imbarcazioni sulla direttrice nord-sud dell’Egeo. Quella rete di commerci ha lasciato in eredità anche il museo subacqueo che si può visitare avendo in tasca un brevetto da sub di secondo livello e appoggiandosi ai diving center autorizzati di Alonissos. Questa storia blu inizia nel 1985 quando il pescatore Dimitris Mavrikis scopre il relitto. Poi, vengono i primi studi a cura dell’Eforato greco per le Antichità subacquee, con la direzione di Elpida Hadjidaki: «Si tratta di un’imbarcazione che trasportava oltre 4mila anfore vinarie - spiega Salvatore Medaglia, docente di Archeologia subacquea all’Università della Tuscia di Viterbo e studioso anche del relitto greco - e le dimensioni dello scafo, che si trova a una profondità compresa tra i 22 e i 33 metri, lasciano credere che fosse di dimensioni ragguardevoli, probabilmente la più grande nave da carico del V secolo a.C. sinora scoperta e che sia affondata, come suggeriscono le analisi al Carbonio14, a causa di un incendio».

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Le anfore, provenienti da atelier di Mende (in Calcidica) e di Peparethos (l’attuale Skopelos), e le ceramiche a figure nere ritrovate sotto sono state utilizzate per la datazione (fine del V secolo a.C.) e si possono ammirare oggi, dopo 2.500 anni, come se il tempo si fosse fermato: per la prima volta, la Grecia, ha fatto del “Partenone” di Peristèra un museo subacqueo, visitabile in situ perché anche le generazioni future abbiano un lascito che arriva direttamente dall’antico ormai vissuto in modo simbiotico con la fauna e la flora sottomarine.

Tanta Italia nel museo virtuale

Il relitto è a disposizione dei sub ma anche di chi non sfida gli abissi: la municipalità di Alonissos ha creato a Palio Choriò, l’antica Chora distrutta dal terremoto del 1965 ma ormai rinata a nuova vita, un museo virtuale dove scoprire il “Partenone blu”. Bastano un paio di occhialoni 3D e si fluttua sopra le anfore, fra alghe e murene, in un tuffo nel passato che è immersione e meraviglia. La visita virtuale è possibile anche grazie al lavoro del Dimeg, il dipartimento di Ingegneria meccanica, energetica e gestionale dell’Università della Calabria e al suo spin off 3DResearch: «Abbiamo messo a frutto - dice Fabio Bruno, docente del Dimeg - l’esperienza in fatto di realtà aumentata legata ai beni culturali, nicchia in cui possiamo competere a livello europeo: l’acquisizione, tramite droni marini, di migliaia di fotografie ci ha permesso di ricostruire con un elevato livello di dettaglio il relitto e il suo carico». Silenzio, pesci e il tappeto delle anfore da sfiorare con gli occhi anche grazie a speciali tablet made in Calabria.

Sognando il turismo subacqueo

Con il suo museo sottomarino, che è sorvegliato h24 dalle telecamere, Alonissos è al debutto, così come lo sono con iniziative di valorizzazione subacquea e legate al progetto Bluemed anche Crotone e Baia in Italia, Cavtat in Croazia, Epidauro e il Golfo Pegaseatico in Grecia. Ma Alonissos potrebbe diventare paradiso dei sub: «In poche miglia nautiche ci sono altri sette relitti: se li mettiamo in rete per creare un immenso museo attrezzato e visitabile, l’isola potrebbe diventare una meta unica nel Mediterraneo», sostiene Kostas Mavrikis, storico di Alonissos, 14 libri alle spalle e occhi rivolti alla conservazione della sua terra.

Natura incontaminata

L’isola di per sé è un gioiello: doveva essere di buonumore Zeus il giorno in cui lasciò cadere le Sporadi nell’Egeo, come una manciata di pietre preziose. Il mare di Alonissos è uno specchio di malachite e smeraldo, reso brillante da frìgana e macchia mediterranea che quasi si tuffano in acqua. La spiaggia di Kokkinocastro con la sua parete di roccia che si infiamma al tramonto, la falce di luna dorata di Chrisi Milia o il bianco abbacinante di Agios Dimitrios sono buen retiro per tutti ma ci sono anche sentieri e camminate, come quella che porta alla chiesetta degli Agioi Anargyroi: «È uno dei posti magici dell’isola dove mi capita di ammirare tramonti da favola», dice Mariliza Benet, 16 anni di voglia di mondo, lei che studia pianoforte online (perché ad Alonissos non ci sono maestri di musica) e sogna una Grecia più internazionale.

In questo tripudio di verde, fra terra e mare, ci sono le vie strette e le case bianche di Palio Choriò, che si stringe attorno al Kastro vissuto dai bizantini prima e dai veneziani poi. Ci sono tanti giovani che cercano una strada, come Eudochia Goula con tutti i suoi prodotti derivati dalle api, o Kostas Balalas, con i tamburi realizzati in legno d’ulivo. I boschi sono lussureggianti e la costa è un ricamo di baie adamantine. Come quella di Votsi, a un paio di chilometri da Patitiri, il porto di Alonissos. L’acqua è una piscina e, quando, dopo il tramonto, le dita rosate colorano il cielo, fermatevi al ristorante Dendrolìmano, nel silenzio dolce della sera. È un posto in prima fila alla Scala del mare. Il menù ve lo racconterà Federica Callegari, una specie di rezdora, di “reggitora” trapiantata in terra greca. Segue le sue tre bimbe - Linda, Aretì ed Heleni-, poi ci sono il ristorante, il piacere di due chiacchiere con i clienti e i piatti da servire in tavola: il menù è greco con deliziose rivisitazioni e le tartare di pesce restano da stella Michelin. «Tutto merito dei pesci di questo mare», si schermisce Georgios, lo chef e per il quale Federica ha lasciato la sua Bologna. Ma non è così, c’è il suo gusto, e si sente.

Nel silenzio di Kyra Panagia

Tutto fa la bellezza di quest’isola ma Alonissos è così immacolata anche perché la nascita del Parco marino - il più grande d’Europa - a protezione delle foche monache e di decine di altre specie animali, l’ha preservata da qualsiasi scempio turistico. E per trovare silenzio benedetto basterà raggiungere con il capitano Pakis l’isola di Kyra Panagia. È abitata da tre monaci, avamposto umano del monastero che è emanazione di quello di Meghistis Lavras sul Monte Athos. Pregano, vivono di pesca, coltivano gli ulivi e le viti, curano le api. «C’è una fonte di acqua sull’isola - spiega il monaco Ariton, nella ieraticità del suo sorriso -, quindi abbiamo tutto per vivere». Compresa una luce metafisica che sana e consola.

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