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Vacanze svendesi nel Belpaese colpito dal coronavirus

Come previsto, l’industria turistica italiana è stata colpita duramente dalla crisi pandemica

di Giancarlo Mazzuca

Turismo: 61% italiani parte, 93% rimane in Italia

Come previsto, l’industria turistica italiana è stata colpita duramente dalla crisi pandemica


2' di lettura

Tra le tante emergenze “post-Covid” che stanno mettendo in ginocchio l'Italia, l'industria turistica è quella che sta forse soffrendo di più anche perché gli stranieri stanno tornando dalle nostre parti con il contagocce dopo la lunga chiusura delle frontiere. Un grido d'allarme fortissimo, quello appena lanciato dagli operatori del comparto durante gli Stati generali di Villa Pamphilj. Le cifre parlano chiaro: per i soli tre mesi estivi, quest'anno è previsto un calo di 56 milioni di pernottamenti, quasi 13 milioni di turisti in meno. Del resto, già nel periodo del “lockdown”, sino alla fine di maggio, c'era stata una vertiginosa contrazione: -30 milioni. Per quanto riguarda i soli turisti italiani, la contrazione per tutto il 2020 supererà “quota 10 milioni” con l'azzeramento di tantissime manifestazioni.

La Waterloo turistica

Fin dall'inizio dell'epidemia, era stato lanciato un segnale d'allarme molto chiaro: attenti a non sottovalutare l' “effetto-coronavirus” sull'industria delle vacanze che rappresenta il 13 per cento del Pil, con un giro d'affari di 233 miliardi e tre milioni e mezzo di occupati. Timori che sono stati, purtroppo, confermati dagli ultimi dati: nel 2020, per tutti i settori legati al turismo e all'accoglienza, ci saranno perdite per 120 miliardi di euro. Cifre impressionanti, una vera Waterloo, anche perché, in questi mesi, con priorità ancora più stringenti sul tappeto, la crisi non è stata affrontata con il dovuto rigore secondo molti addetti ai lavori. Oggi, all'inizio dell'estate, ci ritroviamo, così, con un comparto quasi alla canna del gas.

Modello in crisi

Qualcuno ha parlato di un arretramento di venti anni delle lancette dell'orologio turistico, ma la mia impressione è che lo “sboom” dell'industria delle vacanze, da sempre un fiore all'occhiello del “made in Italy”, sia, in effetti, ancora più accentuato. Basti pensare che il solo agriturismo perderà quest'anno il 65 per cento delle entrate. Intendiamoci, il governo s'era mosso per tempo varando il Bonus vacanze, ma il provvedimento sta avendo effetti positivi piuttosto limitati per il semplice motivo che, di fatto, sono stati esclusi dalle agevolazioni una certa fetta di operatori: i beneficiari del Bonus sono, in effetti, solo quelli che presentano ricavi sotto i 5 milioni di euro l'anno.

La reazione dell’offerta

Non è mai troppo tardi per correre ai ripari, come ha ribadito il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca. Ma non c'è tempo da perdere: un quotidiano ha riportato in prima pagina la notizia che a Bellaria, sulla riviera romagnola, un hotel a 3 stelle, per non restare vuoto, sta affittando, in questi giorni, una camera doppia a nove euro per notte. Come dire: vacanze svendesi. Parlando di Romagna, mi è venuto in mente il mitico “Rex” di Fellini - di cui ricorre quest'anno il centenario della nascita, così come del suo braccio destro Tonino Guerra - che, pieno di luci, solcava di notte le acque dell'Adriatico davanti alle coste riminesi piene di turisti sui mosconi. Con la crisi che ci ritroviamo, quel “Rex” diventa oggi proprio un miraggio.

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