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Coronavirus, positivi dopo il vaccino: ecco perché può succedere

La maggior parte dei vaccini anti Covid-19 richiedono il richiamo a distanza di 20 giorni circa. Senza la seconda dose l'efficacia del vaccino è ridotta

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La maggior parte dei vaccini anti Covid-19 richiedono il richiamo a distanza di 20 giorni circa. Senza la seconda dose l'efficacia del vaccino è ridotta


2' di lettura

È possibile risultare positivi al Covid-19 anche dopo la somministrazione del vaccino? La prima iniezione può già avere un preliminare effetto protettivo? E quanto ci vuole perché questo si attivi? Sono interrogativi frequenti. Ancora più diffusi dopo notizie come quella riportata dal quotidiano La Nazione del focolaio di coronavirus nella Rsa Santa Caterina di Prato dove si sono registrati numerosi casi anche tra anziani che erano stati vaccinati nei giorni scorsi contro il Covid.

In base ai dati forniti dall'Asl Toscana centro, a seguito di tampone eseguito il 6 gennaio nella struttura si sono registrati 46 ospiti positivi. Di questi, 21 erano stati vaccinati il 30 dicembre scorso. I positivi, precisa sempre l'azienda sanitaria, sono tutti paucisintomatici e non necessitano di ricovero.

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Il caso dei positivi nella Rsa di Prato malgrado la vaccinazione

«Penso - ha spiegato il direttore generale dell'Asl Toscana Centro Paolo Morello Marchese - che gli ospiti vaccinati e poi risultati positivi fossero soggetti che già avevano in incubazione la malattia al momento della somministrazione». «È possibile - ha aggiunto - che gli effetti positivi del vaccino possano manifestarsi con una maggiore velocità di produzione anticorpale e quindi una riduzione dei sintomi. Tutto ciò verrà verificato nei prossimi giorni».

Immuni al Covid-19 solo una settimana dopo la seconda dose

La notizia della Rsa di Prato non deve stupire. La maggior parte dei vaccini anti Covid-19 (tra questi quello Pfizer) richiedono il richiamo a distanza di 20 giorni circa. Ricevere la seconda dose è importante, perché senza di essa l'efficacia del vaccino è ridotta. La percentuale del 95% fornita da Pfizer/BioNTech sull'efficacia del proprio vaccino, ad esempio, si riferisce alla protezione attivata a partire dal settimo giorno dopo la seconda iniezione.

Alcuni Paesi hanno scelto di allungare l’intervallo di tempo tra prima e seconda dose per garantire la prima inoculazione a un numero maggiore di persone. Secondo il capo dei consulenti medici di Downing Street il vaccino Pfizer-BioNtech raggiunge il 90% della sua efficacia 12 giorni dopo la sua prima somministrazione. La comunità scientifica tuttavia è divisa su questo e l’Oms raccomanda di effettuare la seconda dose entro 6 settimane per poter avere la copertura massima.

Anelli (Ordine medici): rispettare tempi del richiamo

«Finchè non ci sono indicazioni diverse dagli enti regolatori, il richiamo del vaccino anti-Covid deve essere fatto nei tempi previsti. Se sono 27 giorni anziché 21 non cambia niente, ma ci deve essere trasparenza nei confronti dei vaccinati: per cambiare modalità di somministrazione ci deve essere una decisione di Ema e Aifa». Lo ha detto Filippo Anelli, presidente della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo), che ha già ricevuto la prima inoculazione. «Le cose devono essere chiare - ha aggiunto - se il governo decide di usare tutte le dosi a disposizione e vaccinare più persone possibili va detto prima».

Ci si può considerare immuni al Covid-19, quindi, una settimana dopo aver ricevuto la seconda dose. A meno che, ovviamente, non si rientri in quel 5% della popolazione che non sviluppa un'immunità sufficiente a bloccare la malattia. Nei 20-30 giorni che separano le due iniezioni, insomma, è importante continuare a rispettare i distanziamento sociale e indossare la mascherina.

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