Le testimonianze

Vaccinati ma privi del green pass. Ecco i casi

Stranieri vaccinati in Italia o italiani che hanno fatto le due dosi in Regioni diverse. I casi

di Alessandro Longo

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3' di lettura

Siete vaccinati ma il cinema e il museo vi rifiutano e avete dubbi sul ritorno in patria: è il limbo di chi attende il green pass per giorni e settimane, pur avendone il diritto.

Ci ha scritto ad esempio un cittadino austriaco, Robert S., che ha una seconda casa in Italia, dove vive due mesi l'anno. Si è vaccinato qui, con doppia dose, ma ancora niente pass. Attende da giugno.

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Limbo simile in cui può cadere chi si è vaccinato in due regioni diverse, perché passa lunghi periodi estivi in una seconda casa (con lo smart working si può fare facilmente). È il caso di Ennio P. che – a quanto abbiamo appurato - si è visto respingere a un cinema pur avendo fatto le due dosi; il green pass della prima era scaduto ed erano già passati otto giorni dalla seconda. Almeno, il cinema ha offerto un rimborso; il disagio di questi disservizi è per l'utente e per l'economia, quindi.

Cittadini stranieri in Italia

Ci scrive Robert: «Sono cittadino austriaco e siccome sto nella mia seconda casa in Sicilia da alcuni mesi, ho ricevuto le due dosi di Moderna (seconda dose il 21 giugno) in Italia, a Catania. Dopo infinite telefonate e procedure online non ho ancora mai ricevuto il green pass pur avendo un codice fiscale italiano». «Il numero verde locale mi dice che il mio dossier è completo ma che non è ancora stata presa una decisione a livello nazionale per i cittadini stranieri in Italia. Adesso mi trovo impossibilitato a fare alcunché perché neanche il mio paese d'origine, avendo fatto il vaccino in Italia, può rilasciarmi il certificato. Fra qualche giorno assieme a mia moglie italiana e la nostra bimba dobbiamo prendere un aereo per l’Austria dove non potrò andare nei ristoranti o altri luoghi pubblici».

Dal ministero della Salute fanno sapere che il caso del cittadino austriaco è in realtà previsto e già risolto. Basta andare sul sito DGC.gov.it e – per chi è vaccinato in Italia pur non essendo iscritto al nostro sistema sanitario – inserire il codice fiscale o l’identificativo assegnato da Sistema TS (tessera sanitaria) per accedere alla vaccinazione in Italia; la data dell’ultima vaccinazione.

Procedura che a quanto pare non è andata a buon fine per Robert, che non ci ha ancora fornito il codice fiscale, informazione necessaria per investigare il problema.

Vaccinati in due regioni

Dal ministero dicono che non c'è problema nemmeno per i vaccinati in due regioni, come Ennio, pugliese che lavora e vive da anni in Emilia-Romagna. E d'estate torna nella regione d'origine.

In 24-48 ore dal completamento del ciclo, anche in regioni diverse, si ottiene il pass, normalmente.

Cos'è andato storto? A quanto ricostruito da Ennio – che è dovuto tornare all'hub vaccinale per indagare – e ipotizzato dal ministero, il problema è nato al momento della vaccinazione. L'hub pugliese avrebbe dovuto registrare il vaccino come seconda dose, anche se ancora non appariva a sistema la prima (fatta in Emilia Romagna), per un ritardo di comunicazione tra Regioni. Ennio avrebbe dovuto insomma insistere perché l'hub inserisse la vaccinazione come seconda dose. Ma come avrebbe potuto saperlo?

Non è possibile scaricare sul paziente l'onere di colmare le lacune di comunicazione tra sistemi sanitari regionali.

Il commento della giurista

«Di base il sistema del green pass, per come funziona in Italia, nasconde un abuso giuridico», spiega Vitalba Azzollini, funzionaria Consob, giurista che ha seguito il tema negli ultimi mesi.

«L'assurdo è che ora l'Italia sta ponendo limiti di circolazione anche ai vaccinati e solo per motivi burocratici, ossia per ritardi o errori nel fornire il pass a chi ne ha diritto. Si può limitare un diritto costituzionale per motivi sanitari; non per un difetto del sistema», aggiunge. «Per risolvere, bisognerebbe permettere davvero a tutti libera circolazione con i certificati vaccinali o di guarigione. In teoria una circolare del ministero della Salute stabilisce l'equipollenza di questi certificati al green pass, ma nella pratica la situazione è confusa e varie strutture possono ancora respingere, fermandosi al dettato della norma, le persone prive di pass pur dotate dei relativi certificati», continua Azzollini.

In Austria è così, secondo il sito ufficiale Austria.info: si può entrare e circolare liberamente senza green pass se si hanno i relativi certificati. Una buona notizia, almeno questa, per il nostro Robert.

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