La lettera

Vaccinazioni e libertà nelle pagine amare di Arturo Carlo Jemolo

di Natalino Irti

(EPA)

2' di lettura

Caro Direttore,

non un articolo, questa volta, ma il richiamo da un libro di Arturo Carlo Jemolo, che fu giurista e storico insigne, coscienza cristiana finissima, moralista di sofferta e umana saggezza.

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Il libro, I problemi pratici della libertà, risale al 1961, e raccoglie lezioni che Jemolo soleva premettere al corso di diritto ecclesiastico (tornano alla memoria del vecchio scolaro la grigia aula de La Sapienza, e il lento sussurrare del maestro nell’ora pomeridiana).

La citazione è tratta dal capitolo “La gerarchia delle libertà ovvero della libertà fondamentale”, e, nelle frasi che più toccano dubbî e domande dei nostri giorni, ha questo tenore:

«Lotte contro le misure profilattiche ci sono state dovunque. Se studiamo l’elaborazione della Costituzione del 1812 in Sicilia, troviamo che al titolo Libertà, diritti e doveri del cittadino, capo XI, “Ogni cittadino siciliano, che da oggi in avanti non avrà cura di vaccinare i figli, non potrà aver parte diretta o indiretta nella formazione della legge, né potrà essere ammesso nei consigli civici”, il principe ereditario e vicario generale Francesco fa seguire un veto; ed a distanza di un secolo, due articoli di Gaetano Salvemini, I tumulti di Molfetta e La polveretta, del 1910 e del 1911, mostrano ancora le resistenze e i sospetti che nell’anima popolare possono scaturire dalle più ovvie misure profilattiche. E anche persone non primitive insorgono come contro attentati alla propria libertà avverso l’imposizione di vaccinazioni preventive di cui non riconoscono l’utilità. Peraltro qui è sempre possibile rispondere che il rispetto alla libertà, anzi all’integrità corporale, degli uni, trova un limite nella garanzia della vita degli altri».

Le pagine di Jemolo, sempre così inquiete e amare, finiscono per sollevarsi a uno stringente interrogativo: «Cominciamo a scorgere che il problema della libertà nell’àmbito dello Stato, cioè nel mondo del diritto, è eminentemente il problema di ciò che la maggioranza può imporre alla minoranza».

Che è, caro Direttore, il problema stesso delle istituzioni rappresentative e della vita democratica.

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