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Vaccini adattati ad Omicron, meglio fare subito il richiamo o aspettare? Cosa dicono gli esperti

Meglio non ritardare l’iniezione “scudo” per garantirsi protezione dalle forme più gravi della malattia e dalla morte

di Nicola Barone

Covid, Ue: prepararsi all'autunno e avanti con la vaccinazione

3' di lettura

Per dare una protezione più ampia contro il Covid l’Ema ha autorizzato la scorsa settimana i vaccini adattati di Pfizer/BioNTech e Moderna. Ricevuto il via libera in Italia dell’Agenzia italiana del farmaco e con l’arrivo imminente delle prime forniture in Italia si aprirà di fatto la nuova fase della campagna in vista della stagione autunnale.

Update in fase di revisione

Comirnaty Original/Omicron Ba.1 e Spikevax Bivalent Original/Omicron Ba.1 sono destinati a persone di età pari o superiore a 12 anni che hanno ricevuto almeno la vaccinazione primaria contro il Covid. Vari studi hanno infatti dimostrato che i due vaccini bivalenti possono innescare forti risposte immunitarie contro Omicron Ba.1 e il ceppo originale di Wuhan in persone precedentemente vaccinate. Ma altri vaccini adattati che incorporano diverse varianti, come le subvarianti Ba.4 e Ba.5 di Omicron, sono attualmente in fase di revisione da parte dell’Ema.

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Perché meglio non ritardare

E qui si apre il problema. Le persone potrebbero chiedersi quale sia la soluzione migliore circa il tipo di richiamo da fare. «In parole povere, se non siete vaccinati, vi verrà offerto uno dei vaccini originali, che vi proteggeranno dalla malattia grave, dal ricovero e dalla morte. Se rientrate nei criteri per essere rivaccinati, presumiamo che gli Stati Ue si stiano preparando per offrirvi un vaccino adattato», fra quelli già approvati e quelli in arrivo. A rispondere alla domanda è stato Marco Cavaleri, responsabile Vaccini e prodotti terapeutici Covid di Ema.

I booster aggiornati, ha continuato a spiegare l’esperto, «ci si aspetta che espandano l’immunità contro le varianti preoccupanti, in particolare Omicron e i suoi sottolignaggi, indipendentemente da quale variante di preoccupazione sia stata incorporata nel vaccino. Pertanto è importante prendere il vaccino adattato che vi viene messo a disposizione e non ritardare». Dunque non c’è bisogno di aspettare un altro vaccino aggiornato. «Il nostro messaggio è di fidarvi delle decisioni prese dalle vostre autorità sanitarie nazionali. Si adatteranno meglio alle vostre esigenze e terranno conto di tutti gli elementi rilevanti».

Impossibile prevedere evoluzione varianti

I vaccini anti-Covid aggiornati che sono stati approvati, e quelli in arrivo se saranno autorizzati, «amplieranno l’arsenale di opzioni che ogni Stato membro dell’Ue avrà a disposizione per le campagne di richiamo». Ma sebbene questi nuovi vaccini «siano un nuovo strumento importante», è stato specificato da Cavaleri, «non dobbiamo perdere di vista il fatto che i vaccini originali sono ancora in grado di proteggere dalla malattia grave e dalla morte. Hanno chiare capacità contro i ceppi di Omicron attualmente dominanti, anche se sono meno efficaci nel prevenire infezioni e malattie sintomatiche».

Va anche considerato che «con un virus che si sta evolvendo rapidamente, non è possibile prevedere quali varianti circoleranno questo autunno e inverno - ha concluso Cavaleri -. Non è escluso che nuove varianti emergenti entro la fine dell’anno possano essere più vicine a Ba.2», come Centaurus, «che a Ba.5 o che possa emergere una variante completamente nuova che non siamo in grado di prevedere oggi. Proprio per questo è importante avere «una pluralità opzioni».

Quindici milioni senza la quarta dose

Vanno oltre 15 milioni gli over 60 e fragili scoperti dalla quarta dose di vaccino anti-Covid, secondo l’ultimo monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe. Secondo quanto disposto dalla circolare del ministero della Salute dell’11 luglio 2022, la platea di persone candidate a ricevere il secondo richiamo - da effettuare dopo almeno 120 giorni dalla terza dose (primo richiamo) o dall’infezione post terza dose - è di oltre 17,1 milioni di persone, di cui più di 1,87 milioni non eleggibili nell’immediato in quanto guarite da meno di 120 giorni. Al 31 agosto (aggiornamento ore 06.16) sono state somministrate 2.258.934 quarte dosi, con una media mobile di 9.904 somministrazioni al giorno, in calo rispetto alle 10.427 della scorsa settimana (-5%). «Di fatto - ha commentato il presidente di Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta - rimane un lontano miraggio il target di 100 mila somministrazioni fissato il 13 luglio scorso dalle linee di indirizzo dell’Unità per il completamento della campagna vaccinale».

In base alla platea ufficiale (17,1 mln di persone, di cui quasi 5,5 mln 60-69enni, 4,4 milioni 70-79enni, quasi 3,7 over 80, 3,4 pazienti fragili e 88mila ospiti di Rsa che non ricadono nelle categorie precedenti), aggiornata al 27 luglio, il tasso di copertura nazionale per le quarte dosi è del 17,3% con nette differenze regionali: dal 6,5% della Provincia Autonoma di Bolzano al 33,1% del Piemonte». Sul versante popolazione suscettibile, invece, aumentano le persone a rischio di malattia grave: al 31 agosto si contano ben 15,2 milioni senza quarta dose, oltre a 892 mila non vaccinati, 1,88 milioni senza terza dose.

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