Le Faq

Vaccini Covid ai bambini, le risposte dei pediatri a 10 dubbi

Secondo la presidente della Società italiana di pediatria c’è fiducia su una «buona adesione» da parte delle famiglie

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5' di lettura

Negli Stati Uniti più di 900mila bambini di età compresa tra i 5 e gli 11 anni hanno ricevuto la prima dose di vaccino Pfizer-BioNTech contro il coronavirus nella prima settimana della campagna di vaccinazione nazionale. Il dato viene accolto come segnale di ottimismo, a maggior ragione se incrociato con il fatto che per una quota non di poco inferiore è già stato programmato un appuntamento. Secondo i dati delle autorità statunitensi, dall’inizio della pandemia almeno 1,9 milioni di bambini di questa fascia d’età hanno avuto il Covid.

Staiano (Sip): fiducia su una «buona adesione»

In Europa si guarda a quanto potrebbe succedere entro poche settimane con l’autorizzazione da parte delle autorità regolatorie. Sulla opportunità di immunizzare i più piccoli per la fascia 5-11 anni si è espressa con chiarezza la presidente della Società italiana di pediatria (Sip), Annamaria Staiano («anche per loro non si possono escludere manifestazioni severe del Covid»).

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Una pagina di Faq attiva sul sito della Sip dal luglio scorso contiene le risposte ai dubbi più frequenti dei genitori e c’è fiducia su una «buona adesione» da parte delle famiglie. «Abbiamo visto quanto accaduto con i ragazzi dai 12 ai 19 anni dopo un po’ di perplessità iniziale, ora ci stiamo avvicinando al 70%». Ecco di seguito alcune delle risposte.

I bambini con allergie possono vaccinarsi?

Tutti i bambini con allergie possono essere vaccinati. I pazienti con pregresse reazioni anafilattiche devono rimanere in osservazione 60 minuti. I pazienti con allergie note ai componenti del vaccino dovrebbero consultarsi con un allergologo ed effettuare la vaccinazione in ambiente protetto.

La vaccinazione è sicura ed efficace nel caso di paziente affetto da celiachia?

Gli studi attualmente disponibili non mostrano un incremento dell’incidenza di effetti collaterali in pazienti affetti da celiachia rispetto alla restante popolazione. Per quanto riguarda l’efficacia, i dubbi nascono principalmente dallo studio di una ridotta risposta nei confronti del vaccino HBV in pazienti affetti da celiachia evidenziata da Park et (53.9% vs. 11.1%, p < 0.05). Ad oggi non sono disponibili studi che dimostrino una ridotta efficacia del vaccino anti Covid-19 in pazienti affetti da celiachia.

Chi è affetto da asma può essere sottoposto al vaccino?

Sì. Secondo l'American College of Allergy, Asthma and Immunology (ACAAI), non vi sono evidenze scientifiche che dosi basse o moderate di corticosteroidi inalatori possano indebolire il sistema immunitario ed avere impatto sulla efficacia della vaccinazione contro il Covid-19.

Chi assume corticosteroidi orali può essere sottoposto alla vaccinazione secondo l’ACAAI sebbene siano necessari studi sul rischio di una potenziale ridotta risposta legata sia alla dose sia alla durata temporale della terapia.

Chi assume farmaci biologici può essere sottoposto alla vaccinazione, sebbene sia raccomandata una sospensione temporanea di 1-7 giorni in accordo alle indicazioni di ACAAI, a seconda della terapia in atto. Gli studi attualmente disponibili non indicano un incremento degli effetti secondari/indesiderati rispetto alla restante popolazione.

Il vaccino protegge contro le varianti?

Il vaccino si è dimostrato efficace contro tutte le varianti SARS-CoV-2 dopo la seconda dose, anche se lascerebbe più esposte al rischio le persone che ne hanno ricevuto solo una dose.

Miocarditi pediatriche post vaccinazione.

Si raccomanda la vaccinazione Covid-19 ai soggetti con pregressa anamnesi positiva di miocarditi e pericarditi da varie noxe patogene. Possono ricevere la seconda dose di vaccino i soggetti che hanno ottenuto una guarigione clinica di pericardite dopo la prima dose di vaccino Covid-19.

Coloro che soffrono di miocardite, dopo la prima dose di vaccino, possono prendere in considerazione la seconda dose in determinate circostanze, qualora non siano più presenti segni e/o sintomi della stessa condizione clinica. Qualora dopo prima dose di vaccino Covid-19, risultasse essere stata diagnosticata una miocardite associata a pericardite, si ritiene opportuna un’apposita valutazione specialistica, finalizzata ad ottenere un'idoneità per somministrazione della seconda dose.

Bisogna assumere paracetamolo prima di sottoporsi alla vaccinazione per prevenire gli effetti avversi?

L’assunzione di antinfiammatori o paracetamolo prima della vaccinazione anti-Covid non è stata studiata e potrebbe ridurre la risposta immune dell'organismo al vaccino. Paracetamolo o altri antinfiammatori non steroidei come l’iibuprofene possono essere invece assunti dopo la vaccinazione per gestire eventuali effetti collaterali.

Perché vaccinare la fascia d'età adolescenziale se è quella meno colpita dalle conseguenze del virus?

Anche se la fascia pediatrica dai 12 anni in su risulta essere tra quelle meno colpite dal SARS-CoV-2, recenti evidenze scientifiche hanno dimostrato in tale fascia di età la presenza di gravi complicanze renali o di complicanze multisistemiche, anche al di là della ben codificata MIS-C, conseguenti ad un'infezione pauci o asintomatica da Sars-CoV-2, come sta emergendo per l’adulto.

A questo si aggiunge che, in termini di sanità pubblica, la fascia di età pediatrica e adolescenziale può fungere da serbatoio per la diffusione del virus nell'intera popolazione. Per questo, seppur l’obbiettivo primario della vaccinazione è quello di non sviluppare la malattia, l’opportunità di implementare un'offerta vaccinale universale aiuterà notevolmente a ridurre non solo la circolazione dello stesso virus, ma soprattutto il rischio di generare varianti potenzialmente più contagiose o capaci di ridurre l’efficacia degli stessi vaccini in uso.

La vaccinazione può causare infertilità?

La falsa notizia di una possibile infertilità nelle donne nasce da un falso rapporto comparso sui social media che sostiene come la proteina Spike del coronavirus sia uguale a un’altra proteina Spike chiamata syncitin-1 che è coinvolta nella crescita e nel fissaggio della placenta durante la gravidanza. Il falso rapporto sostiene che il vaccino Covid-19 induca nella donna una risposta (auto)immune anche contro questa diversa proteina Spike e possa influenzare la fertilità.

In realtà le due proteine Spike sono completamente diverse e distinte, e il vaccino Covid-19 non influenza in alcun modo la fertilità delle donne che desiderano di rimanere incinta. Durante lo studio del vaccino Pfizer, 23 donne arruolate nello studio sono rimaste incinte, e l'unica che ha perduto il bambino non aveva ricevuto il vaccino ma il placebo.

Il vaccino Comirnaty (Pfizer) può causare trombosi?

Dai dati di farmacovigilanza non è al momento emerso un aumento atipico di casi di trombosi o trombosi trombocitopenica associato alla vaccinazione con vaccini ad mRNA. Una anamnesi positiva per trombosi, EP o discrasie della coagulazione non è una controindicazione alla vaccinazione né tanto meno lo è una mutazione a carico di uno dei fattori della coagulazione. Non sono pertanto indicati né esami pre-vaccinali per valutare lo stato coagulativo né terapie profilattiche con ASA o altri farmaci

È possibile vaccinare gli adolescenti con malattie reumatologiche?

In considerazione dell'importanza di raggiungere la massima copertura nella popolazione viene raccomandato di vaccinare contro il SARS-CoV-2 i pazienti pediatrici con malattie reumatologiche di età maggiore o uguale a 12 anni con bassa attività di malattia o malattia in remissione e in terapia con farmaci immunomodulatori (ad esempio Methotrexate, Salazopirina, Ciclosporina), farmaci modificatori della risposta biologica (ad esempio antagonisti del TNF, dell'Interleuchina-1 o dell'Interleuchina-6, Abatacept), immunosoppressori (ad esempio Azatioprina, Micofenolato mofetile, Ciclofosfamide) o Glucocorticoidi a qualunque dosaggio.

Allo stato attuale della situazione epidemica, non è consigliata la vaccinazione di soggetti con elevata attività di malattia. Si raccomanda, ove possibile, di inoculare il vaccino prima di avviare una terapia immunomodulatoria e/o immunosoppressiva. Tuttavia, in considerazione del rischio di riacutizzazione della malattia, non è raccomandata la riduzione della terapia in atto per effettuare la vaccinazione.

È possibile che la risposta alla vaccinazione anti-Covid-19 nei pazienti con malattie reumatologiche che ricevono un trattamento immunomodulatorio sia ridotta in termini di entità e durata rispetto alla popolazione generale. Pertanto si raccomanda di sottolineare l'importanza dei dispositivi di protezione individuale e del distanziamento sociale anche dopo la vaccinazione.

Non si ritiene indispensabile verificare la risposta anticorpale dopo l'esecuzione della vaccinazione. I familiari e i conviventi dei pazienti con malattie reumatologiche dovrebbero sottoporsi alla vaccinazione anti-Covid-19, ove le condizioni cliniche e l’età degli stessi lo consentano, per favorire un effetto di protezione nei confronti del paziente con malattia reumatologica.

È opportuno controllare prima se si hanno già gli anticorpi?

Il problema fondamentale è che un eventuale riscontro di anticorpi potrebbe essere un malinteso indice di immunità e fuorviare le persone dal fare il vaccino, con un danno evidente alla campagna vaccinale. Infatti è importante capire che tipo di anticorpi il test sierologico abbia rilevato e in quale quantità; in generale, non può fornire risposte attendibili o tali da escludere la vaccinazione. Dal momento che lo scopo delle istituzioni è quello di proteggere la popolazione, il test anticorpale pre-vaccino non è consigliato.
Il test sierologico pre-vaccino non è consigliato.

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Le mappe: Coronavirus - Vaccini - Vaccini nel mondo

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