Interventi

Vaccini e brevetti, il dilemma della proprietà intellettuale

di Elena Cristofori Rapisardi

(ANSA)

2' di lettura


Un appello promosso da Medici Senza Frontiere Italia ha innescato anche nel nostro paese la discussione sull’opportunità di eliminare le regole internazionali della proprietà intellettuale per l’emergenza Covid-19. Come ai tempi della diffusione dell’HIV, l’obiettivo è non limitare l’accesso a vaccini, farmaci, cure e strumentazioni medicali.
Per far fronte all’epidemia in atto, molti paesi stanno prendendo in considerazione misure di questo tipo. Regno Unito e Canada si stanno indirizzando verso la depenalizzazione dello sfruttamento dei brevetti legati al Coronavirus; mentre i governi di Cile, Israele, Ecuador e Germania si stanno orientando verso licenze obbligatorie per qualsiasi brevetto legato alla gestione del Covid-19.
Se la depenalizzazione significa, limitatamente a una circostanza specifica (in questo caso il Coronavirus), eliminare il reato di contraffazione su qualsiasi prodotto legato alla gestione dell’emergenza, la proprietà intellettuale offre la possibilità di ricorrere alla già citata licenza obbligatoria e all’espropriazione.
La licenza obbligatoria è difficilmente praticabile in breve tempo, poiché prevede un complicato iter processuale. L’espropriazione invece permette agli Stati di impossessarsi rapidamente di qualsiasi brevetto nell’interesse della difesa militare del Paese o per altre ragioni di pubblica utilità, a fronte di una indennità al titolare.
In entrambi i casi, è necessario considerare bene, a livello politico, gli effetti di queste decisioni. Bisogna trovare l’equilibrio tra la difesa delle idee, degli investimenti, e il perseguimento del bene comune in una situazione straordinaria come una pandemia.
L’eliminazione dei brevetti dev’essere circoscritta, altrimenti le imprese potrebbero non investire più in ricerca e sviluppo (basti vedere ciò che succede per le malattie rarissime); d’altro canto, con i brevetti, accessibilità e prezzo di vendita possono essere decisi da chi ne è titolare, rendendo il proprio prodotto esclusivo anche durante un’epidemia mondiale.
In Italia la discussione è appena iniziata, ma è proprio qui che l’emergenza Coronavirus ha già dato prova di quanto sarebbe utile rendere accessibili i brevetti. A Brescia, un’azienda ha trovato il modo di produrre con la stampante 3d le valvole dei respiratori della terapia intensiva e, correttamente, si è rivolta al titolare del brevetto per ottenerne i disegni. Il proprietario ha negato il permesso e l’impresa bresciana ha deciso di fabbricare comunque le valvole, rischiando di essere citata in giudizio.
È dunque evidente come in casi d’emergenza come quello che stiamo vivendo, gli istituti della licenza obbligatoria e dell’espropriazione siano adeguati. Bisogna però che siano ben definiti i casi in cui è lecito farne uso: sia per tutelare e incentivare gli investimenti delle aziende nella ricerca medica, sia per non lasciare da sole imprese virtuose come quella del caso bresciano.
Avvocato

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