Inchiesta

Vaccini e terapie, il Centro Italia avamposto nella lotta al Covid

Nel Lazio i progetti Reithera-Spallanzani, Sanofi-Gsk e AstraZeneca (con la collaborazione di Irbm e Catalent). In Toscana i farmaci mono clonali di Life science

di Marzio Bartoloni, Silvia Pieraccini

default onloading pic
Ad Anagni, lo stabilimento di Sanofi dove infialeranno milioni di dosi di vaccino

Nel Lazio i progetti Reithera-Spallanzani, Sanofi-Gsk e AstraZeneca (con la collaborazione di Irbm e Catalent). In Toscana i farmaci mono clonali di Life science


4' di lettura

Tra gli avamposti mondiali nella lotta al Covid c’è un pezzo di Centro Italia. Nel Lazio e in Toscana si lavora infatti alle due armi più attese in questa battaglia contro il virus che ha messo in ginocchio tutto il mondo: innanzitutto il vaccino che vede collaborare insieme, a due passi da Roma, piccole biotech company e colossi farmaceutici. E  poi lo studio di quelli che al momento sembrano i farmaci più promettenti nella cura del Coronavirus, e cioè le terapie basate sugli anticorpi monoclonali. Cure queste in via di sviluppo da diversi mesi nei laboratori senesi di Toscana Life sciences (Tls), la Fondazione no-profit che supporta la ricerca e fa da incubatore di imprese innovative nel campo delle scienze della vita.

Questi due territori non sono certo una scoperta per il settore, visto che qui operano distretti che possono fare affidamento su una forte tradizione manifatturiera e della ricerca nella farmaceutica e nelle biotecnologie. E sono realtà che non a caso da molti anni contribuiscono a fare dell’Italia il primo Paese in Europa nella produzione di farmaci.

Loading...

Punte di eccellenza che nelle prossime settimane potrebbero ricevere anche risorse fresche: nel decreto Agosto è stato infatti creato un fondo da 380 milioni (80 per il 2020 e 300 per il 2021) destinato «alla ricerca e sviluppo e all’acquisto di vaccini e anticorpi monoclonali prodotti da industrie del settore, anche attraverso l’acquisizione di quote di capitale a condizioni di mercato». L'intenzione del Governo sarebbe proprio quella di investire in queste realtà del Lazio e della Toscana.

Nel Lazio a Castel Romano, a due passi dalla Capitale, si sta lavorando direttamente a un vaccino tutto made in Italy, grazie a una partnership tra la biotech romana ReiThera e l’ospedale Spallanzani con fondi del ministero dell’Università e della ricerca e della Regione Lazio. Già ad agosto sono partite le prime sperimentazioni sui volontari allo Spallanzani di Roma e poi anche al centro ricerche cliniche di Verona. E sempre ReiThera si sta organizzando per la produzione su larga scala delle dosi del vaccino italiano.

A 60 chilometri a sud di Roma, ad Anagni cittadina che ha dato i natali a diversi Papi, vedranno invece la luce centinaia di milioni di dosi di due tra i vaccini più promettenti contro il Covid: innanzitutto quello di Oxford che sarà commercializzato da AstraZeneca, e che ha visto la collaborazione di un’altra azienda biotech laziale, la Irbm di Pomezia. Un vaccino, questo, ora arrivato alla fase-tre della sperimentazione e i cui primi dati sono già stati già sottoposti all’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, che potrebbe dare il via libera al siero già entro l’anno, con l’azienda Catalent di Anagni che si occuperà dell’infialamento di 400 milioni di dosi. E sempre nella cittadina laziale che ha 20mila abitanti, la multinazionale Sanofi ha deciso di avviare, nel proprio stabilimento, la produzione del vaccino che sta sviluppando insieme all’altro colosso farmaceutico Gsk. L’obiettivo è produrne 1 miliardo di dosi entro il 2021 - 300 milioni sono state prenotate dalla Ue - e in questo stabilimento d’eccellenza se ne infialerà gran parte di quelle destinate ai Paesi europei. Il vaccino Sanofi attualmente alla fase 1 e 2 di sperimentazione è basato su una tecnologia consolidata, già utilizzata con successo dall’azienda per la produzione del vaccino antinfluenzale quadrivalente ricombinante, integrato con un adiuvante consolidato della Gsk che dovrebbe servire a migliorare la risposta del sistema immunitario. L’adozione di questa tecnologia consentirà di produrre un numero notevolmente maggiore di dosi rispetto ad altre tecniche comunemente adottate, con l’obiettivo di arrivare appunto a un miliardo di unità nel 2021.

In attesa dei vaccini, gli occhi sono puntati sugli anticorpi monoclonali umani selezionati a Siena: nei giorni scorsi il gruppo di ricerca Mad (monoclonal antibody discovery) Lab di Toscana Life Sciences, guidato da Rino Rappuoli, ha individuato l’anticorpo più potente (partendo da 450, poi ridotti a tre), prodotto dal sangue dei pazienti guariti da Covid-19, che sarà testato nelle prove cliniche previste per fine 2020. Se tutto andrà secondo i piani, il prodotto registrato arriverà in primavera. I risultati preliminari dei test in vivo sui criceti, secondo Tls, mostrano che gli anticorpi monoclonali selezionati agiscono sia come mezzo preventivo che terapeutico. Il farmaco atteso da questa ricerca verrà prodotto nello stabilimento di Pomezia, quindi nel distretto farmaceutico laziale, dell’azienda Menarini Biotech, braccio della multinazionale fiorentina Menarini. A coordinare i partner industriali del progetto (tra cui figura anche l’Istituto Biochimico italiano “Giovanni Lorenzini”) è la startup senese AchilleS Vaccines (dal nome di Achille Sclavo, pioniere nel settore), incubata proprio in Tls con cui ha firmato di recente un accordo per la gestione dello sviluppo del prodotto. L’obiettivo è realizzare una filiera tutta italiana nella risposta al Covid-19 che, partendo dal laboratorio di ricerca e sviluppo, passi attraverso gli studi clinici per approdare alla produzione, basandosi su un consolidato modello di partnership pubblico-privata.

Sempre in Toscana, l’azienda ospedaliero-universitaria pisana sta coordinando lo studio sperimentale - che avrebbe dovuto avere respiro nazionale - per utilizzare a scopo terapeutico il plasma iperimmune di pazienti guariti dal Covid-19 su malati con polmonite che richiedano ventilazione assistita, sulla scia dei buoni risultati ottenuti a Mantova e a Pavia. Ma il progetto, basato su un protocollo gestito da Istituto superiore di sanità e Aifa e destinato a coinvolgere decine di ospedali del Paese e decine di pazienti, sta andando a rilento, secondo Pisa per la complessità delle procedure e la scarsa collaborazione delle aziende sanitarie.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti