dopo l’intesa stato-regioni

Vaccini, Federfarma: «Mancano un milione di vaccini, solo 250mila dosi a fronte di un fabbisogno di 1,5 milioni»

Contestata la decisione di destinare alla distribuzione in farmacia solo l’1,5% dei vaccini antinfluenzali acquisiti dalle Regioni

di N.Co.

Vaccini contro altre malattie sono possibile scudo contro Covid

Contestata la decisione di destinare alla distribuzione in farmacia solo l’1,5% dei vaccini antinfluenzali acquisiti dalle Regioni


3' di lettura

«La decisione di destinare alla distribuzione in farmacia solo l’1,5% dei vaccini antinfluenzali acquisiti dalle Regioni non garantisce una risposta adeguata ai bisogni della popolazione attiva. Insufficienti solo 250mila dosi a fronte di un fabbisogno stimato tra 1,2 e 1,5 milioni di dosi». Protestano le federazioni dei farmacisti Federfarma, Fofi e e Assofarm commentando l’intesa Stato-Regioni per rivedere la quota delle dosi dei vaccini influenzali da destinare al sistema territoriale delle farmacie. «Decliniamo - si legge nella nota - qualsiasi responsabilità per eventuali difficoltà che potrebbero avere i cittadini nel rifornirsi dei vaccini».

La decisione potrebbe causare allarme sociale

Le federazioni dei farmacisti ricordano che «è da tener conto, anche, che l’indisponibilità di vaccini in vendita nelle farmacie per le persone che desiderano evitare la malattia influenzale e che non appartengono a categorie a rischio, potrebbe indurre allarme sociale e vanificare gli sforzi di sensibilizzare la popolazione sull’importanza della vaccinazione quale strumento efficace di prevenzione, lanciando un messaggio contradditorio».

Occorre rimodulare la quota minima

E ancora: «Ci aspettiamo quindi che in occasione del prossimo incontro presso il Ministero della Salute, previsto per il 16 settembre, si trovino fin da subito soluzioni per permettere di rimodulare questa quota minima e di avvicinarsi al fabbisogno reale dei cittadini non inclusi nelle fasce a rischio, che anche il Ministero della salute, nello stesso documento, afferma aggirarsi tra il 3 e il 10% delle dosi acquisite dalle Regioni». Le federazioni ricordano infine che «mai come quest’anno la vaccinazione antinfluenzale assume un valore fondamentale per tutta la popolazione, sia per i soggetti identificati come a rischio sia per i soggetti attivi, come sostenuto da tutta la comunità medico-scientifica».

L’intesa Stato-Regioni

Poco prima il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, aveva annunciato che era stata sancita l’intesa per distribuire una quota di vaccini anti-influenzali, disponibile per ogni singola Regione, attraverso il sistema territoriale delle farmacie. «Guardando oggi alla campagna vaccinale per prevenire l’influenza occorre considerare due ordini di fattori - ha spiegato Bonaccini -. Il primo è che la vaccinazione anti-influenzale sebbene non abbia una efficacia al 100% può contribuire a ridurre il carico di malattie nella popolazione e ciò è ancora più importante se consideriamo il caso in cui influenza e Covid-19 siano simultaneamente presenti in una comunità. Contenere il numero di casi di influenza facilita poi la diagnosi differenziale ed evita il sovraccarico del sistema sanitario». Il secondo, ha spiegato ancora Bonaccini, «è che ogni anno 800mila cittadini che non rientrano fra le categorie per le quali la vaccinazione è raccomandata, si rivolgono comunque al farmacista per acquistare il vaccino a proprie spese».

Le Regioni stanno provvedendo ad aumentare il numero di vaccini

Bonacchini ha spiegato che siccome «la raccomandazione per il vaccino anti-influenzale quest’anno è stata estesa a categorie d’età non incluse in precedenza, le Regioni hanno provveduto e stanno provvedendo a un’acquisizione più ampia di vaccini». Dunque occorre «un intervento redistributivo delle Regioni per renderne disponibile una percentuale minima, l’1,5 per cento, (eventualmente incrementabile dalle singole Regioni) nelle farmacie».

La condizione posta

«L’unica condizione che abbiamo posto e su cui abbiamo avuto assicurazioni dal Governo - ha detto ancora Bonaccini - è che sia assicurato comunque il quantitativo necessario per gli anziani (ultra sessantacinquenni e per quest'anno anche a partire dai 60 anni), per le persone appartenenti a categorie a rischio, alle donne in gravidanza, agli addetti ai servizi essenziali e, quest'anno, anche ai bambini fra i 6 mesi e i 6 anni».

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