sanità

Vaccini, obbligo flessibile, ecco il testo. Cosa fare per il rientro a scuola

di Barbara Gobbi


Vaccini, scendono in campo i presidi

4' di lettura

L'addio alla lista – oggi in vigore con la legge Lorenzin - dei dieci vaccini obbligatori per l'accesso a nidi, materne e scuole dell'obbligo, fino a sedici anni. Misure coercitive affidate a “Piani straordinari d'intervento”, che se necessario prevederanno una o più vaccinazioni obbligatorie per determinate coorti di nascita o per medici e altri operatori sanitari, così da raggiungere e mantenere le coperture di sicurezza indicate dall'Organizzazione mondiale di sanità. E per chi non si adegua, potranno scattare multe da zero a 500 euro (com'è oggi) ma anche l'impossibilità di frequentare le scuole fino ad avvenuta vaccinazione.

Il disegno di legge sull’obbligo flessibile
Il disegno di legge sull’”obbligo flessibile” annunciato da mesi dalla ministra della Salute Giulia Grillo e “messo a terra” da un gruppo di senatori giallo-verdi - primi firmatari sono Stefano Patuanelli (M5S) e Massimiliano Romeo (Lega), che lo hanno appena depositato - punta dichiaratamente a «rimodulare le disposizioni in materia di prevenzione vaccinale». Ma soprattutto a «promuovere la salute pubblica anche per proteggere chi ai vaccini non può sottoporsi». Come? Puntando (molto, non tutto) sull’educazione e l’informazione in materia di prevenzione vaccinale, che costituiscono Livello essenziale delle prestazioni assistenziali (Lea). Ma anche su un nuovo Piano vaccinale nazionale – quello oggi in vigore è già nei Lea - che ogni cinque anni individuerà e aggiornerà periodicamente gli standard minimi di qualità delle attività vaccinali, così come gli obiettivi da raggiungere su tutto il territorio nazionale.

Il pilastro dell’anagrafe nazionale vaccini
Adeguarsi al Piano diventa per le Regioni cogente: se non si organizzeranno per rispettare gli obiettivi indicati a livello nazionale, perderanno la possibilità di accedere alla quota del Fondo sanitario nazionale che la nuova legge intende vincolare per la prevenzione vaccinale. Il pilastro è l’anagrafe nazionale vaccini, già prevista anch’essa dalla legge Lorenzin e in via di definizione al ministero della Salute. Il decreto è pronto: conterrà i dati sui soggetti vaccinati e da vaccinare, su quanti omettono o differiscono le vaccinazioni, sulle esenzioni attestate dal medico di medicina generale, ma darà anche puntuale riscontro delle dosi somministrate e degli eventuali effetti indesiderati, che confluiscono nella rete nazionale di farmacovigilanza.

L'Anagrafe è uno strumento cruciale: tanto che il Ddl giallo-verde destina all'attività di raccolta dei dati regionali, necessari a creare l'Anagrafe, 2,5 milioni di euro, più 185mila euro per la completa realizzazione nel 2018 e 80mila euro a partire dal 2019. Sull’anagrafe vaccinale, del resto, si reggerà il sistema di allerta che individuerà tempestivamente eventuali abbassamenti delle coperture che necessitino dei Piani straordinari d’intervento. Che potrebbero portare dritto al ripristino dell'obbligo. Flessibile, appunto.

Cosa attende le famiglie a settembre
Ma se tutto questo è scritto sulla carta di un Ddl d'inizio agosto, che solo a settembre potrà avviare il suo iter parlamentare su cui si annunciano già gli strali dell'opposizione e di buona parte della comunità scientifica, sempre a settembre le famiglie avranno l'esigenza molto concreta di arrivare, alla riapertura delle scuole, con qualche certezza in mano. Vaccinare? Autocertificare? Prenotare? In un dibattito estremamente confuso e finché non sarà abrogata, vale la legge Lorenzin. Cioè l'obbligo resta su dieci vaccinazioni: polio, difterite, tetano, epatite b, pertosse, Haemophilus influenzae di tipo b (obbligatorie sempre); più morbillo, rosolia, parotite, varicella (da sottoporre a valutazione triennale). Sono esonerati i bambini immunizzati per effetto della malattia naturale o quelli che non possono vaccinarsi per particolari condizioni cliniche.

Se i genitori non li vaccinano, tra zero e sei anni i bambini non possono accedere a nidi e materne fino ad avvenuta vaccinazione o presentazione della prenotazione presso l'Asl; mentre da sei a sedici anni possono accedere a scuola ma rischiano multe da 100 a 500 euro. In questo primo anno dall'entrata in vigore della legge Lorenzin le Regioni si sono organizzate intensificando l'attività di counseling e di servizio vaccinale, perciò nessuna famiglia rischia ormai di restare in lista d'attesa. Per l'anno scolastico 2017/2018 (in via transitoria), la legge Lorenzin prevedeva la possibilità di presentare l'autocertificazione o la prenotazione della seduta presso l'azienda sanitaria.

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Le proteste dei presidi
Una circolare della ministra Grillo ha prorogato queste disposizioni al prossimo anno scolastico, ma i presidi hanno precisato che nessun bambino al di sotto dei sei anni, non in regola con la legge Lorenzin, sarà ammesso. Lo spiega il presidente dell'Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli: «Siccome la legge prevede che per entrare a scuola serva il certificato di avvenuta vaccinazione, questo ci deve essere, tutto qui. L’autocertificazione in materia sanitaria non è ammessa – precisa - se non previa deroga, e la legge Lorenzin la prevedeva solo per l’anno passato e comunque con obbligo di consegnare successivamente la documentazione originale. Per il 2018/2010 non c'è nessuna legge che dice che si possa autocertificare. Ai genitori che hanno già iscritto i bambini e non hanno consegnato il certificato, basta andare alla Asl e procedere con la vaccinazione. E se l’Asl non riesce, li mette in lista d’attesa e con la prenotazione si entra a scuola. Nelle scuole ci sono migliaia di bambini con immunodepressione di ogni tipo: ammettere bambini non vaccinati li espone a un rischio notevole. E aggiungo che se un preside ammette a lezione qualcuno che non ci può stare commette un reato di omissione di atto d'ufficio e va in galera...»

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