Il parziale dietrofront del governo

Vaccini, ok alla seconda dose di Astrazeneca per gli under 60: ecco cosa stabilisce la nuova circolare del ministero

Con una nuova nota il dicastero cambia ancora la linea per gli under 60 già vaccinati con Vaxzevria e che rifiutino una seconda somministrazione con vaccino mRna

di Ce.Do.

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4' di lettura

Il ministero della Salute fa un parziale dietrofront dopo la circolare dell’11 giugno in cui imponeva il ricorso al vaccino mRna (Moderna o Pfizer) per chi aveva ricevuto la prima dose del vaccino AstraZeneca.

Nella nuova circolare, firmata dal direttore generale Prevenzione, Giovanni Rezza, si apre infatti alla possibilità di una seconda somministrazione con lo stesso vaccino (Vaxzevria) dopo acquisizione di «adegutato consenso informato».

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Il governo cerca così di risolvere il caos creatosi nei giorni scorsi dopo la circolare che sanciva l’obbligo di seconda dose con vaccini mRna e che ha spinto alcune Regioni a smarcarsi dalla linea dell’esecutivo.

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La circolare di Rezza

«Secondo quanto evidenziato dal Cts - recita il nuovo chiarimento diffuso dal ministero della Salute - ferma restando la indicazione prioritaria di seconda dose con vaccino a mRna, ispirata ad un principio di massima cautela rivolto a prevenire l’insorgenza di fenomeni Vitt (l’acronimo inglese di trombocitopenia trombotica immunitaria indotta da vaccino, ndr) in soggetti a rischio basso di sviluppare patologia Covid-19 grave, e a un principio di equità che richiede di assicurare a tutti i soggetti pari condizioni nel bilanciamento benefici/rischi, qualora un soggetto di età inferiore ai 60 anni, dopo aver ricevuto la prima dose di vaccino, pur a fronte di documentata e accurata informazione fornita dal medico vaccinatore o dagli operatori del centro vaccinale sui rischi rifiuti senza possibilità di convincimento il crossing a vaccino a mRna, allo stesso, dopo acquisiziadeguato consenso informato, può essere somministrata la seconda dose di Vaxzevria».

La nuova circolare del ministero della Salute

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Il parziale dietrofront

«Tale opzione - prosegue ancora la circolare - risulta coerente e bilanciata dal beneficio derivante dall’annullamento del rischio connesso alla parziale protezione conferita dalla somministrazione di una singola dose di Astrazeneca. Tre parole, insomma, «può essere somministrata» per cambiare l’orientamento precedente.

Nella circolare dell’11 giugno, infatti, lo stesso Rezza precisava che «per persone che hanno ricevuto la prima dose di tale vaccino e sono al di sotto dei 60 anni di età, il ciclo deve essere completato con una seconda dose di vaccino a mRNA (Comirnaty o Moderna), da somministrare ad una distanza di 8-12 settimane dalla prima dose».

Il parere del Cts dell’11 giugno

Nel parere del Cts dell’11 giugno, va detto, non veniva espressa un’indicazione perentoria, come poi ha scelto di fare il ministero della Salute, a favore dell’uso di vaccini mRna dopo la prima dose di Astrazeneca in soggetti sotto i 60 anni d’età. In quel documento, infatti, gli esperti del Comitato dopo una lunga premessa sullo scenario epidemiologico e gli sviluppi positivi registrati a seguito delle vaccinazioni in termini di controllo della diffusione dell’epidemia scrivevano innanzitutto «che, per quel che riguarda la seconda dose, è raccomandato continuare la somministrazione con il vaccino Vaxzevria per i soggetti di età superiore a sessanta anni».

L’orientamento espresso dai tecnici

Al di sotto dei sessanta, si legge nel parere dell’11 giugno, «pur essendo, come sopra ricordato, i fenomeni trombotici assai meno frequentemente associabili alla somministrazione della seconda dose, in ottemperanza a un principio di massima cautela ispirato a prevenire l'insorgenza di fenomeni Vitt in soggetti a rischio estremamente basso di sviluppare patologia Covid-19 grave, nonché in ottemperanza del principio di equo trattamento sopra richiamato, si ritiene raccomandabile l'utilizzo di un vaccino a mRNA nei soggetti di età inferiore ai 60 anni. La somministrazione della seconda dose a mRNA dovrebbe avvenire – sulla base di studi disponibili – a una distanza compresa tra le 8 e le 12 settimane dalla somministrazione della prima dose di Vaxzevria».

Il chiarimento sul vaccino a dose singola

Nella circolare il ministero fornisce poi un chiarimento anche sul vaccino anti-Covid a dose singola di Janssen (gruppo Johnson&Johnson): è raccomandato agli over 60, ma il rapporto benefici-rischi del suo impiego potrebbe risultare favorevole anche in under 60 nei quali la vaccinazione monodose sia preferibile.

Con il parere trasmesso l’11 giugno scorso, si legge nella circolare firmata da Rezza, «il Cts ha raccomandato il vaccino Janssen per soggetti di età superiore ai 60 anni, anche alla luce di quanto definito dalla Commissione tecnico scientifica di Aifa». Trattandosi infatti di un vaccino adenovirale come quello di AstraZeneca, anche per J&J vale lo stesso principio di precauzione volto a evitare il seppur raro rischio di Vitt (trombocitopenia trombotica immunitaria indotta da vaccino) nella popolazione più giovane.

Cts: quando è consigliato il monodose

Tuttavia, prosegue il testo, «il Cts ha inoltre previsto la possibilità che si determinino specifiche situazioni in cui siano evidenti le condizioni di vantaggio della singola somministrazione, e che, in assenza di altre opzioni, il vaccino Janssen andrebbe preferenzialmente utilizzato, previo parere del Comitato etico territorialmente competente».

In particolare, precisa la circolare, «il vaccino potrebbe somministrato in determinate circostanze, come ad esempio nel caso di campagne vaccinali specifiche per popolazioni non stanziali e/o caratterizzate da elevata mobilità lavorativa e, più in generale, per i cosiddetti gruppi di popolazione “hard to reach”. Infatti, in tali circostanze, peraltro già indicate dal Cts, considerate le criticità relative alla logistica e alle tempistiche della somministrazione di un ciclo vaccinale a due dosi, il rapporto benefico/rischio della somministrazione del vaccino Janssen in soggetti al di sotto dei 60 anni potrebbe risultare favorevole».

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