Dopo lo stop negli Usa

Vaccini, perché la terza dose per tutti non è un discorso chiuso

«La storia non è finita perché sempre più dati stanno arrivando e arriveranno», avverte il superesperto americano Anthony Fauci

di Nicola Barone

Negli Usa Pfizer ottiene l'autorizzazione definitiva dalla Fda

3' di lettura

Per ora la terza dose di vaccino anti Covid è stata riservata, negli Stati Uniti, alle persone dai 65 anni in su, oltre ai soggetti ritenuti particolarmente vulnerabili. La linea della cautela, su una ulteriore somministrazione generalizzata a tutta la popolazione, ha prevalso nel gruppo di esperti in seno alla Fda. Non troppo diversamente dal modo con cui le autorità europee si sono orientate sinora sul punto, e cioè nessuna fuga in avanti senza evidenze univoche a comprovare il senso di una operazione che coinvolgerebbe una massa enorme di persone. Tuttavia «non è la fine della storia», avverte Anthony Fauci.

Decisione a larga maggioranza

A maggioranza schiacciante (16 a 2), i membri del Comitato consultivo per i vaccini e i prodotti biologici della Fda hanno rifiutato di raccomandare una terza dose del vaccino Pfizer/BioNTech a chiunque abbia almeno 16 anni (con seconda dose ricevuta almeno sei mesi prima). Per gli specialisti le prove a sostegno di un’ampia approvazione erano inadeguate, considerando necessari maggiori dati sulla sicurezza soprattutto per quanto riguarda il rischio di infiammazione cardiaca nelle persone più giovani dopo la vaccinazione. Approvata invece all’unanimità la raccomandazione di una terza iniezione per gli americani più anziani e qualche altra categoria, essendo a più alto rischio di Covid grave e con consistenti probabilità di avere un’immunità calante dopo i primi cicli di iniezioni.

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Cdc, efficacia contro ricoveri cala dopo 4 mesi

Ora è atteso il pronunciamento finale della Fda che di solito segue le raccomandazioni del suo comitato consultivo. Così come si aspettano le indicazioni del comitato di esperti del Centers for disease control and prevention su se e a chi somministrare la terza dose, prima che la massima autorità sanitaria americana prenda la sua posizione ufficiale. Sullo sfondo rimangono le conclusioni dello studio nel quale si osserva un «significativo» calo dell’efficacia contro i ricoveri di Pfizer/BioNTech. Secondo il Cdc, Moderna è il vaccino più efficace contro i ricoveri: dopo 120 giorni dalla completa immunizzazione, la sua efficacia è al 92% ovvero virtualmente invariata rispetto al 93% iniziale, contro il 77% di Pfizer (per Johnson & Johnson l’efficacia cala al 68% dopo soli 28 giorni). Per Anthony Fauci, il principale consigliere medico del presidente Joe Biden, i «booster» rimangono una possibilità a breve con l’epidemia ancora in crescita. «La storia non è finita perché sempre più dati stanno arrivando e arriveranno», secondo il superesperto americano in malattie infettive.

Vaccini, Figliuolo: terza dose solo Pfizer e Moderna

Da Aifa terza dose a fragili, presto parlarne per tutti

In Italia la priorità fissata ora è il completamento del ciclo delle due dosi per tutti i cittadini, viene sottolineato dalla coordinatrice della Commissione tecnico scientifica dell’Aifa Patrizia Popoli. La situazione potrebbe evolvere? «Sì, le indicazioni potranno cambiare nel momento in cui acquisiremo ulteriori evidenze». E alla domanda se al momento non ci sia motivo di programmare la somministrazione della terza dose nella popolazione generale, ma non è improbabile che ci si arrivi, Popoli risponde: «Corretto. Chiariamo però. La riduzione del tasso di anticorpi non significa necessariamente aver perso le difese, perché la protezione si basa anche su altri meccanismi, a partire da quello cellulare».

L’incognita di un colpo di coda del virus

Lo scenario potrebbe avere però un fattore di influenza nella stagione fredda. «Purtroppo credo che un colpo di coda del virus ci sarà e allora forse dovremo fare un richiamo universale. Io però immagino una prospettiva dove il vaccino anti Covid si affiancherà a quello antinfluenzale, con la stessa modalità, quella di offrire il richiamo annuale soprattutto alle persone più a rischio». È l’opinione del virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario Irccs Galeazzi di Milano. Ora «si sta prendendo atto che c’è necessità di fare una dose ulteriore, una previsione a tre dosi per le persone immunodepresse e la terza dose si potrà fare già a 28 giorni dalla seconda perché si tratta proprio di un ciclo di conferma e di rinforzo. Nel breve periodo però è stato già deciso di dare un rinforzo, un richiamo forse periodico, quindi non terza dose in senso stretto, per le persone più anziane, in particolare chi è ricoverato nelle Rsa, per gli operatori sanitari, perché si è visto che questi vaccini dopo sei mesi cominciano a perdere un po' di efficacia nel prevenire l'infezione. La cosa non ci inquieta più di tanto perché per i coronavirus nemmeno i guariti sono sicuri di rimanere protetti».

Rasi: non ci sono ancora dati chiari

Molto probabilmente l’indicazione della Fda troverà una sponda in Europa, a giudizio di Guido Rasi, ex direttore Ema e consulente del commissario Figliuolo. «Cala l’immunità misurabile, un allarme da approfondire, ma non è tutto. Israele ha notato una ripresa delle infezioni, ma senza conseguenze. Anche in Italia ci sono segnali simili, però due dosi qui potrebbero valere di più grazie alle chiusure e alle mascherine. E poi il calo degli anticorpi non è la fine della memoria immunitaria. I dati positivi di copertura dell’Istituto superiore di sanità riguardano vaccinati da più di sei mesi, dunque la terza dose non ha senso prima di nove».

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