Le evidenze

Vaccini, dopo quanto tempo si raggiunge la copertura ottimale contro le varianti?

Altissima efficacia provata anche contro la Delta, ma servono 2 dosi e l’intervallo di tempo giusto

di Nicola Barone

Variante Delta sotto all'1% ma resta l'allerta

3' di lettura

Non una ma due dosi forniscono uno scudo utile a proteggersi dalla variante Delta. I vaccini anti-Covid di Pfizer/BioNTech e AstraZeneca sono risultati altamente efficaci dopo la doppia iniezione nel prevenire il ricovero in ospedale delle persone infette dalla mutazione che, dopo il Regno Unito, tiene in allarme mezzo mondo per la sua rapidità di trasmissione. Nei vaccinati le infezioni si presentano nella quasi totalità dei casi in forma non grave. Di qui l’urgenza sottolineata dai ricercatori di completare i cicli secondo le indicazioni fornite.

Protezione dopo 14 giorni

L’iniezione di Pfizer/BioNTech è efficace al 96% contro il ricovero in ospedale dopo 2 dosi, mentre l’inoculazione di AstraZeneca/Università di Oxford Covid lo è al 92%, secondo un’analisi annunciata lunedì da Public Health England. I risultati sono paragonabili alla protezione offerta contro la variante Alpha identificata per la prima volta nel Kent. Determinanti sono però i tempi di raggiungimento dell’obiettivo atteso. «Tutti i vaccini - precisa Massimo Ciccozzi, responsabile dell'Unità di Statistica medica ed Epidemiologia dell’Università Campus Bio-Medico di Roma - raggiungono la massima protezione dopo 14 giorni dall’inoculo e questo vale sia per la prima che per la seconda dose. Sappiamo che la durata anticorpale è di 6 mesi dai dati clinici dei trial fatti ma potrebbe essere anche fino a 9, lo capiremo fino in fondo solo andando avanti con le vaccinazioni in termini di real life».

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Due dosi efficaci a ridurre i rischi

Messa da parte una (esigua) fetta di non-responder, a livello di insieme le evidenze in arrivo sono assai incoraggianti anche nel confronto con la forza dimostrata dalla variante Delta. Secondo i risultati presentati in una lettera di ricerca pubblicata su The Lancet il rischio di ospedalizzazione nel contagio con la variante Delta, la “ex indiana”, si dimostra quasi doppio rispetto a quella inglese (Alpha). Allo stesso tempo l’analisi di Public Health England (Phe) spiega che, sebbene la variante Delta riduca l’efficacia dei vaccini contro l’infezione sintomatica, 2 dosi di vaccino proteggono ancora da malattia grave. Alcuni dati relativi a maggio hanno mostrato che l’efficacia di entrambi i vaccini contro la malattia sintomatica della variante Delta era solo del 33% tre settimane dopo la prima dose.
I risultati di Phe seguono uno studio scozzese che ha mostrato che 2 dosi di un vaccino anti-Covid tra le persone che sono risultate positive hanno ridotto il rischio di ricovero in ospedale del 70%, malgrado non siano stati segnalati abbastanza ricoveri ospedalieri per confrontare i vaccini. Anche se si stanno svolgendo ulteriori lavori per stabilire il livello di protezione contro la mortalità della variante Delta, la previsione è che si riveli in ogni caso elevata.

In Italia variante Delta sotto l’1%

Stando ai rilevamenti al momento in Italia la circolazione della variante Delta è molto limitata. Nell’ultimo rapporto dell’Istituto superiore di sanità (Iss) la sua diffusione è stimata sotto l’1%, cosi come la cosiddetta “nigeriana”, per quanto venga evidenziato un recente aumento nella frequenza di segnalazioni sul territorio nazionale. Gli ultimi casi sono stati segnalati in Lombardia e Sardegna. Sono 81 i casi di variante Delta finora rilevati in Lombardia, 2 ad aprile, 70 a maggio e 9 al 14 giugno. In questo mese di giugno si registra quindi una tendenza in calo. In Sardegna, invece, i casi segnalati sono 12. Anche in Alto Adige una persona è stata infettata dalla variante Delta del virus e si trova attualmente in terapia intensiva.

A Londra si dibatte la chiusura tardiva

Il rimbalzo dei contagi da Covid nel Regno Unito alimentati dalla variante Delta alimenta lo scontro fra opposizione e governo al question time del mercoledì alla Camera dei Comuni. Il leader laburista Keir Starmer ha accusato Johnson di aver esitato troppo in materia di controllo dei confini consentendo l’ingresso di 20mila persone dall’India in aprile prima di far inserire il Paese asiatico il giorno 23 di quel mese nella lista rossa delle destinazioni soggette a divieto di viaggio e all’obbligo di quarantena sorvegliata in hotel ad hoc per chi rimpatria.
Un ritardo che a giudizio di Starmer ha aperto le porte a una diffusione della variante al momento superiore al resto d’Europa, imponendo adesso la necessità di rinviare l’ultima tappa delle riaperture post lockdown dal 21 giugno al 19 luglio, con conseguenze pesanti per alcuni settori del business. Invece per il premier Johnson lo stop ai viaggi dall’India fu deciso prima che la variante Delta fosse identificata il 28 aprile e dichiarata «variante d’attenzione» il 7 maggio. Accuse vuote anche perché, secondo il premier, il Regno Unito individua più varianti degli altri Paesi con il 47% di tutti gli esami genomici fatti al mondo.

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