Vertice tra Draghi, Curcio e Figliuolo

Vaccini, questa settimana non oltre 200mila al giorno. Mancano le dosi

Dopo lo stop temporaneo ad AstraZeneca, il motore della campagna vaccinale tenta di rimettersi in moto ma rimane il nodo delle dosi inferiori alle attese

di Andrea Carli

Articolo aggiornato il 22 marzo 2021, ore 20:00

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5' di lettura

L’immagine di una campagna vaccinale che punta ad aumentare di ritmo, nella direzione di 500mila inoculazioni al giorno a regime, ma che per mancanza di dosi è costretta a marciare ancora a ritmi inferiori alle attese è quella di un motore che potrebbe andare a pieni giri se non fosse che la benzina non c’è, o meglio non c'è n'è tanta quanto servirebbe.

Continuano a mancare i vaccini

Dopo una settimana in stand-by, caratterizzata prima dalla sospensione temporanea della somministrazione di AstraZeneca, e poi dal via libera dell’agenzia europea del farmaco, anche per quella che si apre oggi si delinea uno scenario sostanzialmente analogo: la soglia di dosi in Italia non potrà andare oltre le 200mila al giorno. Motivazione: mancano i vaccini. Tutto questo mentre, sotto altri aspetti, le cose sembrano andare nella direzione giusta. A cominciare dall’aumento costante di strutture per le inoculazioni, per passare dai nuovi arrivi di medici pronti alle iniezioni e presto anche attraverso il coinvolgimento delle farmacie.

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La strategia dei prossimi giorni

In attesa del siero di Johnson & Johnson (il via libera dell’Ema è atteso per la seconda metà di aprile; dopodiché in Italia giungerà prima una quantità limitata di dosi che andrà aumentando tra maggio e giugno) e di raggiungere l'obiettivo di 500mila vaccinazioni al giorno, si tenta risalita con l'arrivo di oltre 333mila dosi di Moderna e i nuovi stock di Pfizer previsti, mentre mercoledì prossimo ne arriveranno altre 279mila da AstraZeneca.

AstraZeneca complica il piano

A complicare i programmi è stato proprio il siero prodotto dall’azienda farmaceutica anglo-svedese. L’arrivo di 134mila fiale che era previsto per giovedì scorso, 18 marzo, è stato annullato per motivi logistici a causa della sospensione precauzionale delle somministrazioni scattata lunedì 15 marzo. Quel carico arriverà in Italia il 24 marzo, e si sommerà alle 145mila dosi già previste per quel giorno. Nell’attesa di mercoledì, bisognerà ricorrere agli altri due sieri, altrimenti si rischia di rallentare ulteriormente la campagna vaccinale.

Mancano almeno 4 milioni di dosi

Nel complesso, i numeri dei carichi giunti finora sono però ancora troppo bassi rispetto all'aggiornamento delle cifre di inizio marzo: all'appello mancherebbero - secondo liste delle previsioni del primo trimestre - almeno 4 milioni di dosi, pur prevedendo l'arrivo di altre due milioni entro il prossimo 3 aprile (fino a questa data ne sarebbero dovute arrivare 15.694.998 milioni in tutto).

Governo in pressing sulle regioni

Uno dei nodi è rappresentato dal fatto che ancora una volta le Regioni non si stanno muovendo come dovrebbero. Alcune, come ad esempio la Toscana, sono rimaste indietro sulla vaccinazione delle persone over 80. Ora le priorità sono due. La prima: convincerle a intaccare le scorte. Il Commissario per l’emergenza Figliuolo ha lanciato un messaggio chiaro: le dosi non vanno tenute inutilizzate nei frigoriferi, vanno usate anche perché per i richiami si potrà attingere alle scorte custodite nell’hub di Pratica di Mare.

Amministrazioni in ordine sparso

La seconda priorità è evitare che le Regioni procedano ancora in ordine sparso. Il presidente del Consiglio Mario Draghi lo ha detto chiaramente in occasione della conferenza stampa per la presentazione del decreto “Sostegni”: è sbagliato, ha sottolineato, che le Regioni vadano «in ordine sparso» sui vaccini. Il governo ha chiesto ai governatori un cambio di passo. Figliuolo coordina, con l'aiuto di esercito e Protezione civile, la distribuzione delle fiale da Nord a Sud e l'apertura dei nuovi punti vaccinali che nelle ultime tre settimane sono aumentati del 25%, salendo a 1.868.L'obiettivo è passare, entro un mese, dalle attuali 200mila somministrazioni al giorno al mezzo milione, ma per farlo serve, anche, l'impegno di tutte le Regioni, alcune delle quali, in questo primo trimestre hanno faticato di più.

Vertice di due ore a Palazzo Chigi sulla campagna vaccinale

In mattinata Figliuolo e il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio hanno incontrato a Palazzo Chigi il premier per fare il punto sulla campagna vaccinale. Obiettivo: fare in modo che i vaccini vengano somministrati in maniera standard su tutto il territorio nazionale, in maniera uniforme e non a macchia di leopardo: sotto la lente per un uso delle dosi a disposizione ancora al di sotto del potenziale Lombardia, Calabria, Liguria e Sardegna. Draghi ha poi incontrato la ministra agli Affari Regionali Maria Stella Gelmini, che dovrà fare da tramite con le Regioni. A preoccupare è il discorso dell'approvvigionamento dei farmaci, soprattutto la differenza da un territorio all'altro nella copertura della popolazione. Al problema della disponibilità di dosi, ha assicurato Figliuolo, si risponderà già entro le prossime 24 ore, con la distribuzione nelle varie Regioni, interessando 214 strutture sanitarie di circa un milione di dosi del vaccino Pfizer. Tra le soluzioni delineate a Palazzo Chigi, quella di ricorrere a task force per affiancare le Regioni che procedono a ritmi lenti.

Una piattaforma nazionale per le prenotazioni

Anche per questo si ragiona su una piattaforma nazionale di supporto alle Regioni per le prenotazioni, di raccordo tra i vari territori e che possa omogeneizzare la campagna in tutto il Paese. «Non è possibile avere 21 sistemi sanitari regionali che vanno in ordine sparso e che una piattaforma dedicata alla vaccinazione non abbia funzionato, considerato che ci sono mesi di lavoro dietro», ha messo in evidenza il vice ministro alla Salute Pierpaolo Sileri, soprattutto dopo il caso in Lombardia per il malfunzionamento del sistema informatico Aria e gli sms non pervenuti per le convocazioni all'hub di Cremona. Il presidente della Regione Attilio Fontana ha deciso di azzerare i vertici della società “Aria spa” finita nel mirino a causa dei disagi. Entro fine mese in Lombardia dovrebbe arrivare la soluzione con il passaggio al portale di Poste Italiane, scelto proprio dal vice presidente Letizia Moratti per sostituire Aria nella gestione delle prenotazioni, esautorando di fatto la società regionale.

All'appello mancherebbero - secondo liste delle previsioni del primo trimestre - almeno 4 milioni di dosi, pur prevedendo l'arrivo di altre 2 milioni entro il 3 aprile

Lazio virtuosa, Lombardia in difficoltà

Il Lazio, oltre ad aver utilizzato l'83,4% delle dosi consegnate, ha già riprogrammato tutte le 25mila vaccinazioni saltate nei quattro giorni di blocco AstraZeneca e le recupererà in una settimana. In Lombardia, al contrario, le somministrazioni procedono più lentamente e si registrano disagi in varie province per problemi di funzionamento della piattaforma di prenotazione. «Stiamo lavorando con tutte Regioni per accelerare - ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza su Rai1 -. Alcune sono partite più velocemente, altre stanno recuperando». Non mancano le proteste dei governatori. «Con una mail alla Regione Liguria sono state tagliate circa 60mila dosi di AstraZeneca, cioè il 60% delle consegne di aprile, facendo saltare tutta la programmazione», ha attaccato il ligure Giovanni Toti.

Il nodo della presenza di un medico in farmacia

L'arruolamento di personale intanto prosegue. Il ministero della Salute, è pronto a far entrare in campo nuove forze, con 164.800 medici (42mila sono quelli di famiglia, 38mila gli specializzandi, 7mila i pediatri, 14.800 gli specialisti ambulatoriali, 63mila gli odontoiatri), fino a 270mila infermieri e 19mila farmacie coinvolte. Ma su quest'ultimo caso la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici ha posto i suoi paletti: «Il medico dev'essere presente in ogni sede vaccinale, comprese le farmacie e le parafarmacie» per raccogliere il consenso informato e garantire l'intervento in caso di necessità.

Dialogo Draghi, Merkel e Macron per indirizzare strategia Ue

Rimane il fatto che in più di un’occasione l’Italia ha dovuto fare i conti con un taglio nelle forniture di vaccini, soprattutto da parte di AstraZeneca. Draghi punta a promuovere un dialogo stretto e costante con la Germania di Angela Merkel e con la Francia di Emmanuel Macron. Una sinergia stretta, che potrebbe suggerire nuove strategie, a cominciare da un asse per aprire al russo Sputnik V, a una Commissione europea a guida von der Leyen che nella trattativa con le aziende farmaceutiche ha lasciato in più di un’occasione il fianco scoperto alla controparte, in primo luogo sul piano dei contratti sottoscritti e, di conseguenza, dell’approvvigionamento dei vaccini. L’occasione per esprimere delle indicazioni potrebbe essere già questa settimana, con la riunione (in presenza) del Consiglio europeo, giovedì 25 e venerdì 26 marzo. Al primo punto dell’ordine del giorno l’emergenza sanitaria coronavirus, e la strategia da mettere in campo. Draghi ripeterà quanto già detto nella riunione di febbraio: contro le aziende inadempienti servono «azioni forti», una strada che l’Italia ha già intrapreso e che intende continuare a percorrere. È comune infatti la sensazione che la campagna di vaccinazione non possa permettersi ulteriori rallentamenti. Una sfida che, in questa fase, accomuna tutti.

Coronavirus, per saperne di più

Le mappe in tempo reale

L’andamento della pandemia e la campagna di vaccinazioni sono mostrati in tre mappe a cura di Lab24. Nella mappa del Coronavirus i dati da marzo 2020 provincia per provincia. In quelle dei vaccini l’andamento in tempo reale delle campagne di somministrazione in Italia e nel mondo.
Le mappe: Coronavirus - Vaccini - Vaccini nel mondo

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