Emergenza Covid

Vaccini, Regioni pronte alla terza dose: Marche apripista. Incognita varianti

Le Marche hanno già annunciato che prevedono di iniziare nell’ultima settimana di settembre, somministrando il terzo richiamo vaccinale al personale sanitario

di Andrea Gagliardi

Obiettivo 80% di vaccinati entro settembre

3' di lettura

La macchina delle Regioni è già pronta a partire per organizzare le terze dosi di vaccino anti-Covid. Le Marche hanno già annunciato che prevedono di iniziare nell’ultima settimana di settembre. Ma tra gli esperti non tutti ne sono sicuri, e c’è chi invita alla cautela. C’è infatti l’incognita di nuove future varianti, che possono rendere inefficace il vaccino. Ma la questione delle terze dosi si fa sempre più impellente, visto che, stando a quanto si sa per ora, l’efficacia del vaccino sembra essere di 6-9 mesi. E il commissario Figliuolo ha annunciato: «Abbiamo già opzionato di concerto con l’Unione europea, una quantità tale di vaccini, per coprire tutta la popolazione con un ulteriore dose ed anche con una robusta riserva. Per la futura vaccinazione immagino uno spostamento dagli hub agli ospedali, medici di base, farmacia, punti vaccinali aziendali».

Fedriga: macchina delle regioni pronta a partire

«Abbiamo una macchina delle Regioni che è pronta già da adesso a partire, ma è chiaro che una cosa è se serve una terza dose e poi finisce là, un’altra se sarà un vaccino annuale», ha detto il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga. «Se diventasse un vaccino ripetitivo - ha spiegato - a quel punto noi dovremmo passare dalla straordinarietà di questa campagna vaccinale all’ordinarietà, che significa coinvolgere i medici di medicina generale e le farmacie». Solo allora «potremo smantellare gli hub vaccinali», come ipotizzato dal commissario Figliuolo.

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Marche apripista per la terza dose

Le Marche intanto hanno già deciso. E hanno annunciato che inizieranno a fine settembre, somministrando il terzo richiamo vaccinale ad esempio al personale sanitario, il primo ad essere vaccinato a partire da fine dicembre. Sempre che «non ci siano indicazioni contrarie dalle autorità sanitarie o dall’Aifa» come riferisce l’assessore regionale alla Sanità Filippo Saltamartini, che ha parlato di una «riprogrammazione» alla luce delle indicazioni di una durata di 6-9 mesi della copertura vaccinale.

I dubbi degli esperti e l’incognita varianti

Gli esperti però invitano alla cautela. «Nessuno può sapere con precisione quanto durerà la copertura del vaccino anti-Covid, non si puó generalizzare. Ogni persona infatti risponde in modo diverso alla stessa categoria di vaccino» puntualizza il virologo dell’Università Bicocca di Milano, Francesco Broccolo. Ecco perché «non possiamo fare quanti richiami vogliamo, perché possono esserci degli effetti collaterali indotti da una risposta immunitaria troppo sollecitata. Stiamo vedendo che chi ha avuto il Covid, dovrebbe avere il vaccino non prima di 6 mesi. Ad esempio i medici che si sono vaccinati per primi a inizio anno con due dosi e che avevano avuto il Covid, hanno avuto degli effetti collaterali più importanti». Più che parlare di terza dose quindi, sottolinea Broccolo, «è meglio modificare il vaccino sulla base delle varianti. Non dobbiamo dimenticare che in estate, con gli spostamenti delle persone, è più facile che il virus si ricombini e muti».

Ipotesi Covid endemico

Per l’epidemiologo Massimo Ciccozzi, del Campus Biomedico di Roma, invece «la terza dose, visto che l’immunità del vaccino sembra che duri 6-8 mesi, sarà necessaria e andrà fatta. Credo che ogni anno dovremo vaccinarci a intervalli regolari di tempo, così come facciamo per l’influenza, visto che il virus SarsCov2 sta diventando endemico per le mutazioni». Secondo l’esperto c’è poi un’altra questione da tenere in considerazione: «abbiamo molti stranieri che arrivano sul nostro territorio, buona parte dei quali provenienti dall’Africa, che è una sacca di endemia di varianti, che dobbiamo controllare. Le varianti possono infatti inficiare l’efficacia del vaccino». La questione, per Ciccozzi, è «se dobbiamo usare le dosi che abbiamo a disposizione per fare un terzo richiamo o per vaccinare i migranti che arrivano da noi e possono veicolare eventuali future varianti. Bisogna valutare rischi e benefici»

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