ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’ipotesi allo studio

Vaccini, con richiami a 42 giorni subito 2 milioni di dosi in più

La Francia rinvia la seconda scadenza per fare più iniezioni. In Italia per ora ha deciso di farlo solo la Provincia di Trento, ma Lombardia e Veneto ci stanno pensando

di Marzio Bartoloni

Coronavirus, i contagi nelle regioni ogni 100mila abitanti: Valle d'Aosta a 285, Molise a 63

2' di lettura

Rinviare di 20 giorni i richiami dei due vaccini finora più affidabili - Pfizer e Moderna - potrebbe garantire subito un tesoretto di circa 2 milioni di dosi in più da sfruttare nelle prossime settimane. In questi giorni stanno arrivando infatti ben 3 milioni di dosi Pfizer e altre 650mila a fine mese a cui se ne aggiungono 400mila di Moderna: oltre 4 milioni di questi vaccini a cui si aggiunge un altro milione ora nei frigoriferi. Ritardare i richiami dopo la prima dose - che già assicura una risposta anticorpale importante - potrebbe consentire di liberare l’uso di almeno metà di questa dote, conservando le scorte sufficienti ad aspettare i nuovi arrivi a maggio.

Un tesoretto che ci farebbe correre di più nelle vaccinazioni raggiungendo subito il target delle 500mila iniezioni al giorno. Anche perché se le prime 184mila dosi di Jhonson & Jhonson sono ferme nei frigo dell’hangar di Pratica di Mare in attesa del verdetto dell’Ema, i vaccini di AstraZeneca, comunque meno numerosi, sono sempre più una incognita anche per il rifiuto di molti italiani.

Loading...

La strategia inglese seguita dalla Francia

A decidere di seguire questa strategia, dopo l’Inghilterra, è la Francia che dal 14 aprile ha allungato i richiami a 42 giorni. In Italia per ora ha deciso di farlo solo la Provincia di Trento, ma anche Lombardia (che già lo fa per i vaccinati a domicilio) e Veneto ci stanno pensando. Del resto ad autorizzare di fatto la possibilità di dilazionare questi vaccini è stata nei giorni scorsi l’Aifa che, di fronte alla richiesta di parere del commissario Figliuolo, ha fatto sapere che, se l’«intervallo otttimale» per la seconda dose per i due vaccini resta di 21 giorni (Pfizer) e 28 giorni (Moderna), qualora «si rendesse necessario dilazionare» il richiamo lo si potrà fare ma senza superare i 42 giorni.

Coronavirus, il cronoprogramma delle riaperture: dai ristoranti al calcetto, dalla scuola al cinema

Si tratta dunque di una ipotesi da sfruttare in caso di necessità - e la carenza di dosi è un buon motivo - supportata scientificamente come ha spiegato anche il coordinatore del Cts Franco Locatelli: «Ci sono dei dati che indicano come è possibile allungare a 42 giorni senza perdere l’efficacia della copertura vaccinale. Questo indubitabilmente consente di incrementare il numero delle persone che possono ricevere la prima dose».

«Questa di ritardare il richiamo potrebbe essere una strategia valida. Per noi addetti ai lavori non è una novità, già l’Oms prevedeva questa possibilità anche rifacendosi ai risultati dei trial clinici in cui i pazienti avevano fatto la seconda dose dopo 42 giorni mantenendo l’efficacia», avverte Roberto Ieraci referente scientifico delle vaccinazioni del Lazio. Che ricorda l’esempio inglese che è stato «illuminante in questo senso, lì addirittura hanno allungato i richiami a 12 settimane. Quindi può essere una soluzione da valutare in base alle disponibilità di vaccino che avremo e se ci sarà magari un nuovo allarme nelle consegne».

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti