L’OPERAZIONE DI IMMUNIZZAZIONE

Vaccini, dai richiami ai soggetti fragili, come cambia il piano con 2 mesi di ritardo

Priorità ai richiami: le dosi a disposizione saranno utilizzate anzitutto per effettuarli nei tempi previsti a coloro che hanno già ricevuto la prima somministrazione

di Andrea Carli

Coronavirus, i vaccinati alla data del 25 gennaio 2021

4' di lettura

Meno vaccini, programmazione da rivedere. Considerata una disponibilità di dosi ad oggi non al passo con la tabella di marcia delineata dal governo, un cambio dei criteri che orientano l’operazione di vaccinazione di massa è sempre più all’ordine del giorno. Da una parte il rallentamento nella fornitura di vaccini da parte di Pfizer che ha caratterizzato le ultime settimane; dall’altra l’annuncio di Astra Zeneca di un quantitativo inferiore di dosi - una volta che arriverà il via libera alla commercializzazione da parte dell’Agenzia europea del farmaco - rispetto a quanto inizialmente previsto, fanno della revisione del piano di vaccinazione una mossa pressoché inevitabile. Lo scenario è di fino a due mesi di ritardo rispetto al programma di somministrazioni previsto. E ciò allo stato attuale.

Priorità ai richiami

Con quali conseguenze? «Lo slittamento di circa quattro settimane sui tempi previsti per la vaccinazione degli over 80 (quattro milioni e mezzo di persone, persone fragili ndr) e di circa 6-8 settimane per il resto della popolazione», ha chiarito il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri. In questo momento la priorità va ai richiami. Le dosi a disposizione saranno utilizzate anzitutto per effettuarli nei tempi previsti a coloro che hanno già ricevuto la prima somministrazione (gli operatori sanitari).

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Disponibilità di dosi inadeguata

La carenza di vaccini a disposizione è una realtà con cui fare i conti. Non basteranno né le 8,7 milioni di dosi Pfizer garantite nel primo trimestre - da oggi, 25 gennaio, ne dovrebbero essere consegnate almeno 470 mila - né quelle di AstraZeneca, le cui prime consegne dopo il via libera dell'Ema arriveranno soltanto il 15 febbraio e sono state sottostimate ora a 3,4 milioni di dosi. Resta, per i primi tre mesi, il milione e 300mila di Moderna (da martedì 26 gennaio l’azienda farmaceutica ne consegnerà circa 60mila). Il ministro Speranza guarda al vaccino italiano di Reithera-Spallanzani, ma la sperimentazione dovrebbe concludersi solo dopo l’estate. «Tra due settimane - ha spiegato Sileri - se tutto va bene avremo un mercato con i tre vaccini: il che significa riprendere con maggior forza, completare la vaccinazione per i medici e gli infermieri e cominciare con gli over 80. Questo tipo di rallentamento coinvolge tutta l'Europa e buona parte del mondo, ma confido che il ritardo possa essere colmato più avanti». In più, occorre garantire il richiamo al milione e 300mila persone che hanno già ricevuto la prima dose. Per 75enni, sessantenni, insegnanti, forze dell’ordine e detenuti l’appuntamento con l’immunizzazione è destinato a slittare. Intanto l'avvocatura dello Stato farà partire l'esposto contro Pfizer, responsabile dei ritardi.

Arcuri: immunità di gregge ancora raggiungibile a fine autunno

A causa degli slittamenti nella consegna dei vaccini il raggiungimento della protezione di almeno il 70% degli italiani (la cosiddetta “immunità di gregge”) potrebbe non essere raggiunta a ottobre, come si pensava, ma a inizio del 2022. «Non perderei la speranza di raggiungere alla fine dell'autunno l'immunità di gregge», ha tuttavia confidato, in un intervento a Rai Radio2, Domenico Arcuri. Il Commissario per l’emergenza confida sull'arrivo di ulteriori vaccini, a partire da quelli di Johnson & Johnson, che potrebbero essere approvati a breve. «I ritardi sono insopportabili, imprevisti, inaccettabili e rispetto ai quali noi faremo ogni cosa per perseguire la responsabilità di chi li ha prodotti. Ma - ha concluso - abbiamo la speranza di recuperare». Che i tempi siano destinati ad allungarsi lo ha confermato il virologo Fabrizio Pregliasco. In un intervento a Rai Radio1 ha avanzato una previsione: di ritardi sui vaccini «ce ne saranno altri perché c'è una grande richiesta mondiale, questo è stato solo un primo inciampo di quella che sarà un'epopea. È possibile - ha poi aggiunto - che la vaccinazione di tutta la popolazione con questi ritardi si sposterà a fine anno, qualche mese in più rispetto al previsto».

Von der Leyen chiama AstraZeneca,rispettare tempi consegna

Gran parte della partita dipende dunque dalla disponibilità di nuovi vaccini. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha parlato al telefono stamattina con l'Ad di AstraZeneca Pascal Claude Roland Soriot ricordando che l'Ue si attende «una consegna nei tempi previsti» dei vaccini contro il Covid. Anche la commissaria alla salute Stella Kyriakides ha scritto all'azienda ieri, ed è attesa oggi una teleconferenza tra la commissaria, gli Stati membri e rappresentanti dell'azienda. L’Ema in settimana dovrebbe dare il via libera alla commercializzazione di questo vaccino, e il semaforo verde dovrebbe scattare per tutte le fasce di età. Sembra dunque essere saltata la possibilità di un via libera limitato agli under 55, cosa che avrebbe di fatto determinato una riscrittura dei criteri della campagna di vaccinazione, anticipando per forza di cose l’immunizzazione del target più giovane della popolazione.

Ue, sta ad aziende decidere uso altri impianti

Sulla possibilità che, per superare i problemi di capacità produttiva, i vaccini possano essere prodotti in impianti di altre aziende, il portavoce Ue Eric Mamer ha chiarito che «si tratta di politica delle compagnie nel senso che sta a loro decidere se farlo o meno». Intanto da fonti Ue si è appreso che la Commissione europea sta lavorando per istituire un registro di trasferimenti dei vaccini fuori dall'Unione per capire se le case produttrici stiano consegnando i vaccini destinati ai Paesi dell'Unione altrove. Bruxelles conta di mettere in campo il registro, chiamato “schema di trasparenza”, in una settimana circa.

Remuzzi, Sputnik sostanzialmente funziona

Giuseppe Remuzzi, direttore dell'istituto Mario Negri di Milano, intervenendo alla trasmissione “Uno, nessuno, 100Milan” su Radio24 ha detto che il vaccino russo Sputnik V contro il Covid «sostanzialmente funziona. Somiglia molto a quello di AstraZeneca e se siamo in difficoltà, va bene anche il vaccino russo». Intanto un nuovo tassello di è aggiunto in un puzzle già di per sé complicato: a Varese è stato registrato il primo caso di variante brasiliana del Covid-19.

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