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Vaccini in ritardo, la Commissione Ue avvia azione legale contro AstraZeneca

L’esecutivo comunitario citerà in giudizio l’azienda anglo-svedese per la violazione del contratto di fornitura siglato con Bruxelles

di Alberto Magnani

L'Ue fa causa ad AstraZeneca, nuovo accordo con Pfizer

2' di lettura

La Commissione europea, il braccio esecutivo della Ue, ha avviato il 23 aprile un’azione legale contro AstraZeneca per «violazione dell’accordo di acquisto anticipato» di vaccini anti-Covid. Il caso sarà valutato nel tribunale di prima istanza di Bruxelles. Lo ha confermato in un briefing con la stampa Stefan de Keersmaecker, portavoce per la Salute della Commissione, evidenziando che i termini contrattuali «non sono stati rispettati» e l’azienda non ha saputo «presentare una strategia affidabile per assicurare la consegna puntuale delle dosi». L’obiettivo della Ue, ha sottolineato il portavoce, è solo quello di «assicurare una consegna rapida di un numero sufficiente di dosi», secondo quanto promesso dagli accordi reciproci. L’esecutivo ha dato il via alla causa dopo aver incassato l’ok di tutti i 27 stati membri, a quanto pare ricompattati dopo le titubanze emerse la scorsa settimana su efficacia e opportunità di un procedimento legale contro l’azienda.

Il “buco” da 200 milioni di AstraZeneca

Secondo i termini contrattuali, AstraZeneca avrebbe dovuto consegnare alla Ue un totale di 300 milioni di dosi solo nei primi sei mesi dal 2021, su un totale di 400 milioni di dosi pattuite complessivamente con Palazzo Berlaymont. Di fatto, l’azienda ha recapitato appena 30 milioni di dosi nel primo trimestre e dovrebbe consegnarne altri 70 milioni entro giugno, col risultato di un ammanco di 200 milioni di farmaci rispetto a quanto era stato annunciato a Bruxelles. La società ha sempre giustificato il “buco” nella fornitura citando problemi tecnici nella produzione, ma la Commissione si è mostrata sempre scettica sulla linea difensiva dell’azienda e chiesto in diverse occasioni qualche chiarimento in più su un disguido costato diversi ritardi alla tabella di marcia delle vaccinazioni sul Continente.

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L’ipotesi di un’azione legale era già stata ventilata in passato, ma è arrivata a una formalizzazione solo dopo la riunione del Coreper (il comitato dei rappresentanti permanenti) dello scorso 23 aprile. Ora bisognerà capire l’evoluzione dell’inchiesta e se, e come, la Ue potrà ottenere un “rimborso” delle dosi nei tempi sperati. Come evidenziato anche dal Sole 24 Ore, una delle principali debolezze nel rapporto fra Bruxelles e l’azienda è dettato proprio dal contratto di pre-acquisto siglato dalle due parti: la società si impegna, sulla carta, a fornire le dosi secondo «il maggior sforzo possibile». Una formula che potrebbe risultarle utile ora di fronte all’offensiva giudiziaria di Bruxelles, visto che nel documento reso - parzialmente - pubblico non sembrano essere citate date tassative per la consegna dei farmaci.

L’azienda: rammaricati, ci difenderemo in tribunale

Raggiunta dal Sole 24 Ore, l’azienda rimanda a un comunicato ufficiale dove si dice «rammaricata» dalla decisione e dichia che si «difenderà con forza in tribunale». La società sostiene di aver rispettato pienamente l’accordo di acquisto anticipato e anticipa che «sta per fornire quasi 50 milioni di dosi ai paesi Ue entro fine aprile, in linea con le nostre previsioni», liquidando come «priva di merito» la controversia avviata da Bruxelles. I vaccini, prosegue le società, sono «difficili da produrre, come evidenziato dalle sfide che diverse aziende stanno affrontando sulle forniture in Europa e nel resto del mondo».

Riproduzione riservata ©

  • Alberto MagnaniRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: inglese, tedesco

    Argomenti: Lavoro, Unione europea, Africa

    Premi: Premio "Alimentiamo il nostro futuro, nutriamo il mondo. Verso Expo 2015" di Agrofarma Federchimica e Fondazione Veronesi; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"

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