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Vaccini, salgono al 91% i militari immunizzati

Lo Stato Maggiore alla vigilia dall’entrata in vigore dell’obbligo fornisce i dati sulla copertura tra gli uomini di esercito, marina e aeronautica

di Marco Ludovico

I dati dei vaccinati al 13 dicembre 2021

3' di lettura

Effetto super green pass sul mondo militare. Nelle ultime settimane si è impennata la quota di prime dosi di vaccino tra uomini e donne in divisa. Come confermano fonti dello Stato maggiore della Difesa, al comando dell’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, la quota del personale con le stellette vaccinato ha raggiunto quota 91% tra Esercito, Marina Militare, Aeronautica e Arma dei carabinieri, quest’ultima già al 91,4%. Un crescendo incessante e notevole: un paio di mesi fa in alcune strutture c’era il 20% circa senza vaccino.

Gli effetti dell’obbligo

L’obbligo vaccinale introdotto per il comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico sta facendo effetto. Le cifre disponibili, anzi, sono approssimate per difetto. Scontano i guariti dal Covid, possono vaccinarsi solo dopo un certo periodo; quelli che si sono vaccinati senza comunicarlo in ufficio; le categorie esenti. Dopo il 15 dicembre le dimensioni dei non vaccinati del comparto saranno più chiare. Per la ricognizione di chi lo è e di chi no, è sceso in campo anche l’Inps. In queste ore dai vertici delle amministrazioni militari e civili arrivano circolari a ripetizione. Dopo il 15 dicembre, ricordano, chi risulterà non vaccinato e non si adegua all’obbligo sarà sospeso dal servizio. Avrà 23 giorni in tutto per prenotarsi, farsi iniettare la dose e comunicarlo. Altrimenti la sospensione sarà disposta «immediatamente». Smd, con la circolare firmata dal sottocapo Carmine Masiello, sottolinea come l’obbligo comprenda prima, seconda e terza dose.

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La profilassi per i babmini

Sul piano generale, la sfida della campagna vaccinale condotta dal premier Mario Draghi, il ministro della Salute Roberto Speranza e il commissario straordinario Francesco Figliuolo si concentra ora sulla profilassi per i bambini tra i 5 e gli 11 anni. Si parte giovedì 16 dicembre, il Lazio anticipa a mercoledì. «Vaccinerò i miei figli» dice il ministro Speranza «fidiamoci dei nostri pediatri, non è una materia da bar o da talk show. E neanche da social network, come purtroppo troppo spesso avviene». Conferma il presidente del Consiglio superiore di sanità e coordinatore del Cts, Franco Locatelli: «In questo momento la diffusione del Covid nell’età pediatrica è rilevante: la fascia 5-11 anni è quella che mostra l’incremento maggiore, l’incidenza cumulativa stimata è di 200 casi ogni 100mila bambini sui 7 giorni. Il vaccino è sicuro e tutela i bambini».

Le regioni si attrezzano per il vaccino ai più piccoli

Le Regioni si stanno attrezzando per la vaccinazione infantile: si comincia con quelli a «elevata vulnerabilità» e conviventi con soggetti immunodepressi o con alta fragilità al Covid. Le due dosi vanno somministrate a 21 giorni di distanza, a dicembre ne saranno distribuite un milione e mezzo. Nel Lazio il 15 ci sarà un «V-day» con l’ospedale Spallanzani a Roma e altri 8 hub: lunedì 13 dicembre nelle prime due ore di attivazione del servizio ci sono state 19mila prenotazioni. In Lombardia sono oltre 40mila in due giorni. In Emilia Romagna 7.600 gli appuntamenti già fissati e in Campania 3.300. Il presidente del Consiglio intanto sta avviando le procedure per il rinnovo dello stato di emergenza in scadenza a fine anno per almeno altri tre mesi. Il generale Figliuolo in questo scenario manterrà la guida della gestione vaccini ma potrebbe essere promosso a breve a quattro stelle - livello top nella carriera militare - con l’affidamento del Covi, il comando operativo di vertice interforze responsabile delle missioni all’estero ma anche della distribuzione dei vaccini sul territorio nazionale.

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