La partita contro il coronavirus

Vaccini a senzatetto e irregolari, le iniziative in campo dalla Sicilia alla Lombardia

Sono tante le associazioni impegnate nell’assistenza di queste persone. L’esempio del Vaticano, dove hanno potuto accedere alla vaccinazione centinaia di poveri grazie all'opera della Elemosineria

Coronavirus e povertà: la colpevole indifferenza verso gli ultimi

3' di lettura

Vivono nell’ombra, chi nei dormitori, chi in strada, lontano dagli sguardi, in solitudine, spesso in condizioni precarie. E sono ad alto rischio di essere contagiati dal coronavirus. Sono le persone senzatetto, talvolta immigrati senza un permesso di soggiorno. Nel contesto di una campagna vaccinale che ha accelerato, con l’obiettivo di immunizzare l’80% della popolazione entro settembre, in molti si sono attivati affinché non rimangano indietro. Sono tante le associazioni impegnate in questa direzione sul territorio, anche su impulso di quanto Papa Francesco sta facendo da mesi in Vaticano, dove hanno potuto accedere alla vaccinazione centinaia di poveri grazie all'opera della Elemosineria.

La Lombardia apre: contatteremo le organizzazione che si occupano degli homeless

La Lombardia, che ha alle spalle una importante tradizione di assistenza agli ultimi e ai bisognosi, si è mossa nelle ultime ore. «Le Ats lombarde contatteranno le organizzazioni che si occupano dei senzatetto per chiedere il numero di soggetti che assistono e per capire la capacità che hanno di somministrare le dosi vaccinali», ha annunciato Marco Salmoiraghi, dirigente dell'assessorato al Welfare di Regione Lombardia. Per quanto riguarda gli immigrati irregolari «entro un paio di settimane dovremmo avere una soluzione» ha aggiunto, ipotizzando che a queste persone, come anche agli homeless, venga somministrato il vaccino Johnson&Johnson, perché monodose.

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A Palermo dopo i senzatetto si guarda agli immigrati

Quella di vaccinare senza dimora e irregolari è una esigenza sentita anche a Palermo, dove dopo la vaccinazione dei senzatetto, già avviata con un centinaio di poveri immunizzati, presto partirà quella degli immigrati che vivono in condizioni precarie. «Stiamo lavorando per poter garantire i vaccini agli stranieri “invisibili”», spiega il vice direttore di Caritas del capoluogo siculo don Sergio Ciresi mettendo in evidenza che è stata costituita, per questo obiettivo, una rete con il Centro Astalli, l'ente dei Gesuiti che si occupa di rifugiati, Medici Senza Frontiere e alcune realtà di medici cattolici. C'è una interlocuzione con la Asl e per questo «speriamo di poter partire a metà giugno», auspica il sacerdote della Caritas il quale non nasconde che anche tra coloro che vivono per strada «qualche diffidenza, qualche paura di vaccinarsi c'è».

Ad Albano i parroci segnalano le persone alle Asl

E se a Roma un gran lavoro viene fatto grazie alle sinergie tra associazioni, ospedali (in prima linea il San Gallicano) e il Vaticano, ad Albano, cittadina alle porte della Capitale, la diocesi ha già stretto un accordo con la Asl: i parroci forniranno i nomi delle persone che vivono in stato di disagio, alla stazione o in altri luoghi dove trovano riparo, e poi la struttura sanitaria provvederà a immunizzarli. Si tratta di operazioni non facili: «Il vaccino è un diritto per tutti e per questo siamo mobilitati in tutta Italia per aiutare chi da solo non riesce a farlo - sottolineano da Sant'Egidio -. Li aiutiamo ad accedere alle piattaforme e in alcune Regioni è più facile, in altre no». Non tutti i sistemi di prenotazione, per esempio, accettano codici fiscali stranieri. Ma c'è anche chi proprio non saprebbe come fare e la sfida adesso è «dare un aiuto a tutti», non solo quelli che si appoggiano a mense e dormitori.

L’esperienza delle case-famiglia

Diverso il caso della Papa Giovanni XXIII che accoglie immigrati, disabili, e persone in difficoltà dentro le case-famiglia. L'associazione ha innanzitutto dato disposizione di vaccinarsi a tutte le persone che operano nelle sue case per tutelare coloro che sono accolti. «La campagna di vaccinazione delle persone fragili accolte dalla Comunità di don Benzi è invece molto variegata. Si differenzia non solo da regione a regione ma anche tra diverse provincie nella stessa regione a seconda delle Asl di competenza», ricordano dalla Comunità. «In Piemonte, per esempio, dove le case-famiglia sono riconosciute come presidi socio-sanitari, vi è stata una rapida vaccinazione tutti. La stessa cosa è avvenuta poco dopo anche in Lombardia e Veneto».

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