Salute

Vaccini: sì al risarcimento per l’antitetano con emoderivati

di Patrizia Maciocchi


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(Marka)

2' di lettura

Lo Stato deve risarcire gli eredi della persona morta per le conseguenze del vaccino antitetanico. Il ministero della Salute non può, infatti, negare la sua responsabilità, nei danni per trasfusioni di sangue infetto o da vaccini con emoderivati, per i casi successivi al 1990 data nella quale, con il Dm del 21 luglio ha dato le direttive per un uso corretto del sangue. La Cassazione (sentenza 21791) precisa, infatti, che «la mera attività di normazione», non basta a rendere meno stringenti gli obblighi di vigilanza sui trattamenti.

La sentenza

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Il piano sangue - Neppure il relativamente più “recente” “piano sangue”, previsto da una legge del ’67 e varato solo nel ’94, è utile a tenere il ministero della Salute esente da colpa se manca una diligenza particolarmente qualificata. Circostanza che si era verificata nel caso esaminato. La Suprema corte ha accolto il ricorso degli eredi di una persona morta per cirrosi epatica scompensata. Ad avviso dei ricorrenti la malattia e la morte del familiare era diretta conseguenza dell’infezione virale contratta dopo aver fatto il vaccino con emoderivati per una ferita, considerata a rischio tetano. Malgrado una consulenza tecnica d’ufficio avesse accertato come ”molto probabile” il nesso causa-effetto, la domanda di risarcimento - sia per quanto patito dalla vittima sia dai congiunti - era stata respinta dal Tribunale come dalla Corte d’Appello che aveva escluso la colpa , prevista dall’articolo 2043 del Codice civile per fatto ingiusto con conseguente diritto al risarcimento.

I derivati ematici - Ad avviso dei giudici di merito, infatti, nel ’90, epoca nella quale il paziente era stato sottoposto al vaccino dannoso, il ministero aveva già emanato il decreto che stringeva sulle verifiche per i derivati ematici. E non si poteva ipotizzare un obbligo «di specifico e minuto controllo di ogni emoderivato». Per la Cassazione coglie nel segno l’argomento della difesa, secondo la quale l’emanazione del Dm ’90, non copriva le spalle all’amministrazione, anche perché quel Dm non riguardava la somministrazione di emoderivati ma le trasfusioni. I giudici di legittimità sgombrano il campo dall’equivoco che decreti circolari ecc. siano sufficienti ad esaurire il dovere di vigilanza per evitare i rischi nei casi come quello esaminato. La Cassazione rinvia alla Corte d’Appello per un nuovo giudizio

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