ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùUna campagna difficile

Vaccini, i tre vulnus che mettono a rischio il piano vaccinale

Regioni in ordine sparso, tecnologia in tilt, priorità cambiate in corsa: ecco perché va in scena la solita commedia «all'italiana»

di Luca Benecchi

Vaccino Covid, Danimarca sospende AstraZeneca. Aifa blocca lotto

5' di lettura

Ottantenni ancora in attesa del vaccino, malati oncologici ancora in stand by e poi, in alcune regioni, quarantenni invece vaccinati in virtù dell’appartenenza professionale. Saltata ogni programmazione, la campagna di vaccinazione delle varie regioni italiane è diventata un vero e proprio far west. Appare, in queste ore, davvero molto lontano quel 27 dicembre 2020 che pomposamente era stato sbandierato come il «vaccine day». Dirette tv e avvio sincronizzato delle somministrazioni a medici e infermieri. Ma è utile tornare con la memoria a quel giorno perché è sempre più chiaro che forse quello è stato l’unico giorno in cui, da Bolzano a Siracusa, il piano «nazionale» dei vaccini è stato condiviso. Poi tutti avanti in ordine sparso. Ognuno a proprio modo nelle priorità, nei tempi e per le categorie. A questo puzzle devono anche aggiungersi gli errori e i problemi tecnologici. Certo, hanno sicuramente pesato l’incertezza sulle dotazioni e l’approvvigionamento del siero, ma gli esempi cominciano a essere tanti per non dedurre che a saltare è stata proprio l’organizzazione.

L’ultimo caso di mala vaccinazione

L’ultima vicenda è quella del sistema di prenotazione della Asst Santi Carlo e Paolo di Milano, che ha permesso a un numero di persone ancora imprecisato di essere vaccinati senza averne diritto. Secondo una ricostruzione fatta da Radio Popolare, «il sistema, teoricamente rivolto ai dipendenti delle strutture sanitarie gestite dall’Asst, era basato su un semplice account Office365, attraverso il quale è stata creata una pagina di prenotazione. Il link alla pagina è stato poi inviato agli oltre 4mila dipendenti della Asst via email. Il prevedibile risultato di questa procedura è stato che, nel giro di poche ore, il link ha iniziato a circolare via Sms e gruppi Whatsapp».
Nessun controllo è stato previsto sulla pagina di prenotazione e dunque, senza autenticazione, bastava inserire nome, cognome, codice fiscale, numero di telefono e indirizzo email per essere messi in lista. Se gli abusi siano stati sanzionati ancora non è chiaro. In Lombardia, la pianificazione e gestione dei sistemi informatici è affidata all’Agenzia Regionale per l’Innovazione e gli Acquisti (Aria).E allora, ripercorrendo quanto accaduto da una regione all’altra, emerge che sono almeno tre le zone oscure della campagna vaccinale italiana. A partire da un punto fermo: le regioni che interpretano a soggetto le circolari ministeriali senza alcuna uniformità d’azione. Questa confusione, oltre a generare una evidente disomogeneità, rende quasi impossibile capire dove le cose funzionano e dove no; quali sono i difetti e come eliminarli.

Loading...

La prima criticità: il concetto di «priorità»

La prima questione riguarda la definizione delle priorità, ovvero chi ha più diritto di altri ad essere vaccinato. L’indicazione ministeriale è che nella «fase uno» i primi a sottoporsi alla vaccinazione avrebbero dovuto essere gli operatori sanitari. Sulla carta perfetto, nella realtà già i primi giorni si è capito che innumerevoli sarebbero stati i tentativi di interpretare in modo estensivo la categoria. Il Lazio ha dichiarato di avere 364mila persone che rispondevano ai requisiti richiesti. A occhio un numero parecchio alto, in quanto vorrebbe dire che circa il sette per cento della popolazione lavora nelle strutture sanitarie a vario titolo. Sicuramente sono stati inseriti anche gli amministrativi e non solo. Chi ha fatto i conti sostiene che all’interno di questo numero si trovi anche il personale ministeriale dei settori coinvolti. Lavoratori che si possono definire a rischio non più di qualunque altra categoria pubblica o privata. Così, questo tipo di valutazione estensiva è stata fatta valere anche per altre regioni. Prima fra tutte la Lombardia, che in un primo momento aveva previsto di dover vaccinare 302mila persone, numero subito però fatto salire a 320mila per allargare la platea anche a chi nel settore sanitario non era direttamente esposto al contagio.

Quando cambiano le priorità

Di conseguenza questo ha significato ritardare la somministrazione alle altre categorie a rischio, inizialmente previste tra i primi ad avere diritto al vaccino, come i dipendenti e ospiti delle residenze per anziani e gli ultraottantenni che sono scivolati, rispettivamente, al secondo e al terzo posto delle priorità. Priorità e urgenze che sono repentinamente cambiate nella tabella ministeriale. Perché, dopo quelle citate, sono state inserite, con precedenza sui soggetti a rischio (malati cronici con meno di 80 anni), alcune professioni ritenute più «meritevoli». Che ci siano state pressioni o siano cambiate le valutazioni è difficile capirlo ma insegnanti, magistrati e forze dell’ordine hanno avuto la precedenza e sono entrate in fase uno quando invece in un primo momento erano previste come priorità 6 nella seconda fase.

La strategia «autonomista» del Veneto

Il Veneto ha deciso una strategia tutta sua sul fronte over 80: ha infatti deciso di partire dai più «giovani» (anno 1941). Per poi proseguire indietro nel tempo. Il che significa che al momento solo gli ottantenni stanno ricevendo la prima dose. A Napoli da febbraio si procede con mille dosi giornaliere agli anziani con Pfizer e mille dosi ai docenti. In Abruzzo grazie alla chiusura delle scuole è stato chiesto di vaccinare personale non docente e studenti. In Molise invece ci sarebbero migliaia di dosi ancora in frigo e non somministrate. La Toscana invece ha affidato ai medici di base il compito di contattare gli ultraottantenni. Che l’opacità dei target abbia creato una serie di disfunzioni e di interpretazioni che si possono definire quantomeno discutibili ne è poi stata testimone la cronaca di innumerevoli episodi riportati soprattutto dall'informazione locale. Come la vicenda di presunte vaccinazioni di furbetti in Lazio che sono stati inseriti in lista o di famigliari di personale di categorie a rischio che non ne avevano il diritto. O ancora lavoratori edili o studenti vaccinati in Puglia per il solo fatto di lavorare o aver frequentato strutture ospedaliere in costruzione.

La seconda zona oscura

E dunque il disordine regna sovrano e anche i dati comunicati non sono sovrapponibili perché i tempi indicati e i modi sono diversi. Prima i diabetici, no i dializzati, gli anziani o i trapiantati. A complicare una situazione già complessa, il fatto che gli ordini professionali e lobby abbiano poi condotto delle trattative private con l’ente pubblico. Questo per inserire e fare approvare le liste dei vaccinandi. In alcuni casi anche per affidarsi a un vaccino piuttosto che ad un altro. Le modalità di assegnazione sono piuttosto opache e non esiste nessun tipo di trasparenza. Solo i responsabili regionali sanno le scelte precise che sono state fatte. In Lombardia, per esempio, sembra che i professori dell'ambito delle scienze della vita abbiano ottenuto Pfizer mentre quelli di riferimento alla biologia Astrazeneca. C’è poi da registrare il malcontento all’interno dei tribunali dove i magistrati hanno avuto diritto alla dose mentre altri settori, come per esempio i cancellieri, non sono riusciti a ottenere lo stesso diritto.

ll terzo vulnus

Resta infine la questione della trasparenza e della trasmissione dei numeri. Secondo l’Osservatorio interdisciplinare trasporto alimenti e farmaci (Oitaf) di Marco Comelli, il sito web che si chiama Github è aggiornatissimo dalle Regioni per quanto riguarda il numero di dosi somministrate ma meno, molto meno sulle dosi di vaccino che vengono consegnate dalle case farmaceutiche ad ogni regione. «Può essere che gli arrivi delle dosi non vengano segnalate per giorni. E questo può voler dire due cose. O che non arrivano dalle case farmaceutiche, o che invece in questo modo la percentuale di somministrazione si alza o si abbassa a seconda delle forniture dichiarate», spiega Comelli.


Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti