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Vaccino anti-Covid Pfizer: l’Italia lo potrà dare a meno di 14 milioni di persone

Firmato il contratto Ue per 300 milioni di dosi. L'Italia potrà vaccinare meno di 14 milioni di persone. La distribuzione a inizio 2021: in Germania già pronti, task force italiana dal 4 novembre

di Marzio Bartoloni

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(Reuters)

Firmato il contratto Ue per 300 milioni di dosi. L'Italia potrà vaccinare meno di 14 milioni di persone. La distribuzione a inizio 2021: in Germania già pronti, task force italiana dal 4 novembre


3' di lettura

L’italia avrà un minimo di 27,2 milioni di dosi del vaccino Pfizer-BioNTech riservati alla Ue: in pratica potranno essere vaccinati poco meno di 14 milioni di italiani (serve una doppia inoculazione), un numero appena sufficiente per coprire la popolazione più esposta (anziani, fragili, operatori sanitari, ecc.). Al nostro Paese in base alla popolazione spettano infatti il 13,5% delle 200 milioni di dosi che prenoterà Bruxelles al colosso farmaceutico.

Ma la percentuale di dosi per l’Italia di questo che potrebbe essere uno dei vaccini più promettenti contro il Covid - l’efficacia sarebbe secondo l’azienda al 90% - potrebbe anche essere più alta: con la procedura che partirà l’11 novembre dopo il via libera del collegio dei commissari Ue, le capitali avranno cinque giorni per presentare eventuali «opt out» sulle restanti 100 milioni di dosi di vaccini opzionate. In caso di astensioni aumenteranno le dosi per gli altri Paesi. E quindi anche per l’Italia se si farà avanti.

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Il piano della Ue

«Autorizziamo un contratto per un massimo di 300 milioni di dosi del vaccino sviluppato dalla società tedesca BioNTech e Pfizer», ha detto ieri la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen spiegando che «il nostro piano è di distribuirlo rapidamente, ovunque in Europa». Un piano che dovrebbe scattare entro i primi tre mesi del 2021 visto che per la distribuzione in Europa servirà prima il via libera dell’Ema, l’Agenzia Ue dei farmaci, che aspetta ancora il dossier con i dati clinici sulla sicurezza e sull’efficacia. Un iter, questo, che anche se compresso al massimo (con la cosiddetta procedura di rolling review che prevede almeno due round di valutazioni di 15 giorni l’uno) non può durare meno di un mese prima del via libera ufficiale. Anche Franco Locatelli, membro del Cts, ha confermato: «Le prime dosi del vaccino le vedremo a metà gennaio».

Il nuovo contratto che sarà firmato da Bruxelles segue quelli già siglati con AstraZeneca, Sanofi-Gsk e Johnson & Johnson e altri tre potrebbero seguire nelle prossime settimane (ci sono stati già dei colloqui con Moderna, Curevac e Msd). Il conto alla rovescia per l’attesissimo vaccino contro il Covid dunque è pronto a partire appena l’Ema darà il suo atteso via libera ai vari candidati. E già alcuni Paesi, tra tutti lnghilterra e Germania, hanno messo a punto un piano di vaccinazione di massa dei propri cittadini. Il piano tedesco per esempio prevede che le dosi siano conservate in un deposito centrale e poi spedite a più di 60 centri regionali, con la possibilità di utilizzare i padiglioni delle fiere per la vaccinazione degli oltre 80 milioni di tedeschi mentre sono in fase di sviluppo due app per la gestione della campagna di vaccinazione.

Come verrà distribuito il vaccino in Italia

E in Italia? Solo dal 4 novembre è attivo un gruppo di lavoro composto da 15 esperti per organizzare la logistica della distribuzione in tutte le regioni. Il gruppo è coordinato dal direttore alla prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza. Al suo interno ci sono rappresentanti dell’Iss, dello Spallanzani e il direttore generale dell’Aifa, Nicola Magrini. Il piano a cui si sta iniziando a lavorare prevede il coinvolgimento delle Regioni e punta alla distribuzione di almeno 2 o 3 vaccini - quelli che alla fine potrebbero davvero essere autorizzati - anche contemporaneamente. In particolare per quello Pfizer che deve essere conservato a -75 gradi si pensa a grandi centri di stoccaggio. Poi grazie al fatto che il vaccino può essere mantenuto a -20 gradi per almeno 10 giorni si valuterà una distribuzione rapida ai centri vaccinali regionali. Allo studio, oltre ai circuiti tradizionali (studi medici, centri vaccinali) c’è l’ipotesi di impiegare anche grandi strutture per riuscire in pochi mesi a fare una vaccinazione di massa.

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