intesa con governo e regioni

Vaccino dai medici di base, cosa prevede l’accordo

Possibile l’intervento professionale presso i locali delle aziende sanitarie (centri vaccinali) a supporto o presso il domicilio del paziente, a seconda di quanto prevedono gli accordi regionali

di Nicola Barone

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Possibile l’intervento professionale presso i locali delle aziende sanitarie (centri vaccinali) a supporto o presso il domicilio del paziente, a seconda di quanto prevedono gli accordi regionali


3' di lettura

Un potenziale di 44mila medici di base pronti a somministrare dosi di vaccino anti Covid. A questo punta l’accordo con governo e Regioni per dare un giro di acceleratore alla campagna che procede a rilento fra difficoltà organizzative e, soprattutto, per la consegna col contagocce da parte delle aziende farmaceutiche. Il che permette di guardare al futuro «con maggiore ottimismo», come ha spiegato il presidente Stefano Bonaccini.

Prossimi passi a livello regionale

Si tratta di una cornice nazionale che vede il coinvolgimento diretto dei medici di medicina generale e che poi dovrà essere coniugata a livello regionale sia in base alle fasce della popolazione da vaccinare che alla definita logistica di conservazione dei vaccini. Ogni medico avrà un approvvigionamento certo che gli garantirà di rispettare i tempi organizzativi verso i propri assistiti e l’aggiornamento dell’anagrafe vaccinale. In tal senso sarà utilizzata un’apposita piattaforma di registrazione delle vaccinazioni effettuate a livello regionale da trasferire nei dati nazionali.

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Possibili anche somministrazioni a domicilio

All’interno dell’accordo «sono disciplinate anche le modalità della prestazione e l’obbligo di dotazione specifica dello studio medico, come già previsto per la somministrazione dei vaccini nell’ambito dei programmi di vaccinazione antinfluenzale». È possibile inoltre l’intervento professionale dei medici di medicina generale presso i locali delle aziende sanitarie (centri vaccinali) a supporto o presso il domicilio del paziente, a seconda di quanto prevedono gli accordi regionali. Previsto anche un finanziamento aggiuntivo ad integrazione del Fondo sanitario e c’è l’impegno del Governo ad adottare uno o più provvedimenti di urgenza per lo stanziamento delle risorse necessarie. «Siamo sulla buona strada, - ha concluso Bonaccini - che è quella della concertazione e del coinvolgimento di tutti gli attori del nostro sistema sanitario per rispondere con forza alla pandemia».

Speranza: grazie alla capillarità più forza alla campagna

Dal ministro della Salute Roberto Speranza è arrivato il ringraziamento a tutti i medici di medicina generale del nostro Paese «che hanno unitariamente sottoscritto l’intesa con governo e regioni per somministrare il vaccino Covid. La loro capillarità e il loro rapporto di fiducia con le persone sono un valore aggiunto importante che ci consentirà, quando aumenteranno le dosi a disposizione, di rendere più forte la nostra campagna di vaccinazione».

Gli ostacoli alla partenza

Non mancano tuttavia alcune riserve da parte dei diretti interessati. «Vari nodi restano da sciogliere: l'intesa nazionale andrà declinata a livello regionale, con la definizione delle tariffe per i medici. A mancare poi sono sempre le dosi», evidenzia il segretario nazionale della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) Silvestro Scotti. «Ancora non sappiamo quando avremo i vaccini, né quali, anche se immaginiamo che si tratterà di AstraZeneca, conservabile in frigo» e i pazienti più che scettici sono «”sceglisti”. Vorrebbero scegliere il vaccino, calcolano quando prenotarsi per avere una marca anziché un'altra». Il Sindacato medici Italiani (Smi) ha firmato il protocollo d'intesa «perché eticamente e deontologicamente disposti a collaborare». Ma fa notare allo stesso tempo che «ai decisori politici è mancato il coraggio di scommettere» sui medici di medicina generale. «Avevamo fatto una proposta che aveva come obiettivo vaccinare il 70% della popolazione in un lasso di tempo breve - specifica il segretario generale Pina Onotri - per questo avevamo chiesto un finanziamento congruo e certo (un miliardo e 200 milioni di euro) perché convinti che con queste risorse avremmo valorizzato l’autonoma organizzazione dei medici di medicina generale che, dotandosi di collaboratori amministrativi e sanitari, avrebbero potuto sul serio dare avvio sul tutto il territorio nazionale a tanti mini hub vaccinali».

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