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Vaccino, nei primi mesi sarà a chiamata non a prenotazione

Operatori sanitari e Rsa interessati alla somministrazione “saranno identificati sulla base di specifiche liste regionali”. Lo comunica il direttore generale di Aifa, Nicola Magrini

Variante Covid, BioNTech: se serve, nuovo vaccino in 6 settimane

2' di lettura

“In questa prima fase ma anche per le fasi successive, per i primi 2 o 3 mesi, il vaccino sarà coordinato e somministrato attraverso la struttura commissariale e le regioni”. Operatori sanitari e Rsa interessati alla somministrazione del vaccino “saranno identificati sulla base di specifiche liste regionali”. Per i prossimi mesi, dunque, non ci sarà un meccanismo di prenotazione ma di chiamata”. Così il direttore generale dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), Nicola Magrini, durante la conferenza stampa sulla somministrazione del vaccino contro il Covid-19. “Successivamente, con il coinvolgimento dei medici di famiglia, ha concluso, si vedrà come fare”.

Prima gli operatori sanitari

A vaccinare contro il Covid-19 in Italia “si inizierà domenica con un gruppo limitato di operatori sanitari. Poi saranno tutti gli operatori sanitari, circa un milione, nel mese di gennaio, ad essere vaccinati. Quindi le persone nelle Rsa, per un analogo volume di popolazione. Successivamente le popolazioni a rischio, anziani o soggetti con specifiche patologie”, ha spiegato Magrini durante l’incontro con la stampa: “Il 27 è il V-day a livello europeo: anche questo è un grande passo avanti, in termini simbolici per il sentirsi parte di una grande comunità, nell'ambito di una pandemia globale”.

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Vaccino approvato per gli over 16

“Il vaccino è approvato per tutta la popolazione sopra i 16 anni e non ha controindicazioni assolute. Non sono richieste accortezze particolari per sottopopolazioni specifiche né per anziani o immunodepressi, inclusi chi ha problemi di coagulazione del sangue o sanguinamento. Anche per la gravidanza e allattamento, che si era detto potessero essere controindicazioni assolute, non lo sono, perché anche in questo caso i benefici superano i rischi”, ha spiegato ancora Magrini.

Le dosi e la farmacovigilanza

“La seconda dose del vaccino va fatta a 3 settimane dopo la prima e la risposta immunitaria della prima dose è già visibile dal sesto o settimo giorno. Nella rara ipotesi che ci si infetti in questo breve lasso di tempo, lo si sarebbe verosimilmente in forma più lieve”, ha aggiunto.

In merito al vaccino Pfizer-Biontech, il direttore dell’Aifa ha specificato che saranno implementati programmi di farmacovigilanza attiva con richiamo dei pazienti ed sms nel corso del 2021 con capacità di analisi a 3, 6 e 9 mesi per capire la risposta immunitaria nella popolazione italiana.

Vaccini mRna modulabili in caso di mutazioni

“La piattaforma a mRna è facilmente modulabile e, nel caso il virus dovesse evolvere in maniera tale da superare le difese immunitarie, ha un vantaggio rispetto alle piattaforme tradizionali con virus vivo o ucciso o basate su proteine ricombinanti. È infatti una piattaforma che permette di essere modulata e costituirà la base per futuri vaccini, non solo in ambito infettivologico, ma anche anticancro”. Lo ha spiegato Giorgio Palù, presidente dell'Aifa, in merito alla possibilità di aggiornamento del vaccino in funzione delle mutazioni di Sars-Cov-2.

Anticorpi monoclonali

“Aifa ha interesse a valutare gli anticorpi monoclonali” e “nei prossimi giorni sicuramente valuteremo se c'è un'opportunità di fare una sperimentazione che sia in grado di confermare anche i dati già prodotti sulla letteratura scientifica”, ha aggiunto Palù. Aifa, ha quindi tenuto a sottolineare il direttore generale, Nicola Magrini, sugli anticorpi monoclonali “è sempre stata aperta” e “non risponde a verità il fatto che ne avrebbe rifiutato l'accesso in Italia”.

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