intervista A Alessio D'Amato

«Vaccino Reithera, produzione da 100 milioni di dosi l’anno»

L’assessore alla Sanità del Lazio: «Con il Cnr investiti 8 milioni nella prima fase dello sviluppo. Puntiamo a concludere la vaccinazione degli over 80 entro fine aprile»

di Francesca Cerati

L'assessore alla Sanità Alessio D'Amato (destra) con il governatore Nicola Zingaretti

4' di lettura

La lotta al coronavirus passa dal Lazio, con tre imprese biotecnologiche impegnate sul vaccino: Reithera, Takis e Irbm, le prime due operanti nel distretto tecnologico di Castel Romano, mentre la terza è a Pomezia, nell’ex stabilimento del colosso farmaceutico Merck&Co. Reithera, in collaborazione con lo Spallanzani di Roma e il sostegno della Regione, sta sviluppando Grad-Cov2, un vaccino che si basa su un vettore adenovirale, la stessa tecnologia utilizzata da AstraZeneca e Johnson & Johnson. Ha da poco concluso la sperimentazione di fase 1 e ora sta reclutando i volontari per la sperimentazione di fase 2, che sarà avviata a marzo dall’Asl della provincia di Barletta-Andria-Trani.

E sempre a marzo dovrebbe partire la fase 1-2 anche del secondo candidato vaccino italiano, il Covid-eVax sviluppato da Takis in collaborazione con la monzese Rottapharm. Infine, Irbm, specializzata in vettori virali, svolge un ruolo chiave nello sviluppo del vaccino di AstraZeneca. E sempre nel Lazio, ad Anagni, è dove si infiala il vaccino inglese e, quando arriverà, anche quello di Sanofi. Insomma, un territorio con una grande tradizione di aziende farmaceutiche che ha portato la Regione sul podio per esportazione di farmaci in Italia. Nella lotta al Covid poi il Lazio è stata la prima regione a far partire la vaccinazione over 80 e tra le prime regioni in Europa per vaccinazioni effettuate. Un lavoro coordinato dall’assessore alla Sanità Alessio D’Amato.

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La ricerca sui vaccini può essere la leva per rilanciare ulterioremente questo polo farmaceutico?
«Già oggi la filiera farmaceutica laziale ha un valore che coincide con il 42% dell’intero export nazionale del farmaco: parliamo complessivamente di 32 miliardi di euro. Rappresenta quindi un motore decisamente rilevante che ha avuto negli ultimi anni un progressivo e significativo incremento dell’attività manufatturiera. Come Regione da un lato cerchiamo di agevolare il più possibile l’insediamento di questa attività e dall’altro scendiamo direttamente in campo sostenendo la ricerca come è accaduto con il vaccino di Reithera/Spallanzani. Insieme al Cnr abbiamo investito 8 milioni (3 e 5 milioni rispettivamente) nella prima fase dello sviluppo e adesso siamo felici che lo Stato attraverso Invitalia ha deciso di scommettere investendo 81 milioni (acquistando così il 30% del capitale, ndr) su questo vaccino prodotto a Castel Romano. Non solo. Altre Regioni che hanno una filiera farmaceutica hanno chiesto di sostenere l’attività di Reithera attraverso il fundraising. Se tutte le regioni italiane decidessero di farlo, non solo sarebbe un bel segnale, ma potrebbe portarci come Paese all’autosufficienza».

Il vaccino di Reithera quando sarà disponibile e quante milioni di dosi riusciranno a produrre ogni mese?
«Il piano, già ambizioso, prevede la conclusione della fase di sperimentazione 2-3 entro l’estate. Se tutto procede come detto, da settembre in poi potrebbe iniziare la produzione che secondo l’azienda sarebbe di 100 milioni di dosi all’anno».

Sono già pronti per produrre questo volume di vaccini?
«Ci stanno lavorando. L’ampliamento dello stabilimento è in corso da alcuni mesi e a dicembre è arrivato anche un nuovo bioreattore da 2mila litri che permetterà di far replicare il vettore virale usato nel vaccino e di raggiungere la capacità produttiva massima di 10 milioni di dosi al mese».

Il Lazio è stata tra le primissime regioni a far partire la vaccinazione per gli over 80. Quando contate di concluderla?
«Molto dipende dalla disponibilità dei vaccini. Coi quantitativi di oggi, l’obiettivo è di concludere la vaccinazione degli over 80 entro fine aprile. Nel caso in cui, nel prossimo bimestre, dovessero aumentare le dosi di vaccini di Pfizer e Moderna, abbiamo già creato una modalità per cui coloro che sono già prenotati verranno automaticamente chiamati per anticipare la data di vaccinazione».

E siete già pronti anche a vaccinare scuole, servizi essenziali e forze dell’ordine?
Oggi, la Regione potrebbe viaggiare intorno alle 25mila somministrazioni al giorno, ne stiamo invece facendo 6-7mila a causa della scarsità di dosi a nostra disposizione. Ora il vaccino AstraZeneca è sicuramente un’arma in più, ma avendo avuto una restrizione delle raccomandazioni da parte dell’Aifa (al di sotto dei 55 anni, ndr), si pone un problema tra chi è in età lavorativa, con il rischio di dividere i lavoratori all’interno della stessa categoria professionale. Per questo abbiamo impostato un programma per fasce di età, sul modello israeliano. Nella fascia 18-55 anni, abbiamo più di un milione e 200mila persone, questa la platea del Lazio. Iniziamo con la fascia dei 55enni, circa 60mila persone, e via via a scalare. In media, occorrono due settimane per ogni fascia di età, e su questo abbiamo chiesto l’adesione dei medici di medicina generale: 1.300 hanno già aderito, ma speriamo di coinvolgere tutti i 4mila medici. Inoltre, stiamo ricevendo la disponibilità a collaborare anche delle 1.500 farmacie, le vere primule sul territorio. Ma il tema di fondo resta il numero delle dosi: più si amplia la platea che può vaccinare, più dosi servono. In altri termini, la macchina è pronta, ma serve il carburante».

Oltre alla rete dei medici di base e delle farmacie, quali altri spazi avete individuato?
«Per gli over 80 abbiamo già individuato 85 luoghi dove avverrà la somministrazione. Si tratta di presidi sanitari e ospedalieri, case della salute, ambulatori all’interno di strutture private. In più, abbiamo creato 5 grandi hub (aeroporto di Fiumicino, Roma Cecchignola, la nuvola di Fuksas, l’auditorium di Roma, la caserma presso la Tiburtina), ciascuno dei quali è in grado di fare 2-3mila somministrazioni al giorno.

Via via che le vaccinazioni aumentano, si potranno riaprire in maniera più estesa le attività economiche?
Nel momento in cui si mette in sicurezza la popolazione e si raggiunge un livello di immunizzazione importante, sicuramente questa è un elemento che può anche soddisfare la riapertura delle attività. Noi rispetto a questo, a fine mese a tutti coloro che hanno la doppia vaccinazione daremo un certificato vaccinale simile a quello che viene dato in Israele. Ma poi dovrà essere il governo e il parlamento a decidere come usare questi certificati. Perché l’obiettivo è la messa in sicurezza della salute, ma anche quella socio-economica della Regione.

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