Diritto di famiglia

Vaccino, viaggi, scuole: senza intesa tra ex decide il magistrato (sentiti i figli)

Quando salta la possibilità di arrivare a un accordo il giudice, prima di scegliere, deve sentire i figli over 12 o anche più piccoli, se ritenuti maturi

di Selene Pascasi

Pediatri: ecco come gestire la vaccinazione Covid e le altre

8' di lettura

Sulle scelte per i propri figli - in particolare se minori - accade non poche volte che i genitori, separati o divorziati, siano in disaccordo. Una condizione conflittuale ad ampio raggio. Si va dall’educazione religiosa, ai viaggi all’estero fino alle scelte per l’istruzione. In questi ultimissimi anni si è aggiunta ovviamente l’emergenza sanitaria, con la decisione sul vaccino da fare o non fare. Si tratta di ponderazioni delicate, per le quali - va ricordato - conta anche la volontà del minore. Ma vediamo, nel dettaglio, cosa prevede la normativa in tema di scelte tra gli ex, partendo proprio dal vaccino.

Con l’apertura degli hub vaccinali ai bambini tra i 5 e gli 11 anni dopo il via libera dell’Aifa alla somministrazione di dosi ridotte e con formulazione specifica per l’età scolare, molto colpita dai contagi, impennano le liti tra genitori. Accade spesso, infatti, che uno sia favorevole e l’altro no. Ma, come gia scritto, il nodo vaccino è solo uno dei tanti motivi che accendono aspri confronti tra madre e padre.

Loading...

Le tanti ragioni di un possibile conflitto

Pensiamo al momento dell’iscrizione scolastica, quando si bisticcia sulla scelta tra istituti privati e pubblici o laici e religiosi, sulla fede da indottrinare, ai casi in cui si voglia portare il figlio all’estero per le vacanze e l’altro lo vieti.

Frequenti anche le ipotesi in cui, dopo la separazione, uno dei due – per esigenze di lavoro o per dare un taglio netto al passato – decida di trasferirsi in un’altra città rendendo più difficoltoso al non collocatario l’esercizio del diritto di visita.

In tutte queste evenienze bisogna partire da un dato: l’affido condiviso, che è la regola, vuole che le scelte più importanti per la prole siano prese di comune accordo visto che l’esercizio della responsabilità spetta ad entrambi i genitori anche a rapporto ormai naufragato.

Per rafforzare la bigenitorialità, allora, va sollecitata una progettualità congiunta del percorso di crescita psicofisica dei figli che ne valorizzi le capacità e le inclinazioni senza metterli al centro di nocive dispute. E, soltanto quando non si riesca a trovare un punto d’incontro, la questione sarà rimessa al giudice.

Il giudice come extrema ratio

Il suo intervento in una sfera così intima, infatti, è rimedio eccezionale riservato a situazioni limite, non altrimenti risolvibili e concernenti temi di primaria importanza. Ad attivarsi può essere ciascun genitore. In tempi brevi il giudice convocherà entrambi per valutarne le posizioni e suggerirà la soluzione più idonea. Ma attenzione perché quando è in gioco il futuro di figli che abbiano compiuto 12 anni o siano più piccoli ma già maturi, si dovrà acquisire anche la loro opinione, purché non si reputi l’ascolto lesivo o superfluo.

L’adempimento, richiesto dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo e previsto a pena di nullità a tutela dei principi del contraddittorio e del giusto processo, concretizza il diritto della prole minorenne ad essere e restare informata dei provvedimenti che la riguardino.

Di conseguenza, se il giudice non ne dispone l’audizione sarà tenuto a spiegare le ragioni per le quali ritenga quel minore incapace di discernere ed a fornire motivazioni sempre più stringenti quanto più la sua età si approssimi ai dodici anni, soglia da cui scatta l’obbligo legale di ascolto (Cassazione 10776/2019).

Per le stesse ragioni, se un tribunale non accoglie i desideri manifestati dal ragazzo o all’audizione diretta preferisca quella effettuata nel corso delle indagini peritali o quella commissionata ad un esperto estraneo all’incarico, dovrà rendere al riguardo una rigorosa giustificazione (Cassazione 1474/2021).

Inoltre, prima di procedere con l’ascolto, affinché sia consapevole, sarà essenziale illustrare al minore natura e scopo del procedimento – così da renderlo parte sostanziale della controversia (Cassazione, Sezioni Unite, 22238/2009) – spiegandogli quali ripercussioni potrebbe avere la sua opinione. Si redigerà, infine, un processo verbale per poter cristallizzare la dinamica dell’incontro qualora non sia stato videoregistrato.

Stop alle scelte del genitore se il minore è a rischio salute

Vorrei autorizzare mia figlia quattordicenne alla somministrazione del vaccino anti Covid-19 ma suo padre, da cui sono divorziata, si oppone temendo i rischi per la salute della ragazza. Ho provato a convincerlo ma è irremovibile. La legge che cosa prevede?

Una vicenda analoga è stata risolta dal Tribunale di Monza. Con decreto del 22 luglio 2021, i giudici hanno autorizzato una madre a sottoporre il figlio adolescente al vaccino dopo aver indagato sulle sue condizioni ed escluso rischi da allergie o patologie. Peraltro, il ragazzo aveva espresso opinione favorevole al vaccino per riprendere le attività sportive e scolastiche.

Come sottolinea il Tribunale, il padre, opponendosi ad un atto medico che – pur non obbligatorio,+ è considerato dalle autorità sanitarie e scientifiche necessario per proteggere i singoli e tenere la pandemia sotto controllo – aveva disatteso la volontà del figlio limitandone pure la possibilità di frequentare i nonni. Ma la decisione presa a Monza non è isolata.

Le pronunce che si stanno succedendo in materia di vaccinazioni obbligatorie e facoltative, sanciscono che qualora esista un concreto pericolo per la salute del minore legato alla gravità e diffusione del virus e vi siano dati scientifici univoci che attestino l’efficacia del vaccino, il giudice ha il potere di sospendere momentaneamente la responsabilità del genitore contrario ed autorizzare l’altro a procedere.

Come prevede l’articolo 3 della legge 219/17 sul consenso informato, vanno valorizzate le capacità di comprensione e decisione del minore mettendolo al corrente delle scelte inerenti la sua salute per consentirgli di esprimersi. Il Comitato nazionale per la Bioetica, poi, nel documento Vaccini Covid-19 e adolescenti del 29 luglio 2021, sottolinea che se la volontà del «grande minore» di vaccinarsi urti con quella dei genitori, andrà ascoltato da medici specializzati con competenze pediatriche e la sua volontà si riterrà prevalente poiché coincidente con l’interesse alla salute psicofisica personale e pubblica.

Educazione religiosa, nessun credo può prevalere sull’altro

La mia compagna è Testimone di Geova e vuole impartire la sua fede a nostro figlio. Io, da cattolico, non voglio che frequenti riti e riunioni della sua religione. Sono consapevole di non poter imporre la mia volontà ma suppongo che non possa farlo neanche lei. Vorrei trovare una soluzione che non comprometta la serenità del bambino. Cosa mi consiglia di fare?

È il caso di tener presente che per i giudici chiamati a comporre questi spiacevoli contrasti, non esistono preferenze tra le varie religioni, tutte tutelate. Anche nel decidere il regime di affido, infatti, madre o padre non si riterranno più o meno idonei in base alla loro fede. Di conseguenza, se sorga un dissidio sul punto, si guarderà solo all’interesse dei minori.

Per esempio, il Tribunale di Pesaro (decreto 8519/20) – per consentire ad una bambina di crearsi una propria personalità e forgiare una mentalità elastica – ha accolto la domanda di una madre di revocare il divieto di portarla alle adunanze geoviste ritenendola un’abitudine conciliabile con quella paterna di farle seguire la messa domenicale.

Ancora, il diritto europeo ha bacchettato il «no» di una coppia musulmana oppostasi al desiderio delle figlie di frequentare un corso di nuoto misto. Non solo. Se i genitori si scontrano già sui sacramenti, la scelta spetterà alla prole una volta maggiorenne. Tuttavia, ove il giudice – all’esito di accertamenti concreti e sentito il minore – reputi un credo lesivo per la sua salute o il suo sviluppo, potrà inibire l’indottrinamento (Cassazione 21916/2019).

Istruzione pubblica preferita anche per i costi minori

Il Tribunale, cessata la convivenza con il padre di mio figlio, ne ha disposto l’affido condiviso. Da allora lui boicotta ogni decisione io intraprenda per il bimbo e ora non vuole che continui a frequentare la scuola privata perché troppo onerosa. Come devo muovermi?

Quando il conflitto tra genitori riguarda la scelta tra istituti privati e pubblici, la posizione dei giudici è quasi sempre in favore della formazione statale sia perché esente da costose rette – che nell’economia familiare possono fare la differenza – e sia perché ritenuta più idonea

allo sviluppo culturale dell'alunno (Tribunale di Treviso, 27 febbraio 2018).

Ma ogni situazione è diversa per cui non è escluso che, per poter assicurare alla prole una continuità sociale ed educativa, il tribunale propenda per la scuola privata già frequentata dai figli così da tenerli indenni da ulteriori disorientamenti. Per questo motivo, una madre è stata autorizzata ad iscrivere i bimbi, nonostante il parere contrario del padre, all’istituto religioso non statale dove avevano studiato fino ad allora (Cassazione 21553/2021).

Senza accordo cambiare città con i figli può essere un reato

Mio figlio, affidato in regime condiviso a me ed alla madre, vive nell’abitazione familiare con lei e lì ha la residenza. Per motivi di lavoro, però, la mia ex si è trasferita in un’altra città con il nostro bambino senza avvisarmi. Sbaglio, o doveva rendermi partecipe della sua scelta?

Non sbaglia. È chiaro che, nonostante il diritto della prole di conservare rapporti significativi con entrambi i genitori e con i rispettivi parenti, solitamente si fissa una residenza unica presso la casa dove vive abitualmente con il collocatario. Esistono, tuttavia, anche ipotesi in cui i minori hanno doppio domicilio cioè sia dal padre che dalla madre.

In ogni caso, quando uno dei due decide di trasferirsi, deve tener conto del preminente interesse dei figli e comunque chiedere il consenso all’altro genitore, trattandosi di una scelta di basilare importanza per i minori così che, se questi si opponga, potrà rivolgersi al giudice. Si badi, portare con sé i figli senza accordo con l’ex o senza l’ok del giudice costituisce non solo un illecito civile ma anche un reato.

GLOSSARIO

Responsabilità genitoriale
Il termine sostituisce quello di potestà, indica l’insieme di poteri e doveri attribuiti ai genitori – sposati o conviventi, separati, divorziati o divisi – per tutela di figli minorenni o incapaci di provvedere alla cura dei loro interessi.

Affidamento condiviso
Costituisce il regime ordinario di affido della prole e indica che la responsabilità viene esercitata congiuntamente e paritarimente dai genitori, tenuti a mantenerla, istruirla ed educarla secondo le sue capacità, inclinazioni naturali ed aspirazioni. Eventuali liti sulle scelte rilevanti sono risolte dal giudice.

Audizione del minore
È l’ascolto dei minori che abbiano compiuto 12 anni, o di età inferiore se capaci di discernere, condotto dal giudice anche avvalendosi di esperti o ausiliari, volto ad acquisirne l’opinione nelle questioni che li riguardino. Il diritto è sancito a livello nazionale e internazionale.

Interesse della prole
Il superiore interesse del minore è il criterio guida del giudice che, volta per volta, adotterà la decisione a suo avviso più idonea a soddisfare il best interest del fanciullo così da garantirne le primarie esigenze di cura, mantenimento, educazione, istruzione, assistenza morale, sana ed equilibrata crescita psicofisica.

RIFERIMENTI NORMATIVI

Costituzione della Repubblica, articolo 30
Sancisce il dovere e diritto dei genitori di mantenere, istruire ed educare la prole, anche se nata fuori del matrimonio.

Cc, articoli 147, 315 bis, 316 e 337 ter
Il testo fissa (articolo 147) l’obbligo dei genitori di curare le esigenze materiali e morali dei figli rispettandone le capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni come previsto dall’articolo 315 bis che detta anche il diritto del dodicenne, o di età inferiore se capace di discernere, di essere ascoltato in tutte le questioni e procedure che lo riguardano. Gli articoli 316 e 337 ter specificano che la responsabilità genitoriale è esercitata di comune accordo, che le scelte più rilevanti per i figli vanno prese da ambedue i genitori e che in caso di contrasto la decisione spetta al giudice che si orienterà sempre verso il migliore interesse del minore.

Codice di procedura civile, articolo 709 ter
Tratta la procedura per risolvere le liti tra genitori sulle modalità dell'affido e sull’esercizio della responsabilità genitoriale.

Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza
Ratificata con legge 176/91, è uno statuto organico e vincolante a tutela dei minorenni, riconosciuti titolari di diritti civili, sociali, politici, culturali ed economici.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti