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Vacheron Constantin tra tradizione e sviluppo della creatività digitale

La strategia della più antica manifattura del mondo

di Anna Rita Romani

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La strategia della più antica manifattura del mondo


2' di lettura

P oter contare su una collezione importante e su una solida tradizione – Vacheron Constantin vanta, tra l’altro, il primato della più antica manifattura orologiera al mondo, con un’attività ininterrotta di circa 265 anni – non è sufficiente di fronte a una congiuntura internazionale come quella che il settore orologiero, e non solo quello, si è trovato a fronteggiare nel 2020.

Servono agilità e nuovi strumenti, come sottolinea Marco Pagani, brand manager Italia di Vacheron Constantin: «Quest’anno è stato sicuramente di grande lezione, abbiamo imparato a essere sempre più agili e reattivi a cambiamenti veloci. La particolarità del periodo e le chiusure sono state spunto per sviluppare la creatività, soprattutto a livello digitale, permettendoci di continuare a creare contenuti coinvolgenti per il nostro pubblico. Si sono ampliati e diversificati gli strumenti che ci permettono di perseguire un obiettivo che coltiviamo da oltre 260 anni: il rapporto con il cliente finale. In questo senso il digital è stato, è e rimarrà centrale. Ritengo che d’ora in avanti avremo una sempre maggiore integrazione tra l’esperienza fisica e digitale».

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Insieme agli altri brand del gruppo Richemont, Vacheron Constantin ha partecipato a Watches&Wonders Shanghai, uno dei pochissimi eventi orologieri in presenza dell’anno, tenutosi a settembre. Con quale bilancio? «Il bilancio è stato sicuramente positivo - commenta ancora Pagani -, la manifestazione ha avuto luogo in un momento in cui il ritorno al “fisico” era molto sentito. Gli appassionati di orologeria avevano un desiderio fortissimo di tornare a un’esperienza concreta del prodotto, che è stato collocato all’interno di un percorso molto coinvolgente. La manifestazione infatti, in maniera prudente e coerente, aveva mantenuto anche un’importante anima digital per permettere l’accesso ad un ampio pubblico. I riscontri ci hanno confortato in questo senso».

E conclude sulle prospettive per il futuro più immediato: «Il nostro approccio al prossimo anno è positivo. Continueremo a lavorare per stupire sempre il nostro cliente con segnatempo unici che nascono da una tradizione orologiera d’eccellenza, una passione e un savoir-faire secolare che si continuano a rinnovare e tramandare all’interno della nostra manifattura».

Non cambiano, insomma, i contenuti, legati a una produzione di prestigio che anche quest’anno ha proposto pezzi di grande valore manifatturiero. Come l’Overseas calendario perpetuo ultrapiatto scheletrato: un concentrato di complicazioni racchiuse nel calibro 1120 QPSQ, di soli 4,05 millimetri, che unisce alla sua collaudata affidabilità il pregio della scheletratura, uno dei mestieri rari utilizzati dall’orologeria, insieme a diverse tecniche artigianali applicate alla decorazione dei componenti e alle moderne finiture grigio antracite del metallo con trattamento NAC. Realizzato in oro rosa, con cassa di 41,5x8,1 mm, l’orologio è certificato dal Punzone di Ginevra.

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