A DICEMBRE

Vado Ligure inaugura il terminal hi tech finanziato dai cinesi

La nuova struttura potrà contare su fondali con 16 metri di profondità

di Raoul de Forcade


2' di lettura

I porti liguri, in particolare il sistema che comprende gli scali di Genova e Savona, sono al centro di un forte interesse da parte della Cina. E il prossimo 12 dicembre è previsto l’avvio del nuovo terminal container di Vado Ligure che è gestito da una società a forte presenza cinese: è controllata, infatti, dal gruppo danese Maersk, col 50,1%, ma il Dragone detiene, a sua volta il restante 49,9%, attraverso le partecipazioni di Cosco shipping ports, col 40%, e di Qingdao port international, con il 9,9%.

L’apporto del capitale cinese, arrivato nel 2016, ha dato un deciso impulso allo sviluppo della piattaforma che era in costruzione da diversi anni. Ora anche l’ambasciata della Repubblica cinese in Italia attende con interesse l’avvio della piattaforma. Tanto da manifestarlo su Twitter: «La costruzione del nuovo hub portuale di Vado Ligure – hanno twittato recentemente dall’ambasciata- è quasi conclusa. Lo scalo, costruito tramite fondi congiunti europei e cinesi, sottolinea la straordinaria unicità dell'Italia come corridoio preferenziale tra Oriente e Occidente».

Del resto, la Apm terminals Vado Ligure ha investito circa 180 milioni (43 dei quali in project financing) nella piattaforma savonese; e quasi 90 milioni sono stati impegnati dai due soci cinesi, con investimenti proporzionali alle quote di ciascuno. D’altro canto il terminal avrà caratteristiche che sono al momento uniche in Italia. Oltre a poter contare su fondali con 16 metri di profondità, che consentono l’attracco delle grandi portacontainer di ultima generazione, la nuova piattaforma sarà hi-tech: il piazzale è il primo in Italia ad avere gru che lavorano in autonomia senza operatore (il quale potrà intervenire, solo in caso di necessità, da una sala di controllo remoto). Per quanto riguarda i trasportatori, l’accesso alla piattaforma avverrà attraverso 14 corsie reversibili ad alto contenuto di automazione, e comprende anche un sistema di appuntamenti, con conferma da parte del terminal attraverso un’interfaccia web collegata direttamente ai sistemi informatici.

Ma se Vado finalmente è in dirittura di arrivo e inserito a tutti gli effetti nella Belt & road initiative, cioè la nuova Via della seta su cui punta il Governo di Pechino, i contatti avviati dal porto di Genova con la cinese Cccc (China communications costruction company) per averla a fianco come supporto tecnico negli appalti per opere quali la nuova diga foranea del porto o l’allargamento verso mare dello stabilimento genovese di Fincantieri, sembrano andare più a rilento. Le difficoltà, dicono fonti vicine al dossier, stanno soprattutto nel trovare uno strumento di cooperazione con cui agire: società congiunta o qualcos’altro? Intanto però, spiegano all’Autorità di sistema portuale, si sta sviluppando una collaborazione per creare parchi industriali di imprese italiane in Cina, sui quali i cinesi sembrano puntare molto, pronti anche a dare incentivi all’insediamento in loco di aziende del made in Italy. Per contro, sostengono all’Adsp, i cinesi sarebbero interessati ai vantaggi offerti dalla Zona logistica semplificata che si sta mettendo a punto a Genova.

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