INDUSTRIA

Vaillant: «Nuove caldaie per salvare alberi. E nel futuro riscaldiamo con elettrico e green gas»

Gherardo Magri, amministratore delegato di Vaillant Group Italia, racconta a SustainEconomy.24, la mission dell'azienda e parla della spinta dei superbonus

di Alessandra Capozzi

4' di lettura

La sostenibilità è da sempre nel dna dell'azienda tedesca protagonista nel settore delle caldaie e della climatizzazione, ma sicuramente gli ultimi 4-5 anni hanno segnato un'accelerazione. Con la mission di arrivare ad essere carbon neutral nel 2050 e salvaguardare l'ambiente, anzi fare di più: salvare e piantare nuovi alberi.

Gherardo Magri, amministratore delegato di Vaillant Group Italia, racconta a SustainEconomy.24, report de Il Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School, la strategia che poggia su due filoni: l'elettrico, con le pompe di calore, e il green gas che porterà l'idrogeno nelle case degli italiani. E plaude ai bonus: il mercato cresce a doppia cifra e gli impianti delle famiglie si rinnovano.

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Che ruolo riveste la sostenibilità nella strategia di Vaillant?

«Un ruolo centralissimo perché parliamo di un gruppo tedesco, fondato da Vaillant più di 140 anni fa, nella cui sensibilità il green è sempre presente nel dna dell'azienda. Certo c'è stata una grande accelerazione negli ultimi 4-5 anni e il gruppo ha sviluppato un progetto per garantire al meglio il successo di questi obiettivi, raggruppando le attività di sostenibilità nel programma S.E.E.D.S. (Sustainability in Environment, Employees, Development & Solutions and Society). In particolare, sull'ambiente, il gruppo vuole abbattere del 50% le emissioni di C02 entro il 2030 per arrivare ad una completa decarbonizzazione nel 2050. La stessa visione che spinge, ormai da tempo, Vaillant Italia: ormai abbiamo una sensibilità anche superiore alla Germania e abbiamo iniziato programmi importanti sul green perché abbiamo capito che questo è il futuro e fa bene anche al business. Per arrivare a questi obiettivi oltre che intervenire nei processi produttivi c'è anche la possibilità, nel lungo termine, di realizzare progetti di riforestazione nei Paesi emergenti».

U na scelta di crescita sostenibile si concilia, quindi, con il successo economico?

«C'è una buona parte di investimenti che vengono destinati a favorire il rinnovo del parco obsoleto. C'è uno shift negli investimenti dei budget già disponibili verso scelte più green. Proporre prodotti green, poi, diventa fonte di profitto perché, è vero che si offrono prodotti più efficienti e meno energivori che possono costare un po' di più, ma il cliente lo sta percependo».

Riscontrate, quindi, una buona risposta della clientela a prodotti più sostenibili?

«Da alcune ricerche che portiamo avanti con Lifegate sono sempre più gli italiani che si dicono disponibili a comprare prodotti green, a pagare anche di più per prodotti a salvaguardia dell'ambiente. È un circolo virtuoso perché quando le tecnologie diventeranno più di massa, i costi caleranno e i prodotti nuovi, che oggi costano di più, diventeranno più accessibili». Torniamo al contributo che le nuove tecnologie per il comfort domestico possono offrire in termini di riduzione delle emissioni di gas serra.

Cosa state facendo in Italia?

«In Italia stiamo lavorando su due filoni. Il primo riguarda il rinnovo del parco caldaie esistenti dal momento che ne abbiamo 14 milioni tradizionali che emettono più C02 e sono più energivore. Siamo impegnati da anni con campagne promozionali sull'utente finale per caldaie di nuove generazioni più green del 30%. Abbiamo calcolato che una caldaia a condensazione, rispetto ad una tradizionale, risparmia in un anno 1 tonnellata di C02, un taglio che equivale ad aver piantato 80 alberi. E, dal momento che la nostra campagna di rottamazione si traduce in 20mila caldaie l'anno sostituite in Italia, ci piace pensare di aver piantato un milione e mezzo di nuovi alberi. L'anno scorso, poi, abbiamo accompagnato la campagna di rottamazione piantando realmente degli alberi - uno per ogni caldaia sostituita - scegliendo due aree, il Parco del Ticino a Milano e il Parco dell'Aniene a Roma. È il nostro piccolo progetto di forestazione. Il secondo filone, invece, riguarda il risparmio di C02 nella nostra sede con l'impianto fotovoltaico, lo sforzo verso il plastic free e la flotta auto. In un anno abbiamo risparmiato 100 mila tonnellate di C02 e anche questo lo possiamo tradurre in 7-8mila alberi».

E quali saranno i prodotti e i materiali del futuro?

«In prospettiva ci sono due tecnologie che stanno avanzando: l'elettrico, su cui stiamo investendo, e la frontiera affascinante del green gas che non è ancora un business concreto ma già a fine anno avremo prodotti compatibili. Dunque, l'elettrico dove il nostro prodotto di punta sono le pompe di calore, è un mercato che sta esplodendo perché può garantire il target del 50% di consumi da rinnovabili. Le pompe di calore sono il futuro come l'auto elettrica perché siamo a emissioni zero. Abbiamo proiezioni a 5-6 anni secondo cui il fatturato dell'elettrico potrebbe raggiungere il gas ed è un passaggio epocale per un'azienda come la nostra che ha il gas nel dna. Ma, contemporaneamente, dal momento che difficilmente il gas scomparirà, stiamo portando avanti il discordo del green gas - miscelato con idrogeno – che darà un altro grande contributo. Noi, come azienda abbiamo sviluppato caldaie ‘ready for hydrogen' che potranno essere sperimentate già entro la fine dell'anno».

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Quale è stato e quale sarà l'impatto dei bonus e superbonus sul vostro business?

«È stato veramente qualcosa di sorprendente, come abbiamo condiviso con altre aziende. Tutto è partito alla fine dell'anno scorso ma nessuno si aspettava la spinta di questi primi mesi del 2021: il mercato delle caldaie sta crescendo a doppia cifra, del 20-30%, numeri che non si vedevano da anni. Due gli incentivi importanti: e se il 110% è il più eclatante ma richiede ristrutturazioni importanti, quello che funziona tanto è l'incentivo del 65% che viene scontato subito all'acquisto. Noi stiamo vivendo mesi di crescita inaspettati, le industrie stanno correndo dietro agli ordini. Per questo abbiamo spinto affinché nel Recovery Plan questi incentivi potessero andare avanti al 2023. È qualcosa di strutturale che può spingere a cambiare gli impianti nelle case delle famiglie italiane. Stiamo vivendo un grande momento di sviluppo di fatturato e di rinnovo degli impianti».

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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