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Vaiolo delle scimmie, così gli Usa hanno “perso” 20 milioni di dosi di vaccino

Quando è scoppiata l’epidemia negli Usa il vaccino Jynneos, avrebbero potuto rallentare il virus, ma la “scorta strategica” era quasi tutta scaduta

Vaccinazione contro il vaiolo delle scimmie - Afp

4' di lettura

Quando il vaiolo delle scimmie ha cominciato a diffondersi a livello mondiale e il bilancio dei contagi a crescere come mai prima in così tanti Paesi simultaneamente, gli Usa hanno guardato alla loro scorta nazionale di vaccino (di un nuovo anti-vaiolo efficace anche contro monkeypox). Il verdetto dell’inventario è stato impietoso: solo 2.400 dosi utilizzabili, numero lontano dagli oltre 20 milioni di dosi che meno di un decennio fa erano custodite nei congelatori.

La catena di eventi che ha portato questo tesoretto oggi cruciale a ridursi quasi a zero la ricostruisce il New York Times. A metà maggio emergono i primi casi di monkeypox negli Usa. Grandi quantità del vaccino Jynneos*, prodotto dall’azienda danese Bavarian Nordic, avrebbero potuto contribuire a rallentare la diffusione del virus. Ma quella che si chiama “scorta nazionale strategica” era sufficiente per vaccinare completamente solo 1.200 persone. Il resto delle dosi era scaduto.

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Il tesoretto perduto

Il problema della carenza di vaccini anti-monkeypox è stato portato più volte all’attenzione mondiale dall’Organizzazione mondiale della sanità. A circa 10 settimane dall’inizio dell’epidemia, molte persone ad alto rischio potrebbero non essere in grado di vaccinarsi, e la difficoltà di trovare le dosi necessarie potrebbe durare mesi.

Come mai gli Usa hanno perso la loro scorta? Da un lato i funzionari federali hanno scelto di non reintegrare rapidamente le dosi alla scadenza, e lo sviluppo di una versione liofilizzata del vaccino, che ne avrebbe sostanzialmente aumentato la durata di 3 anni (per una durata totale da cinque a 10 anni) ha tardato ad arrivare a compimento. Nel frattempo che la situazione non si sbloccava, gli Usa hanno acquistato grandi quantità di prodotto grezzo ancora da infialare. Il vaccino non finito rimane oggi conservato in grandi sacchi di plastica fuori Copenaghen, nella sede della Bavarian Nordic, unico produttore di Jynneos*.

Budget scarso e molte minacce

Per quasi 20 anni, il governo statunitense ha contribuito a finanziare lo sviluppo del vaccino, delle sperimentazioni cliniche e del processo di produzione dell’azienda, a un costo che sta sfiorando ora i 2 miliardi di dollari. Nonostante ciò, gli Usa non possono procurarsi dosi sufficienti per lanciare rapidamente una campagna vaccinale capillare per chi oggi risulta più a rischio: uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, e in particolare quelli che hanno più partner.

Uno dei motivi della riduzione delle scorte statunitensi di Jynneos*, si spiega, è che i funzionari federali che se ne sono occupati non avevano considerato il vaiolo delle scimmie un problema pressante. Erano concentrati su scenari più pericolosi e potenzialmente letali, come un attacco bioterroristico con vaiolo o antrace. «Dobbiamo prepararci contro molteplici minacce con un budget limitato», ha evidenziato Gary Disbrow, direttore della Biomedical Advanced Research and Development Authority (Barda).

L’emergenza coast to coast

Ora, monkeypox è emerso come una minaccia per la salute pubblica. A fine luglio, negli Stati Uniti sono stati segnalati più di 5.000 casi e San Francisco prima e lo stato di New York poi hanno dichiarato lo stato di emergenza. Contemporaneamente, l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) ha dichiarato il vaiolo delle scimmie un’emergenza mondiale. Con rischi anche per l’Europa, dove si sono registrati i primi morti, in Spagna e oltre 420 casi in Italia, dove secondo quanto si apprende dalla Regione Lazio, il vaccino prevede una prima dose e un richiamo da somministrare dopo un intervallo di 2-3 mesi. Dopo che l’Istituto Spallanzani si è detto pronto a partire la Regione precisa di essere in attesa da parte del Ministero dei criteri di definizione della platea, ovvero norme per il reclutamento e indicazione delle fasce di età..

Negli Usa un portavoce degli Health and Human Services ha detto: «Stiamo lavorando 24 ore su 24 per accelerare il numero di dosi disponibili». Dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 e le successive lettere all’antrace, il governo Usa aveva raddoppiato gli sforzi per prepararsi a future minacce.

Un chiaro pericolo era ritenuto il vaiolo, con un tasso di mortalità del 30%. Sebbene il virus fosse stato dichiarato eradicato nel 1980, ne esistevano campioni di laboratorio. Dopo il 2001, quindi gli Stati Uniti hanno cercato un vaccino efficace e con meno effetti collaterali rispetto a quelli disponibili. Entro il 2013, Bavarian Nordic aveva consegnato 20 milioni di dosi del suo nuovo vaccino contro il vaiolo allo Strategic National Stockpile, secondo il rapporto annuale dell’azienda e i documenti statunitensi. Vaccino in fiale in forma liquida congelata, con una durata di conservazione di tre anni. Alcuni esperti erano anche scettici sull’uso di una doppia dose in caso attacco bioterroristico.

Cambiare approccio

In ogni caso quando i 20 milioni di dosi di Jynneos iniziarono a scadere, con la versione liofilizzata ancora in fase di sviluppo, gli Stati Uniti ne ordinarono altri 8 milioni, che furono spedite nel 2015. Entro il 2017, tutte le 27.993.370 dosi nelle scorte nazionali di Jynneos erano scadute, sebbene gli Usa avessero ancora un’enorme scorta di altri loro vaccini contro il vaiolo.

Con troppo poco Jynneos a disposizione per contenere l’epidemia di vaiolo delle scimmie, i funzionari federali stanno ora dando di nuovo un’occhiata alle dosi scadute e sono stati inviati campioni all’azienda per i test. È «molto improbabile» che siano ancora vitali, affermano i funzionari. Ma se lo fossero si potrebbero rendere immediatamente disponibili per la risposta. Il caso Jynneos mostra per gli esperti la necessità di un approccio diverso alla preparazione in caso di minacce biologiche. «Voglio che le persone sappiano quanto è andato male, data la quantità di denaro e le risorse investite» ha affermato l’ex funzionario federale, Ali S. Khan, che fino al 2014 ha gestito l’ufficio dei Cdc (Centers for Disease Control and Prevention) che ha gestito le scorte.


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