Industria del legno

Val Camonica, una filiera solidale per ripartire dopo la distruzione della tempesta Vaia

di Natascia Ronchetti


La filiera del legno recuperato vale 1,4 mld di euro

3' di lettura

VAL CAMONICA - A pochi chilometri dal minuscolo centro abitato di Paisco Loveno (188 abitanti a oltre 800 metri di altitudine, in provincia di Brescia) gli operai del Consorzio forestale e minerario Valle Alliana bonificano una piccola porzione dei mille ettari di foresta della Val Camonica distrutta dalla tempesta Vaia dell’ottobre scorso. Tutti i giorni tagliano e ammassano i tronchi degli alberi schiantati. Poi, a fine maggio, una parte di quei tronchi – ciò che resta di aceri rossi, ornielli, faggi, larici e conifere – partirà alla volta di Bolgare, in provincia di Bergamo, dove ha sede Marlegno, azienda che costruisce case di legno. Tutto è già programmato.

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Paisco Loveno è uno degli oltre 400 comuni del Nord Italia, tra Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, colpiti dalla tempesta che, con piogge e raffiche di vento che hanno raggiunto anche i 150 km/h, ha gravemente danneggiato 42.500 ettari di boschi: una catastrofe ambientale ed economica. Marlegno, invece è una delle venti aziende che operano nel settore della trasformazione del legno – per la fabbricazione di case ma anche per la produzione di arredamento - che hanno scelto di stringere un’alleanza con le comunità colpite: diminuiranno le importazioni dall’estero, si approvvigioneranno di materia prima proveniente dalle foreste schiantate della Val Camonica.

Impresa non facile, quasi una scommessa in un Paese adagiato sulle importazioni. L’Italia infatti compra oltreconfine – principalmente da Russia, Slovenia, Croazia, Paesi tropicali – oltre l’80% del legno destinato all’industria della trasformazione. «Ma per noi la tutela dell’ambiente è strategica, un valore aggiunto fortissimo», dice l’amministratore delegato di Marlegno, Angelo Luigi Marchetti. Però c’è anche dell’altro. «C’è l’ambizione di aprire un mercato che ora non c’è, di generare una domanda nuova, che fa leva sulla solidarietà – prosegue Marchetti - . Se riusciamo a innescare una economia dal basso ci sono tutte le condizioni per sostenere un sistema industriale con prezzi competitivi».

La filiera solidale l’ha voluta Pefc Italia, associazione di governo nazionale del sistema di certificazione forestale omonimo. Ha contattato le aziende, ha convinto le prime venti, tra queste anche segherie come la Romelli Legnami di Brescia, che progetta e lavora strutture in legno massiccio e lamellare. Poi ha lanciato anche un logo (Filiera solidale Pefc – Insieme si può) che certifica la provenienza del legname dai boschi schiantati dalla tempesta, con la tracciabilità attraverso le varie fasi della trasformazione. Secondo le stime ci vorranno almeno tre anni per raccogliere tutto il legname caduto a terra, che ammonta complessivamente a 8,5 milioni di metri cubi, tanti quanti se ne tagliano selettivamente in sette anni. Cosa che spiega anche il crollo delle quotazioni. I prezzi sono precipitati.

A seconda delle zone in alcuni casi sono passati da 120 euro al metro cubo a 20. Troppo materiale a terra. Una débâcle: alle principali aste del legno si è assistito in questi mesi a una riduzione media del prezzo del 30%. Eppure, dicono le imprese che hanno dato vita alla filiera, un disastro ambientale può anche diventare una opportunità, in queste aree montane dove tante segherie, negli anni, hanno chiuso l’attività. Potrebbe dare il via a una corsa, favorendo l’apertura di nuove attività imprenditoriali. «Chiediamo alle aziende – dice Maria Cristina D’Orlando, presidente di Pefc Italia – di utilizzare il legno schiantato, sostituendo in parte le importazioni e proponiamo ai consumatori di scegliere prodotti fatti con questo legno: un’azione di solidarietà per il ripristino delle foreste perdute».

Marlegno, che lavora 5mila metri cubi all’anno, partirà per ora con una piccola quota di produzione, cominciando, contemporaneamente a sensibilizzare i propri clienti. Un primo, piccolo passo. Con la speranza di arrivare ai grandi numeri.

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