CAMMINI d’ITALIA

Val di Cembra, sui passi di Albrecht Dürer tra manieri e piramidi

Lungo il sentiero intitolato al maestro tedesco seguendo i filari dei vigneti, tra alberi di melo e creste d’argilla: in visita a mulini, castelli e al centro ornitologico

di Giambattista Marchetto


default onloading pic
Il Castello di Segonzano, circondato da vigneti, è in due dei tre acquerelli dipinti da Albrecht Dürer dopo il suo primo viaggio a Venezia

3' di lettura

In occasione del suo primo viaggio a Venezia, nel 1494, Albrecht Dürer percorre l’antica via Claudia Augusta. Gli storici dicono che, dopo una sosta all’ospizio di San Floriano presso Egna, l’artista abbia deviato lungo il sentiero per Pochi di Salorno. Superata la forra del rio Lauco, sarebbe salito al passo del Sauch, proseguendo per il lago Santo, per poi scendere a Cembra e raggiungere Faver, il castello e le formazioni rocciose oggi conosciute come Piramidi di Segonzano.

A testimoniare l’ammirazione del maestro per la valle di Cembra rimangono tre acquerelli, due dedicati al Castello di Segonzano e uno al paesaggio alpino, con le piramidi in evidenza e la distanza prospettica tra le pendici dei monti di Sover e le montagne di Fiemme.

Con lo sguardo del maestro
Attraversare la valle di Cembra con gli occhi dell’artista - o quasi letteralmente “nelle sue scarpe”, come dicono gli anglosassoni - è possibile grazie al Dürerweg. Il Sentiero del Dürer, che congiunge la Bassa Atesina all’area cembrana, è un percorso a piedi che rappresenta un antico collegamento tra il mondo tedesco e quello italiano. Seguendo le tracce del maestro si scopre il fascino del Castello di Segonzano, edificato nel medioevo da Rodolfo Scancio su autorizzazione del principe vescovo Federico Vanga e incendiato dalle truppe napoleoniche nel 1796. Oggi rimangono le rovine del maniero con la loro atmosfera di mistero.

Nel territorio di Segonzano si possono ammirare anche le “piramidi”, ovvero formazioni moreniche verticali costituite da depositi di argilla, sabbia, ciottoli e blocchi porfirici. Create naturalmente dalla disgregazione delle creste e dei fianchi della montagna operata dal movimento dei ghiacciai, sono un’attrazione singolare sul fianco della montagna.

Tra gli altri scorci immortalati dagli acquerelli e oggi riconoscibili lungo il percorso del Dürerweg ci sono il mulino di Pochi, i castagni impiantati dai Romani lungo la via Claudia Augusta e la grande gola in cui scorre il rio Lauco, oggi superata da quell’ardita opera ingegneristica ottocentesca che è il cosiddetto “ponte romano” in marmo, ma ai tempi coperta probabilmente da un ponte di legno.

Un paesaggio di vigneti
Arrivando oggi in valle di Cembra da Trento o dalla val di Fiemme, ma anche sorvolandola in elicottero per una “escursione” speciale, colpisce immediatamente il disegno paesaggistico ricamato dai vigneti. La valle è infatti una fra le zone più caratteristiche della regione con i suoi vigneti terrazzati sostenuti da muretti a secco.

I vigneti

Terra di grande tradizione vinicola e di grappe aromatiche, l’area cembrana è particolarmente conosciuta e apprezzata per i suoi Müller Thurgau, Chardonnay, Pinot nero, Schiava e Rupinio. E il paesaggio non è dominato da grandi estensioni monocolturali, bensì da piccoli appezzamenti inerpicati sui versanti delle alture che i piccoli produttori coltivano con passione, talvolta vinificando non per fini commerciali ma per accogliere gli ospiti in casa propria.

«C’è fermento e molti giovani stanno tornando al vigneto, anche se la media delle superfici per azienda nella nostra area rimane inferiore all’ettaro» conferma Mattia Clementi, presidente del Comitato Mostra Valle di Cembra che con il supporto della Strada del Vino e dei Sapori del Trentino organizza la rassegna Müller Thurgau: Vino di Montagna (nel 2019 ha celebrato la 32esima edizione).

Eppure i contadini non fanno solo uva, sottolinea Clementi. «Per ogni ettaro è necessario impiegare circa 800 ore di lavoro, tutto a mano – spiega - senza contare il mantenimento dei muretti a secco che sono fondamentali. Ecco che i nostri viticultori prima di tutto mantengono il territorio, lo proteggono, lo rendono bello e dunque sono anche una risorsa per il turismo».

Enoturismo tra muretti a secco
Attraversare in bici o a cavallo filari di vite alternati ad alberi di melo rigogliosi è un’esperienza rilassante e appassionante, seguendo il limitare del bosco e finendo per imbattersi in una pieve o nei resti del castello. E girovagando per la valle si possono scoprire il Lago di Santa Colomba, il Lago Santo e il Lago di Lases, tre splendidi specchi d’acqua perfetti per un momento di relax o per la pesca. Un altro punto di attrazione è il Roccolo Mosaner, una struttura vegetale ideata in passato per la cattura degli uccelli e oggi centro ornitologico di monitoraggio dei flussi migratori; in autunno e in primavera si può seguire direttamente l’attività scientifica di inanellamento e di studio degli uccelli.

La valle lega inoltre il proprio turismo alle proposte rurali, all’enogastronomia, alla cucina tipica. Per visite in cantina e degustazioni guidate è possibile esplorare il sito della Strada del Vino e dei Sapori del Trentino, contattare l’ente di promozione turistica a Cembra oppure direttamente il consorzio Cembrani Doc, che apre le porte delle cantine e dei produttori associati. E nel programma DiVin Ottobre, il borgo di Giovo propone il 27 ottobre un pomeriggio di festa con vini, castagne e musica.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...