Industria.

Val d’Agri diventa Energy valley Le api vigilano sull’ambiente

Il Covid non ferma il piano Eni da 80 milioni per creare un polmone verde accanto agli impianti petroliferi in Basilicata. Creato il centro Gea che si occuperà di geomonitoraggio

di Luigia Ierace

In Val d'Agri in Basilicata il progetto Eni per un polo di rilevazione

2' di lettura

Lo hanno ribattezzato Energy Valley ed è un polo tecnologico e agro-ambientale che si regge su tre pilastri: innovazione, tecnologia e sostenibilità. Sono i tre pilastri su cui Eni punta per coniugare crescita economica, inclusione sociale e rispetto dell’ambiente in Val d’Agri, la valle del più grande giacimento europeo di petrolio su terraferma che si trova in Basilicata . Prende forma così hub dell’innovazione all’interno di un polmone verde vicino all’impianto petrolifero: 70 ettari di terreno, in espansione, perché la pandemia ha solo rallentato gli investimenti. Circa dieci milioni degli 80 previsti sono stati già spesi.

Va avanti, quindi, la realizzazione di una macro-area agro-produttiva attrezzata adiacente al Centro olio Val d’Agri per una maggiore integrazione tra contesto industriale, naturale e sociale ed è partito il Centro di monitoraggio ambientale Gea (Geomonitoraggi emissioni ambientali), primo esempio del genere realizzato da un’azienda privata, che ha fatto del Distretto meridionale Eni un modello nell’adozione di tecnologie digitali più innovative.

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Ubicata nella zona Vigne, a Viggiano, in un villino di campagna ristrutturato, Gea è una struttura ad alta tecnologia che raccoglie e elabora ogni giorno i parametri ambientali acquisiti dalle reti di monitoraggio su un’area di circa 660 chilometri quadrati. Nasi elettronici, fonometri, centraline di rilevamento per la qualità dell’aria e per i controlli di acque e suolo nell’area del Cova, cui si aggiungono “sentinelle” dell’ambiente: api e bovini al pascolo cui è affidata un’azione di biomonitoraggio.

Si è partiti con il progetto pilota Agrivanda, realizzato con la Fondazione Eni Enrico Mattei, su circa 11 ettari di terreno. Eni punta a replicare in Basilicata con produzioni di nicchia lo schema virtuoso di accordo con i pescatori, che portò alla nascita a Ravenna di cooperative per la raccolta delle cozze sulle gambe delle piattaforme petrolifere e per la loro commercializzazione. In Val d’Agri è stato scelto il settore dell’apicoltura e delle erbe officinali per la nascita di piccole filiere di eccellenza: dallo zafferano alla rosa damascena che si sono aggiunte alla lavanda (il cui primo raccolto è stato di 270 chili con oltre 1.000 sacchetti profumatori, realizzati da una cooperativa di ragazzi con disabilità) e al miele, prodotto e confezionato da apicoltori locali (170 chili dai 12 alveari, ora saliti a 20 con 200.000 api “sentinella” per 35 chilometri quadrati di territorio da esplorare vicino al Cova).

Dalle api ai bovini. Con la Coldiretti Basilicata, l’Azienda sanitaria di Potenza e l’Istituto zooprofilattico sperimentale di Puglia e Basilicata, è stata realizzata una piattaforma tecnologica che ha visto dotare i bovini al pascolo nelle aree interessate dalle attività di Eni in Val d’Agri, di collari intelligenti che tracciano i loro spostamenti in relazione alle aree dove vivono e si alimentano e forniscono i dati di ogni animale: incrociati con le analisi biologiche di laboratorio su carne e latte degli stessi bovini, i dati danno un quadro sullo stato di salute di ambiente e qualità dei prodotti.

L’evoluzione del progetto è la nascita di un Centro di formazione e sperimentazione agricola (Casf): 25 ettari di terreni destinati a frutteti, oliveti e vigneti e a prati fioriti, con serre, sistemi di irrigazione avanzati e una stazione di meteo rilevamento digitalizzata.

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