Strategie

Val d’Oca punta sull’Uvaggio Storico per caratterizzare il suo prosecco

La cantina nata nel 1952 che associa 600 viticoltori che operano su mille ettari di vigneto lancia una linea con vecchi uvaggi autoctoni

di Giorgio dell'Orefice

(Massimiliano - stock.adobe.com)

3' di lettura

Solo chi è riuscito prima a produrre e poi vendere in media 600 milioni di bottiglie di vino l'anno affermando sui mercati internazionali un prodotto come eccellenza del made in Italy può ora imbarcarsi in un'altra avventura altrettanto ambiziosa: quella di provare a segmentare e valorizzare una produzione tra le principali per volumi al mondo tra quelle realizzate in una singola area e denominazione.

Siamo nell'area del Prosecco, un universo nel quale già si contano tre differenti denominazioni d'origine: il Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene, quello di Asolo e dei colli Asolani (due distinte Docg) e poi la macro denominazione del Prosecco Doc da Vicenza e dal Veneto Occidentale arriva a comprendere il paesino di Prosecco in provincia di Trieste. Una segmentazione già naturale ma che evidentemente non basta a differenziare una produzione che come accennato conta oltre 600 milioni di bottiglie. E così da qualche anno a questa parte sono cominciati ad emergere vari tentativi di caratterizzare la produzione delle più famose bollicine italiane.

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Una prima chance esisteva già da anni ed è quella racchiusa nel cru della collina di Cartizze. Ma successivamente la strada delle microzone è stata imboccata ad esempio con le “rive” ovvero piccoli appezzamenti spesso scoscesi in aree tradizionali e che si caratterizzano una viticoltura particolarmente difficile e per questo definita “eroica”.Altri produttori hanno invece percorso, sempre nell'ottica della differenziazione e caratterizzazione, la strada della riscoperta delle tradizioni come ad esempio i piccoli produttori della Docg di Asolo che hanno puntato sulla produzione Col Fondo, ovvero con i caratteristici residui che si posano sul fondo della bottiglia e che conferiscono alla produzione un forte senso di legame con le tradizioni.

Rientra in questo filone l'iniziativa avviata da un'altra cantina storica: la cantina produttori di Valdobbiadene, Val d'Oca. La cantina nata nel 1952 e che oggi associa 600 viticoltori che operano su complessivi mille ettari di vigneto ha da poco lanciato la linea di Prosecco superiore di Conegliano Valdobbiadene Docg “Uvaggio Storico”.

«Si tratta di un'etichetta – spiegano alla Cantina produttori di Valdobbiadene, Val d'Oca – che nasce da un progetto di tutela e valorizzazione di vitigni autoctoni. Una volta infatti il Prosecco si faceva così, con un uvaggio che combinava più varietà locali. Oltre alla Glera, venivano infatti impiegate alcune uve autoctone presenti sui colli di Valdobbiadene: Verdiso, Perera e Bianchetta Trevigiana. Coinvolgendo sei dei suoi 600 viticoltori associati, la Cantina Produttori di Valdobbiadene ha voluto conservare e coltivare, in piccoli appezzamenti, alcuni vigneti composti da queste varietà originali e valorizzarli con la produzione di un Prosecco “alla maniera antica”. Anche lo stile è quello tradizionale, ovvero di un Dry, dal palato più morbido, proprio come era in uso un tempo».

Questa iniziativa di differenziazione tutta su basi autoctone fai il paio poi con una seconda opportunità questa volta aperta dalla normativa nazionale. I vigneti dei soci della Cantina produttori di Valdobbiadene hanno infatti già ottenuto dalla scorsa vendemmia la certificazione del sistema di qualità nazionale produzioni integrate (Sqpni) che da poche settimane coinvolgerà anche le bottiglie dell'Uvaggio Storico mentre con la prossima vendemmia, quella 2021, tutti i mille ettari di vigneto che fanno capo alla cantina Val d'Oca saranno certificati secondo il nuovo sistema.

Infine e sempre in tema di sostenibilità va segnalata l'iniziativa della Cantina produttori di Valdobbiadene che si basa sull'innovativa tecnica basata sulla fertilità anticipata delle gemme.
«Nel periodo autunnale – concludono alla cantina Val d'Oca – si raccolgono decine di campioni di tralci, in vari vigneti sparsi nella Docg Valdobbiadene e Asolo. In serra poi, attraverso una procedura controllata, viene anticipato il germogliamento. Dai rilievi che vengono effettuati si riesce a prevedere la fertilità dell'annata successiva, così da poter dare indicazioni precise ai viticoltori associati affinché pratichino una potatura consapevole, ottenendo un corretto equilibrio della pianta per un prodotto di alta qualità».

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