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Valanghe di mail e foto: così ora Gmail può diventare a pagamento

Da qualche mese, infatti, il colosso di Mountain View ha lanciato Google One, che di fatto è un posto dove confluiscono tutti i servizi di Big G con uno spazio di archiviazione a pagamento

di Biagio Simonetta


Gmail testa la posta programmata

3' di lettura

Ci sono almeno due fattori che hanno consentito a Gmail di diventare, in 15 anni, il primo servizio di posta elettronica al mondo per numero di account attivi: il primo riguarda la casa madre del servizio, che è Google non ha bisogno di presentazione; il secondo è lo spazio di archiviazione, molto generoso, che soprattutto qualche anno fa era un vantaggio notevole rispetto ai competitor.

Oggi Gmail può contare su oltre 1,5 miliardi di utenti. E difficilmente, fra questi, troverete degli scontenti. Il servizio offerto è fra i migliori in circolazione, filtra abbastanza bene lo spam, è integrato in un ecosistema (quello di Google, che comprende Drive, Foto e tutto il resto) che con gli anni è diventato un ottimo strumento di lavoro e di archiviazione. E inoltre è gratis.

Google One, il conto di Big G
Ora, però, qualcosa potrebbe cambiare. E sembra sempre più vicino il momento in cui Google busserà per chiedere il conto. Da qualche mese, infatti, il colosso di Mountain View ha lanciato Google One, che di fatto è un posto dove confluiscono tutti i servizi di Big G con uno spazio di archiviazione a pagamento. Le tipologie di abbonamento offerte sono diverse: si va dai 20 euro annui per 100 gigabyte di spazio (oppure 1,99 euro al mese), fino a 300 euro al mese per 30 terabyte (dedicato a profili con esigenze professionali). Esistono inoltre alcune tipologie di abbonamenti ad hoc per le famiglie: si acquistano 100 gigabyte di spazio e poi si dividono con un massimo di 5 account.

La mossa di Google
E perché Google One potrebbe interessare un po’ tutti gli utenti Gmail? Perché la mossa di Google parte da lontano. Nel 2013, infatti, l’azienda californiana decise di creare il suo ecosistema: Gmail, Google Drive, Google Foto e servizi simili. E diede 15 gigabyte gratuiti a tutti gli utenti. Uno spazio importante, anche perché senza alcun costo. Uno spazio che, per una gestione normale di un account mail è sicuramente sufficiente. Il punto è che dal 2013 a oggi, però, quei 15 gigabyte sono rimasti tali. Ed è logico che in 6 anni siano diventati più stretti. Anche perché, Gmail a parte, confluiscono in quello spazio tutti i file caricati in Drive e le foto caricate in Google Foto. Soprattutto queste ultime (che con alcuni smartphone Android finiscono automaticamente nel cloud di Google) incidono in modo pesante sullo spazio rimanente. Così oggi, molti utenti Gmail si trovano nella condizione di dover effettuare un upgrade del piano di archiviazione. E a sborsare dei soldi per continuare ad utilizzare il servizio.

Cosa fare
Chiaramente esistono strade alternative, per chi non vuole sottoscrivere abbonamenti a pagamento. La prima, che è anche la più semplice, è quella di effettuare una pulizia della propria casella di posta elettronica. Gmail classifica i messaggi in tre macro-categorie: Principale, Social e Promozioni. Svuotare le ultime due può essere un buon inizio. Sulla casella “Principale”, invece, va fatta una scrematura ad hoc. Magari per mittente.

Un’altra pratica interessante può essere quella dell’account secondario. Aprire un nuovo account Google, e impostarlo come principale per il servizio Google Foto, può consentirci di liberare gigabyte importanti per continuare a usare la casella Gmail senza grossi problemi.

La strada dell’abbonamento
Google non è la prima azienda a scegliere la strada dell’abbonamento per monetizzare i suoi servizi. Un altro esempio molto calzante è quello di Apple, tra le prime a scegliere questo modello di business. Oggi, per gli utenti del colosso di Cupertino, lo spazio gratuito disponibile su iCloud è pari a 5 gigabyte, superati i quali sono previsti dei piani a pagamento:  da un euro al mese per 50 giga a 3 euro per 200. Si tratta di cifre abbastanza esigue, certo. Ma per anni gli utenti sono stati abituati a usufruire di alcuni servizi senza pagare niente. Oggi, con l’esplosione dei dati e la necessità ormai comune di avere uno spazio in cloud, la strada dell’abbonamento è ben tracciata. E forse, un giorno, ci faremo l’abitudine. 

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