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Valdés torna in Italia: l’arte come pretexto

In mostra al Museo di Palazzo Cipolla 70 opere dagli anni ’80 a oggi. La Galleria Contini lo rappresenta in Italia, stabile il fatturato in asta negli ultimi tre anni

di Laura Traversi

Manolo Valdés. Roma, Palazzo Cipolla © Manolo Valdés by SIAE 2020

4' di lettura

Presente da decenni nelle principali fiere internazionali, da Art Basel Miami al Tefaf , presso gallerie multisede come la storica Marlborough (London-New York) ma anche Opera Gallery (Parigi, New York, Singapore) e Beck & Eggeling (Düsseldorf), l'artista Manolo Valdés (Valencia, 1942) è ora a Roma, nel Museo di Palazzo Cipolla, sede della Fondazione Terzo Pilastro presieduta da Emmanuele Emanuele, con la mostra intitolata Manolo Valdés. Le forme del tempo fino al 10 gennaio 2021, curata da Gabriele Simongini. Valdés ha molto amato la città eterna già da studente, ha esposto in Italia dal 1965, ventiduenne, fino al 2018, quando ha popolato Pietrasanta con 33 opere, attirandovi molte migliaia di visitatori, e ha rappresentato la Spagna alla 48° Biennale di Venezia (1999).

Manolo Valdés, Reina Mariana, 1997, Legno, cm 182 x 132 x 89, Galleria d'Arte Contini, © Manolo Valdés by SIAE 2020

Le 70 opere esposte, datate dagli anni Ottanta ad oggi, sono rappresentative di una doppia vocazione. Quella pubblica: dal 1999 ha realizzato venti opere monumentali per Biarritz, Bilbao, Montecarlo, Murcia, Madrid, New York, Parigi, Hong-Kong, Singapore, Valencia. L'altra, quella del collezionismo internazionale del XXI secolo, rafforzatasi a partire dalla retrospettiva al Guggenheim Museum di Bilbao (2002). Di fronte alle sue monumentali Meninas, immediato connettersi con la memoria a Velasquez e a molti artisti di cui lui stesso dice: “ Costruiamo su ciò che la storia dell'arte ha messo nelle nostre mani…una magnifica scusa per raccontare altro, per fare un discorso più ampio sulla vita umana”. Oltre a Velasquez, Picasso, Matisse, Giotto o Cézanne, ma anche Rogier van der Weiden, Tiziano, Ribera, Zurbarán, Rembrandt, Manet, Goya, Sonia Delaunay, Léger, PopArt “como pretexto” che include il tempo, o l'esperienza fra loro e l'artista spagnolo residente a New York (con studio anche a Madrid). Tempo come vero motore delle tante forme del mondo, che lui “non cerca, ma trova”. “Amo dire che sono un artista di repertorio, come quei cantanti lirici a cui piace interpretare determinate opere perché le cantano meglio. Le immagini sulle quali torno non si esauriscono mai”.

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Manolo Valdés, Libreria (4 mòdulos), 1996, legno, cm 255 x 346 x 23, Collezione privata, ©Manolo Valdés by SIAE 2020

Il trend di mercato

Il materiale che lavora e manipola incorpora spesso la sorpresa di un trompe-l'oeil. Non è alabastro ma bronzo, non è cemento ma alluminio, non è bronzo ma legno. Non ritratti senza volto ma tracce mnemoniche indimenticabili, cucite su juta. Non è pittura ma quasi scultura polimaterica su grandi tele (dagli anni '80-'90), sin qui meno note in Italia, ma più spesso aggiudicate nelle aste globali. Un sostanziale cortocircuito sensoriale, di genio, di un artista generoso nel comunicare col pubblico, che in effetti lo premia con quotazioni medie indicanti una crescita di valore, su base ventennale, del 100% (100 € investiti su di lui nel 2000 valgono 212 € nel 2020) e lo collocano al 276° posto su base globale, secondo artprice . Il suo record d'asta assoluto è un' “Infanta Margarita” in bronzo alta 2 metri, venduta nel 2011 a 544.000 €. Il dipinto più pagato (2008) è stato un “Matisse como pretexto” (1988, 170 x 242 cm), a 505.000 €, valore sfiorato anche nel 2019 da “Retrato Con Mancha Azul y Blanca” (2017, 190 x 152 cm) a 500.000 €. Livello mantenuto nel difficile 2020, con la massima aggiudicazione a 334.000 €, per un formato minore (2018, 142 x 94 cm). Al primo mercato, nella penisola, dà voce la Galleria Contini di Venezia, che ne ha l'esclusiva da cinque anni, dopo averlo collezionato per trenta (Stefano Contini).

Manolo Valdés. Roma, Palazzo Cipolla © Manolo Valdés by SIAE 2020

Prima del pandemico 2020 i collezionisti di Valdés “erano al 70-75% all' estero e al 25-30% in Italia. Con una distribuzione tra Usa (35%), Cina (30%) ed EU (5%). Il restante 30-35% circa in Oriente e Medio Oriente.”In asta il suo mercato è solido e sta tenendo malgrado il Covid. Negli ultimi 20 anni ha raggiunto un fatturato totale di circa 45 milioni di €, concentrato in Gran Bretagna e Stati Uniti per un valore superiore a 32 milioni di €, seguiti da Francia, Spagna, Finlandia e Germania. Ha venduto soprattutto opere di valori compresi tra 100.000 e 500.000 €, per fatturato il 66% di pittura (191 opere), 32% di scultura (114 opere) e meno del 3% grafica (tra 1000- 5000 €). Infine, la percentuale di invenduto in asta è del 31,4%.

Manolo Valdés nel suo studio di New York, ©Manolo Valdés by SIAE 2020

La Galleria Contini, centrata sul sofisticato mix culturale da Biennale Internazionale, non trascura gli appuntamenti fieristici di Artefiera (Bologna) e Miart (Milano). Le sue tre sedi lagunari, con una media pre-lockdown di 3/400 visitatori al giorno, ricevono ora, per gli artisti rappresentati (insieme a Valdés, Pablo Atchugarry, Fernando Botero, Robert Indiana, Igor Mitoraj, Zoran Music e molti altri), via Artsy e Artnet , una confortante media di 6-8 manifestazioni d'interesse al giorno. “Lo zoccolo duro del collezionismo italiano è davvero importante ma quando una transazione si concretizza, talvolta non si conoscono neanche di persona i compratori…Si recita a soggetto, ma ciò che conta è l'artista” spiega Stefano Contini. Dello speciale rapporto di Valdés homo faber colla materia, Simongini scrive nel catalogo della mostra: “La materia è la sostanza, ma anche il tema…i materiali sono dominanti, il soggetto è una scusa“. Ama la materia del fare come la memoria collettiva delle arti, tanto da cucire di persona ogni frammento della “polifonia tecnica” delle sue creazioni. Tanto da sfruttare gli incidenti di fonderia (Kosme de Barañano) in chiave espressiva ed informale, scrive il curatore. Atterrate ora nell'Urbe, le sue creature accendono relazioni dirette anche con tre capitali opere romane di Velasquez, a pochi metri, nei sempre aperti Musei Capitolini e Galleria Doria Pamphilj . Meno accessibile la terza, nella Galleria Pallavicini.

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