INNOVAZIONE

Vale 391 milioni il business degli incubatori italiani

Secondo Social Innovation Monitor, l’Italia ha meno strutture per l’innovazione rispetto agli altri paesi europei. Sono 2.800 le startup incubate

di A.Mac.

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Secondo Social Innovation Monitor, l’Italia ha meno strutture per l’innovazione rispetto agli altri paesi europei. Sono 2.800 le startup incubate


4' di lettura

Gli incubatori italiani sviluppano un mercato di circa 390 milioni di euro. La stima al 2018, elaborata da Social Innovation Monitor (Sim), tiene conto dell'aumento del numero di incubatori individuati in Italia: da 171 a 197,
ossia una crescita del 15,2% in un anno. In aumento anche i dipendenti che hanno superato le mille unità. L’indagine, che presentata venerdì 31 gennaio, spiega i servizi offerti da queste streutture alle società incubate, che hanno riecvuto finanziamenti per oltre 217 milioni.

Quanti sono gli incubatori e dove si trovano
Rispetto al 2017 si è verificato un aumento del numero di incubatori individuati in Italia: da 171 a 197 (+15,2%). Nonostante questo l’Italia è indietro rispetto a Francia (284), Gran Bretagna (274), Germania (247); più vicina la Spagna (215).

In particolare, è cresciuto il numero di incubatori individuati sia nelle regioni del Nord Est (crescita del 22,9% rispetto al 2017) sia nelle regioni del Sud e isole (+21,9%). Quasi il 60% di incubatori si trova nel Nord Italia. La Lombardia è la regione che ospita il maggior numero di incubatori, con il 26,4% del totale, seguita dall’Emilia Romagna, con il 12,69%, e il Lazio con l'8,63 per cento.

Oltre mille dipendenti
L'ecosistema degli incubatori italiani si è consolidato anche in termini di dipendenti: i 197 incubatori italiani occupano circa 1.100 dipendenti.
“Ci aspettavamo potesse iniziare ad esserci un rallentamento del fenomeno di incubazione e accelerazione dopo la forte crescita degli ultimi anni, invece nascono nuovi incubatori e acceleratori e molti di quelli esistenti si consolidano in termini di fatturato e numero di imprese incubate” ha sottolineato Paolo Landoni, docente del Politecnico di Torino, direttore scientifico della ricerca.

Pubblico o privato?
Per quanto riguarda la natura giuridica il 62,4% degli incubatori è di natura privata, il 15,2% ha natura pubblica (cioè questi incubatori sono gestiti esclusivamente da amministrazioni o enti pubblici, spesso tramite la creazione di società «in-house») e il 22,4% ha natura ibrida. Tra gli incubatori sono presenti 18 incubatori corporate (cioè legati a imprese di grandi dimensioni) e 27 incubatori universitari.

Il business
Il fatturato totale degli incubatori italiani del 2018 è di 391 milioni di euro, la media dei fatturati si aggira intorno ai 2 milioni di euro (+52% rispetto al 2017). Questa crescita è dovuta alla crescita di un ridotto numero di incubatori di grandi dimensioni. La mediana, infatti, è pari a 350mila euro di fatturato per incubatore. “Gli acceleratori e incubatori italiani - commenta Angelo Coletta, presidente di Italia Startup - svolgono un ruolo cruciale di scouting, di accelerazione e di accompagnamento delle giovani imprese innovative, soprattutto nella loro fase di avvio. Il nostro auspicio, tra gli altri, è che il Fondo Nazionale Innovazione abbia particolare attenzione nei confronti di questi importanti attori dell'ecosistema italiano, diffusi capillarmente sul territorio e concentrati soprattutto nella delicata fase di primo sviluppo delle startup italiane” .

Quali servizi?
Gli incubatori italiani ritengono molto rilevante offrire servizi di accompagnamento manageriale, supporto nello sviluppo di relazioni (networking) e supporto alla ricerca di finanziamenti. Rispetto all'anno precedente la media dei finanziamenti ricevuti dalle organizzazioni incubate è cresciuto da 1,18 milioni di euro a 3,30 milioni di euro (+179%). Il 27% degli incubatori italiani detiene quote societarie nelle organizzazioni incubate.

Le startup incubate
Rispetto all'anno precedente, il numero delle startup incubate in Italia è passato da circa 2.400 a circa 2.800 (+15%). Si conferma il dato del 40,4 % delle start up incubate che operano in servizi di informazione e comunicazione. Il secondo settore più rappresentato rimane quello legato ad attività professionali, scientifiche e tecniche, con il 27,2% del totale. Il terzo settore maggiormente rappresentato è il manifatturiero con il 19,4%.
Più del 70% delle startup incubate si trova nell'Italia settentrionale, ma anche in questo caso la crescita maggiore si registra al Sud.

Impatto sociale
Più della metà degli incubatori ha supportato organizzazioni a significativo impatto sociale (51,9%). Per quanto riguarda l'analisi dei settori di appartenenza, rispetto all'anno scorso i “social incubator” hanno fatto registrare un aumento del numero di realtà che operano nel settore legato alla protezione dell'ambiente (da 28 a 72), rimangono ben rappresentati i settori Salute&Benessere (38 realtà) e Cultura, arti e artigianato (31 realtà).

L’indagine
La ricerca Social Innovation Monitor (Sim), 2019, “Impatto degli incubatori/ acceleratori italiani-Report pubblico 2019” è un’analisi sviluppata dal team di ricerca Social Innovation Monitor (Sim) con base al Politecnico di Torino, in collaborazione con Italia Startup e Pni Cube ed il supporto di Banca Etica, Compagnia di San Paolo, Experientia, Impact Hub Milano, Incubatore Imprese Innovative Politecnico Torino (I3P), Instilla, Iren, Make a Cube3, SocialFare e Social Innovation Teams.
La ricerca è basata sull'identificazione e poi il coinvolgimento (survey) degli incubatori e acceleratori italiani e l'utilizzo di database come quello dei bilanci delle imprese e quello delle startup innovative.
Lo studio ha realizzato, una mappatura aggiornata a livello nazionale delle attività di incubazione e di accelerazione di startup, evidenziando modelli di business, peculiarità, servizi offerti e le differenze tra le diverse tipologie di incubatori/acceleratori.

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