sostenibilità

Valentino abolisce la lana di alpaca dopo l’appello dell’organizzazione Peta

La decisione della maison del lusso è arrivata dopo l’inchiesta degli attivisti per i diritti degli animali che mostra la crudeltà delle pratiche di tosatura

di Redazione Moda

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La decisione della maison del lusso è arrivata dopo l’inchiesta degli attivisti per i diritti degli animali che mostra la crudeltà delle pratiche di tosatura


2' di lettura

Dopo aver visto una video-indagine della Peta (acronimo di People for the Ethical Treatment of Animals) che ha fatto emergere come gli alpaca urlino e si disperino durante grossolane operazioni di tosatura e come vengano lasciati sanguinanti con ferite da taglio profonde, Valentino ha confermato che «interromperà la produzione di capi in cui l’alpaca è presente entro la fine del 2021».

L’articolo (in inglese) dal sito della Peta (ATTENZIONE: c’è anche il link al video, che contiene immagini disturbanti): Huge News! Fashion House Valentino to Stop Using Alpaca

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L’impegno dell’organizzazione Peta
Un’indagine sotto copertura presso Mallkini – il più grande allevamento privato di alpaca al mondo, situato in Perù – ha mostrato che gli operai trattenevano forzatamente per le orecchie gli animali in palese difficoltà, sottoponendoli a rozze operazioni di tosatura per mezzo di apparecchi elettrici mentre, piangenti, urlavano e si dimenavano arrivando addirittura a scatenare il vomito per paura e stress. La tosatura rapida e noncurante ha lasciato gli animali con ferite profonde, che sono state cucite senza anestesia adeguata.

La presa di posizione della catena Marks&Spencer
La catena di abbigliamento (e non solo) Marks&Spencer, che ha oltre 1.400 negozi in 57 paesi, ha affermato che l’indagine ha messo in luce «preoccupazioni circa il benessere degli animali allevati per produrre la lana di alpaca» e ha preso la decisione di eliminare gradualmente l’uso limitato della fibra nelle sue collezioni.

L’invito a seguire l’esempio di Valentino
«La decisione di Valentino eviterà che molti alpaca vengano torturati per la moda», sottolinea Patrizia Re, consulente aziendale di Peta. «Invitiamo tutti i designer a proteggere questi animali vulnerabili seguendo l’esempio di Valentino e rinunciando a vendere prodotti che sono il risultato di crudeltà». Peta sottolinea che, oltre a causare immense sofferenze agli alpaca, la produzione di lana di alpaca è anche terribile per il pianeta. È il claim stesso dell’organizzazione a spiegare la posizione sull’utilizzo degli animali per l’abbigliamento o gli accessori: «Animals are not ours to experiment on, eat, wear, use for entertainment or abuse in any other way»: gli animali non esistono perché noi esseri umani li si possa usare per fare esperimenti, mangiare, vestirci, divertirci o per abusarne in qualsiasi altro modo.

Gli effetti sull’ecosistema
L’Indice Higg di sostenibilità ambientale dei materiali ha classificato la lana di alpaca come il secondo materiale più dannoso per l’ambiente dopo la seta, rilevando che è sei volte peggiore del poliestere e più di quattro volte peggiore di modal, viscosa, rayon, lyocell, acrilico e altri materiali vegani.

Gli altri marchi che hanno rinunciato all’alpaca
Valentino si unisce a Uniqlo – la terza catena più grande di abbigliamento al dettaglio al mondo – Esprit e Marks&Spencer nel vietare il materiale. Gap Inc. (che possiede Banana Republic, Athleta e altri marchi) e il gruppo svedese H&M (che possiede otto marchi) hanno interrotto i rapporti con la società che controlla Mallkini, il gruppo Michell, il più grande gruppo peruviano per l’export di alpaca .

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