Gioielleria

Valenza, export a picco si aprono spiragli dalla Cina

Le circa 1.500 imprese del distretto hanno subito gli effetti della pandemia: nel primo semestre le vendite all'estero sono calate del 52,6% per i blocchi internazionali

di Giulia Crivelli

default onloading pic
La linea Petit Garden di Pasquale Bruni

Le circa 1.500 imprese del distretto hanno subito gli effetti della pandemia: nel primo semestre le vendite all'estero sono calate del 52,6% per i blocchi internazionali


3' di lettura

Non è l’unico tra i distretti italiani della gioielleria e oreficeria, ma è tra i più grandi e famosi. Parliamo di Valenza Po, cittadina in provincia di Alessandria intorno alla quale, a partire dalla metà dell’Ottocento, sono nate e cresciute migliaia di piccole e medie imprese e di laboratori. Alcune sono diventate aziende note a livello mondiale e con marchi altrettanto globali, da Damiani a Giorgio Visconti, da Pasquale Bruni a Crivelli e Recarlo, solo per fare alcuni nomi. Nel complesso, il distretto è composto da circa 1.500 imprese e il 70% delle pietre preziose, diamanti compresi, importate in Italia è destinato al distretto piemontese.

Valenza e gli otto centri limitrofi che compongono il distretto hanno dovuto fronteggiare – al pari degli altri, Vicenza in primis – la concorrenza, non sempre leale, dei produttori indiani e asiatici. La resilienza è legata anche alla formazione: a Valenza ci sono due scuole, una statale e una regionale, che si rivolgono a creativi e tecnici provenienti da ogni parte del mondo per imparare le tecniche e gli stili di lavorazione in oreficeria e al 2005 risale l’apertura di un museo del gioiello. L’intera filiera, in gran parte ancora intatta, lavora per altri grandi nomi del lusso italiano e francese e la maison Bulgari (si veda l’articolo in pagina) concentra da sempre la produzione dei suoi gioielli nel distretto di Valenza.

Loading...

La pandemia ha avuto effetti molto negativi sull’intero comparto italiano della gioielleria e ancora maggiore su Valenza, che ha da decenni una fortissima vocazione all’export. Sulla base delle elaborazioni effettuate dal Centro studi di Confindustria Moda su dati Istat, nel primo semestre 2020 l’export del settore orafo-argentiero-gioielliero (Oag) nel suo complesso è calato del 41,6% a 1,974miliardi, a fronte di una discesa delle importazioni del 44,7% a circa 530 milioni. Il saldo commerciale resta dunque molto positivo (1,443 miliardi), ma tanto dipenderà dal secondo semestre e dall’evoluzione dell’emergenza sanitaria - e quindi economica e sociale – nel mondo. Le performance negative delle esportazioni (che per Valenza valgono circa il 65% della produzione) del periodo gennaio-giugno risultano piuttosto allineate ai principali distretti – si legge nello studio di Confindustria Moda –. Arezzo, Vicenza e Milano flettono tutte del 40%, mentre Valenza-Alessandria perde il 52,6%.

Dati confermati dalla nota trimestrale della Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, che inquadra la situazione negativa del distretto di Valenza in quella del comparto orafo a livello mondiale durante il primo semestre 2020. «Nel periodo gennaio-giugno la domanda globale di oreficeria è crollata – spiega Stefania Trenti, economista di Intesa Sanpaolo –. Quotazioni dei preziosi a livelli massimi, canali distributivi e flussi turistici compromessi dalle misure di contenimento, calo dei redditi disponibili e incertezza sul futuro hanno contribuito al dimezzamento della domanda di gioielli in oro a livello mondiale».

Sempre dando uno sguardo all’Italia nel suo complesso, nel secondo trimestre, l’export di gioielli in oro ha toccato i minimi storici nel secondo trimestre e di conseguenza la produzione e il fatturato del settore oreficeria-bigiotteria sono calati del 40% circa nel primo semestre. Stefania Trenti riflette anche sulle quotazioni e la domanda delle materie prime necessarie alla filiera, in primis l’oro: «Anche nel secondo trimestre, le elevate quotazioni dei prezzi dell’oro e le misure di contenimento della pandemia, introdotte in Cina e a seguire negli altri Paesi colpiti dal virus, hanno fortemente influenzato la domanda di gioielleria a livello globale», sottolinea l’economista di Intesa Sanpaolo.

Tornando ai distretti, dalla nota della Direzione Studi e ricerche dell’istituto bancario emerge lo stesso scenario delineato da Federorafi e Confindustria Moda: «Il blocco degli acquisti a livello mondiale e il conseguente brusco ripiegamento dell’export italiano è diffuso anche tra i principali poli produttivi», sottolinea Stefania Trenti, citando per Valenza il dato del primo semestre (-52,6%) e, ancora più indicativo, quello del periodo aprile-giugno (-70,7%, con contributi negativi da parte di tutti i principali mercati, Svizzera e Francia innanzitutto).

Le fondamenta però sono forti e la situazione sembra pertanto essersi avviata su un sentiero di graduale e lento recupero, fortemente condizionato dall’evoluzione dei prezzi dei preziosi e dall’impatto sui redditi della crisi indotta dal virus, «che difficilmente potranno portare ad un recupero significativo delle vendite di gioielli nell’ultima parte del 2020 – conclude l’economista –. Qualche segnale di maggiore dinamismo potrebbe arrivare dalla Cina, primo Paese uscito dalla pandemia, in cui la domanda di gioielleria in oro potrebbe beneficiare di un maggior numero di matrimoni posticipati nei primi mesi dell’anno a causa delle misure di contenimento».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti