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Valenza, la filiera del gioiello riparte in sicurezza con il Politecnico

Export in crescita, commesse da tutto il mondo: il gigante Bulgari, le due aziende Crivelli Gioielli e Gioj, insieme alla piccola Filostil testano il rigido protocollo

di Filomena Greco

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(AdobeStock)

Export in crescita, commesse da tutto il mondo: il gigante Bulgari, le due aziende Crivelli Gioielli e Gioj, insieme alla piccola Filostil testano il rigido protocollo


2' di lettura

Riparte dopo quasi due mesi di blocco e lo fa candidandosi a diventare Betatester per il Protocollo di sicurezza messo a punto dagli esperti del Politecnico di Torino destinato alla Fase 2 nel mondo produttivo. Parliamo della cittadella orafa di Valenza, in provincia di Alessandria: 850 imprese e circa 7mila addetti presenti sull’intera filiera dei gioielli, dalle pietre preziose fino alle lavorazioni finali.

Secondo i dati elaborati dall’Istat, proprio Valenza è la prima città d’Italia per la quota di addetti fermi in fase di lockdown, quasi l’80% del totale. «I dati dimostrano come la sospensione delle attività nella nostra città sia stata praticamente totale – commenta Alessia Crivelli, presidente della Fondazione Mani Intelligenti – abbiamo il primato nazionale per percentuale di attività sospese, un primato che può essere letto in tanti modi ma che sicuramente denota coraggio e responsabilità considerato che abbiamo sospeso spontaneamente prima del decreto della presidenza del Consiglio». Il settore, sottolinea Crivelli, vive un momento «di forte crescita del mercato mondiale del gioiello, abbiamo commesse attive e siamo pronti a ripartire senza trascurare la sicurezza delle nostre persone».

Saranno quattro, in particolare, le aziende del settore a fare da “cavie” per mettere a punto le pratiche in grado di garantire la sicurezza all’interno delle aziende, tra loro c’è il gigante Bulgari, con circa 700 addetti, accanto a un piccolo produttore come Filostil (15 addetti) e altre due imprese, Gioj e Crivelli Gioielli, con 50-60 addetti, l’una operante in un ambito industriale l’altra invece in un contesto urbano, come spesso accade per le imprese valenzane. «Abbiamo scelto tipologie di imprese diverse tra loro e rappresentative del tessuto orafo valenzano» spiega Crivelli. Gestire i flussi, organizzare turni di lavoro, contenere il più possibile gli spostamenti e predisporre l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale sono stati i capitoli gestiti in vista della ripresa che per la stragrande maggioranza delle aziende è cominciata ieri, mentre Bulgari riaprirà il 18. «Per gestire i flussi in azienda e ridurre il numero di addetti presenti – aggiunge Alessia Crivelli – organizzeremo almeno due gruppi di lavoro presenti a giorni alterni, almeno per la produzione. Per ridurre poi il numero di entrate e uscite faremo la pausa pranzo in azienda con un pasto portato da casa».

In vista della riapertura le aziende hanno sanificato le aree di lavoro e recuperato i Dpi per i propri addetti, così come sono stati collocati nei diversi ambienti igienizzanti pronti all’uso, separatori in plexiglass ed è stato predisposto il rilevamento della temperatura all’ingresso. In campo anche i test sierologici in numerose imprese. «Le aziende betatester avranno il compito – spiega Gianluca Cravero direttore generale della Fondazione – di diffondere le buone pratiche del protocollo con l’obiettivo di definire un modello “Valenza”».

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