ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùAveva 80 anni

Valery Polyakov, addio al cosmonauta che fece il viaggio più lungo nello spazio

di Leopoldo Benacchio

2' di lettura

«La Roscosmos State Corporation si rammarica di annunciare la morte dell'eroe dell'Unione Sovietica, Eroe della Russia, cosmonauta pilota dell'URSS, detentore del record mondiale per il volo più lungo nello spazio, Valery Polyakov».

Con questo messaggio, seguito da brevi parole di cordoglio e affidato al social Telegram, l'Agenzia spaziale russa ha annunciato la morte, a 80 anni, di un astronauta molto particolare, sopravvissuto a due lunghissimi soggiorni nello spazio, al crollo dell'Unione sovietica e al nuovo millennio.

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Aveva iniziato il suo addestramento nel lontano 1972, allora l'Urss pensava di spedire medici in orbita per meglio capire gli effetti sul corpo umano di una lunga permanenza nel cosmo. Per questo Polyakov fece due missioni di lunga durata con la stazione spaziale sovietica di allora Mir, totalizzando 678 giorni, 16 ore e 32 minuti.

La prima missione iniziò nell'agosto 1988, con altri due cosmonauti fra cui Abdul Ahad Momad, un astronauta afghano a quel tempo sotto amministrazione sovietica, addestrato in Kazakistan. In quel volo Polyakov fece proprio il medico, perché tenne sotto stretto controllo i suoi altri due compagni sulla Mir. Se ne tornò a terra nell'aprile del 1989 segnando un buon primo risultato.

Il secondo viaggio è più interessante, il suo scopo è stato infatti quello di mettere alla prova il corpo umano rispetto a un eventuale volo su Marte, che allora era una delle mete ambite dai sovietici, che mai però riuscirono ad arrivare sulla sua superficie. Partì l'8 gennaio 1994, quindi da cosmonauta russo, e ritornò sul nostro pianeta il 22 marzo 1995, un risultato notevole.

In stile ancora molto sovietico, appena arrivato al suolo disse che questo dimostrava come l'uomo potesse arrivare su Marte e per rinforzare la sua convinzione corse un bel pericolo. Gli astronauti quando tornano da viaggi così lunghi vengono infatti portati a braccia o su speciali sedili per evitare qualunque problema agli arti, ossa e legamenti, infiacchiti dalla mancanza di gravità. Lui volle invece camminare per dimostrare che stava benissimo ed era in forze. Questo cozza con le ricerche dei nostri giorni che fanno vedere proprio come per soggiorni lunghi nello spazio ci siano problemi, fino anche a modificazioni cellulari che al momento si considerano reversibili. Inoltre non è ancora chiaro come si potrà risolvere il problema della pioggia di raggi cosmici che comunque colpirebbe gli umani in viaggio oltre la Luna.

Dotato forse di un fisico eccezionale, fu studiato a lungo dopo il suo rientro e comunque non pare abbia mai avuto particolari problemi di salute. Terminato il servizio come cosmonauta continuò a fare il medico con una posizione di importante responsabilità al ministero della Salute russo. Una persona molto ottimista, una storia del secolo scorso.

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