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Valiant, l’hedge che ha vinto la scommessa sul Covid-19

Il fondo da 1,4 miliardi in rialzo del 36% da gennaio con puntate ribassiste su indici azionari, aziende esposte e contro bond a rischio default

di Marco Valsania

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(REUTERS)

Il fondo da 1,4 miliardi in rialzo del 36% da gennaio con puntate ribassiste su indici azionari, aziende esposte e contro bond a rischio default


4' di lettura

NEW YORK - Ha sede nel centro di San Francisco, una delle prime città americane a prendere seriamente la pandemia da coronavirus e a far scattare contromisure. E Valiant Capital Management è stato tra i primi e pochi nell'alta finanza degli Stati Uniti a prendere davvero seriamente il Covid-19, il suo impatto sulla vita e sull'economia, nelle strategie e scommesse. Oggi Valiant, mentre i mercati sono nella bufera scossi dall'escalation della crisi, può riportare da inizio anno guadagni del 36 per cento.

Gli short azionari
Andiamo con ordine. Il fondo hedge da 1,4 miliardi, creato da Chris Hansen, aveva pronosticato con dovuto anticipo i potenziali disastri per l'economia globale, traducendo queste preoccupazioni in puntate su cadute degli indici azionari fin da gennaio. A queste aveva fatto seguire in febbraio scommesse short, ribassiste, mirate anche su specifiche aziende che considerava più vulnerabili ai rovesci. Tra queste ultime, protagonisti del settore del turismo, dei viaggi e delle compagnie aeree, delle crociere. Infine a inizio marzo ha alzato il tiro contro gruppi in settori diversi e accomunati però da finanze più fragili o meno trasparenti (l'attenzione a aziende che considera truffaldine o opache è sempre stata una articolare caratteristica del fondo).

Le opzioni put
Valiant ha incassato, tra l'altro, dal ricorso a opzioni put rastrellate a basso costo contro indici azionari negli Usa come in India - strumenti che danno a chi li possiede il diritto di vendere titoli a prezzi e date predeterminate. Queste opzioni al loro apice, sintomo della convinzione di Hansen sul disastro in agguato, avevano un valore compreso tra gli uno e i due miliardi, pari all'intero portafoglio di Valiant.

Protezione sul credito
Non basta. Valiant non ha guardato solo alle azioni: ha tratto vantaggio da investimenti decisi in febbraio in strumenti di protezione del credito su indici obbligazionari legati a bond di alta qualità e anche ad alto rischio. Queste puntate si sono rivelate a loro vota redditizie mano a mano che si sono aggravate le prospettive di default su obbligazioni da parte di imprese sempre più sotto pressione per la paralisi del business.

La lettera agli investitori
Il risultato? Appunto, un'impennata del 36% in tre mesi per Valiant, da gennaio a fine marzo. Un rendimento che contrasta significativamente con la flessione di quasi il 20% subita invece dallo S&P 500 e del 21% sofferta dal globale Msci All World Index. Nello spiegare ai suoi investitori la posizione del fondo, Hansen ha scritto in una lettera datata 12 marzo e riportata dal Wall Street Journal che “proteggere il capitale da rovesci è sempre stato un elemento essenziale della nostra strategia e ancora una volta dà soddisfazione vedere che paga quanto più conta”.
Hansen e Valiant non sono tra i nomi più noti a Wall Street, ma si sono fatti una reputazione dietro le quinte degli ambienti finanziari nei panni di short sellers, nelle puntate appunto ribassiste, e per investimenti in società non quotate. Originario di Seattle, a sua volta uno dei primi epicentri americani del coronavirus, in passato si era fatto pubblicamente notare anzitutto per progetti di riportare una squadra di baseball professionistico in città. Ma il suo allarme anticipato sul coronavirus l'ha portato ora alla ribalta. E' stato adesso tra i più espliciti, mentre altri, nella politica e nella finanza, sottovalutavano i pericoli. E ha trovato progressiva eco.

Un convegno a inizio marzo
E' risuonato, con particolare forza, il 5 marzo durante un convegno a Jackson Hole, in Wyoming, abituale sede dei simposi accademici annuali della Federal Reserve in agosto. Nulla di accademico ci fu nella parole di Hansen: ad una audience selezionata di grandi investitori e rappresentanti di patrimoni familiari raccomandò di essere liquidi, di andare sul cash, oltre che di rifornirsi di farmaci e prepararsi a drastici cambiamenti nella vita all'ombra del coronavirus. Parlando a 80 o 90 persone, ha detto al Journal uno degli organizzatori del convegno, affermò senza mezzi termini che tra di loro probabilmente dieci o venti sarebbero stati infettati e statisticamente più d'uno sarebbe stato tra le vittime.

Nato nel 2008
Hansen ha fondato Valiant nel 2008, nel pieno della grande crisi finanziaria e recessione. Negli anni ha messo sovente a segno guadagni; le strategia di hedging contro rischi sono state però raramente tra le più popolari in un clima genericamente euforico per la Borsa stimolata da oceani di liquidità e bassissimi tassi di interesse. Il fondo ha riportato rendimenti dell'8,2% nel 2008 e del 13,1% nel 2011, riportando successi nel 73% dei mesi che hanno visto lo S&P 500 in calo. Le antenne di Hansen sull'era del coronavirus, per elaborare le strategie aggressive poi rivelatesi accurate, si sono drizzate il 23 gennaio con la quarantena di massa a Wuhan. Attenzione il finanziere ha anche prestato grande attenzione all'epidemiologo di Harvard Marc Lipsitch e altri esperti di salute pubblica che avevano lanciato forti allarmi in quelle settimane, spesso ancora nel vuoto.

Riproduzione riservata ©
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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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