cassazione

Vallanzasca, ergastolo confermato

di Enrico Bronzo


default onloading pic
Renato Vallanzasca (Olycom)

2' di lettura

Confermata la pena dell'ergastolo per Renato Vallanzasca. Questa la decisione presa dalla Corte di cassazione con la sentenza 20819 depositata oggi.

La vicenda vede come ultima entità giudiziaria coinvolta il Tribunale di Nuoro che nel giugno 2015 respingeva l’istanza avanzata da Renato Vallanzasca per revocare l’ergastolo applicato dal 2009.

Sentenza 20819/2017

Visualizza

Oggetto della decisione odierna della Cassazione è l’applicazione della riduzione di pena prevista dall’articolo 442 del codice di procedura penale - con sostituzione della pena all’ergastolo con quella di anni 30 di reclusione - in riferimento ai contenuti della decisione emessa dalla Cedu nel noto caso Scoppola contro Italia .

A proposito la Corte di Cassazione ha ricordato che con un successivo intervento legislativo - il decreto legge 341 del 24 novembre 2000 - è stato aggiunto allo stesso articolo un terzo periodo che reintroduce la pena dell’ergastolo come esito possibile del rito abbreviato lì dove la pena commisurata - prima dell’applicazione della riduzione correlata alla scelta del rito - abbia «incluso l’autonoma sanzione dell’isolamento diurno».

Citando a supporto le sentenze Cassazione 8350/2013 e 34158/2014 che hanno espresso e ribadito posizioni univoche riguardanti la pronunzia Cedu Scoppola contro Italia e le successive decisioni interne della stessa Cassazione e della Corte costituzionale.

Ricorso quindi rigettato e ergastolo confermato per Vallanzasca.

Renato Vallanzasca, tutto ha inizio a Milano tra Lambrate e il Giambellino

Renato Vallanzasca Costantini nasce in via Nicola Antonio Porpora 162, nella zona Lambrate di Milano, dove la madre aveva un negozio d'abbigliamento. A Renato viene dato il cognome materno Vallanzasca Costantini, poiché il padre, Osvaldo Pistoia, era sposato con un'altra donna dalla quale aveva avuto tre figli.

A soli otto anni, con un compagno cerca di far uscire da una gabbia la tigre di un circo che aveva piantato il tendone proprio nelle vicinanze di casa sua. Il giorno successivo a quell'atto, Vallanzasca viene prelevato direttamente dalla polizia mentre sta giocando a pallone con i propri amici e portato al carcere minorile Beccaria. La vicenda gli costa il successivo trasferimento e affidamento forzato a casa della signora Rosa, la prima moglie del padre, che il Vallanzasca chiamava “zia”, in via degli Apuli, nel quartiere del Giambellino, periferia sud-ovest di Milano.

È però fin dai tempi del Giambellino che forma la sua prima combriccola di piccoli delinquenti, ragazzini dediti a furti e taccheggi. Nonostante la giovanissima età, Vallanzasca sembra già un criminale; comincia a farsi un nome anche negli ambienti della vecchia mala milanese, con la quale inizia precocemente ad intrattenere rapporti. In breve tempo però, sentendosi andare strette le regole della malavita vecchio stampo, decide di delinquere autonomamente e di formare una propria banda. La Banda della Comasina diviene probabilmente il più potente e feroce gruppo criminale presente a Milano in quegli anni, contrapponendosi alla banda di Francis Turatello.

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...