il futuro di shiloh e datalogic

Valle d’Aosta, a rischio due aziende storiche

In calo il numero di imprese in regione e la Fiom lancia l'allarme sul comparto

di Carlo Andrea Finotto

3' di lettura

L’onda lunga del covid-19 arriva fino in Valle d’Aosta. L’ultima indagine camerale sulle imprese in regione parla di un calo nel terzo trimestre dell’anno rispetto ai tre mesi precedenti (seppur minimo: -0,2%). E molti settori già penalizzata dalla prima ondata di coronavirus e dal lockdown di primavera ora rischiano un ulteriore, pesante contraccolpo.

La nuova giunta regionale, insediatasi dopo le elezioni di fine settembre scorso, ha avviato una serie di incontri con i rappresentanti delle organizzazioni produttive e sindacali. E proprio da ques’ultimo versante sono emerse diverse preoccupazioni per l’aspetto occupazionale e lo stato di salute di alcuni settori e aziende.

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Proprio nel corso di uno degli ultimi incontri con l’assessorato alle Attività produttive, la Fiom Cgil valdostana ha messo l’accento su alcune situazioni: «Per la Cogne Acciai Speciali sono previste ulteriori settimane di cassa integrazione e il nostro pensiero va agli oltre 150 contratti a tempo determinato. Alla Shiloh a fine anno è prevista la conclusione della procedura di pre concordato. Questo vuol dire che il 2021 ci dirà se quest’azienda continuerà a vivere o no. Inoltre, la sede valdostana della Datalogic è in procinto di chiudere. Questo comporterà il trasferimento dei 13 dipendenti».

Datalogic è una multinazionale italiana fondata da Romano Volta nel 1972 alle porte di Bologna. È specializzata i strumenti di lettura ottica, codici a barre, rfid con tecnologie sempre più avanzate. Negli anni è cresciuta sviluppando una capillare presenza nel mondo, e attualmente ha in corso una complessa operazione di contenimento dei costi per fronteggiare le ricadute negative dovute alla pandemia.

Sono i numeri stessi dell’ultimo resoconto intermedio di gestione aziendale, aggiornato al 30 settembre scorso, a parlare. Nei primi nove mesi del 2020 i ricavi si sono attestati a 347,1 milioni di euro rispetto ai 441,4 milioni dell’analogo periodo 2019, l’adjusted ebitda è passato da 71,1 milioni a 37,2 milioni di euro, il risultato netto è sceso a 4,6 milioni dai 39,7 milioni di euro del periodo gennaio-settembre 2019 e l’indebitamento finanziario netto è salito a 39,9 milioni di euro dai 19,5 milioni del 30 settembre 2019.

La sede di Donnas, dove attualmente viene portata avanti l’attività di ricerca e sviluppo, nel corso degli anni 2000 era arrivata a occupare tra i 30 e i 40 dipendenti, poi scesi agli attuali 13 dopo lo spostamento della produzione circa tre anni fa.

«La decisione della chiusura è stata comunicata alle Rsu nella giornata del 12 novembre scorso – ricorda Fabrizio Graziola, segretario della Fiom Cgil valdostana – Ci siamo subito attivati e abbiamo già avuto in queste settimane una serie di incontri con i rappresentanti dell’azienda e di assemblee con i lavoratori. Da parte di Datalogic, però, la decisione è ritenuta definitiva ed è stata esclusa anche la possibilità di trovare una soluzione alternativa e di attuare una moratoria di un anno per superare la crisi contingente».

L’azienda «ha prospettato il trasferimento di 11 lavoratori nella sede amministrativa di Cologno Monzese – spiega Graziola – mentre altri due addetti dovrebbero essere assegnati alla sede di Monte San Pietro, vicino a Bologna. È stato prospettato l’utilizzo dello smart working ma noi vogliamo avere anche garanzie che la manodopera verrà tutelata, senza licenziamenti, anche dopo la fine dell’emergenza coronavirus», quando verrà revocato il blocco dei licenziamenti. Sindacati a azienda si stanno ora confrontando anche sugli aspetti economici.

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