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Mugello a passo lento: i consigli per un week end tra castelli e buon cibo

Tutti conoscono il Mugello per l'autodromo e per le code in autostrada in realtà il territorio ha molto da offrire: circuiti per mountain bike, passeggiate a cavallo, i sentieri della Via degli Dei e una cucina bio e stellata

di Sara Magro

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Il circuito del Mugello

Tutti conoscono il Mugello per l'autodromo e per le code in autostrada in realtà il territorio ha molto da offrire: circuiti per mountain bike, passeggiate a cavallo, i sentieri della Via degli Dei e una cucina bio e stellata


4' di lettura

La Formula 1 italiana quest'anno riparte dal Mugello. Dopo la gara a porte chiuse di Monza, dall'11 al 13 settembre il Gran Premio di Toscana “Ferrari 1000” è il primo mondiale del 2020 ad ammettere il pubblico in tribuna (2880 persone per l'esattezza). Non solo. La gara rappresenta anche il debutto della F1 sullo storico circuito, famoso come sede del MotoGP. Famoso, lo era già negli anni Venti del ‘900, quando su queste colline si sfidavano i migliori piloti dell'epoca. Successivamente adombrato dalla Mille Miglia, è tornato in auge nel 1974 con la costruzione dell'autodromo secondo i nuovi concetti di sicurezza, e con l'acquisto di Ferrari nel 1988. Oggi rinnovato all'insegna della sostenibilità e della tecnologia, che lo rende particolarmente adatto a collaudi e test, il tracciato di 5245 metri e 15 curve si snoda tra valli e boschi in un saliscendi naturale che consente ottima visibilità ovunque e non solo dalle tribune più costose.

La formula vincente è il turismo verde

«Tutti conoscono il Mugello per l'autodromo e per le code in autostrada», scherza Carlo Ducci, Senior Advisor Condé Nast, spesso a San Piero a Sieve per gestire La Felicina, il piccolo hotel di famiglia da 4 generazioni. «Con la variante di Valico, le code non ci sono più. Invece c'è una zona ricchissima da scoprire, poco abituata al turismo, ma senz'altro ben propensa. La realtà sta infatti cambiando piano piano». Anche per cogliere questo momento in divenire, Ducci ha lanciato l'idea di un albergo con accademia, che riunisce intellettuali, artisti, innovatori per week end di pensiero e di scoperta del territorio in una visione più attuale, che parte però dal suo passato glorioso, culla del Rinascimento con la stessa Firenze. «Il Mugello era soprannominato “il granaio dei Medici” che a Villa di Cafaggiolo, patrimonio Unesco ora in restauro, hanno “inventato” il concetto di azienda agricola, come la intendiamo noi. Non solo. In questa valle, sono nati Beato Angelico e Giotto, Monsignor Giovanni della Casa a cui dobbiamo il nostro Galateo, e Bartolomeo Cristofori che ha concepito il primo pianoforte». Insomma, l'inventiva non è mancata. E nemmeno l'industria, con eccellenze come K-Arrey, leader nel settore del suono, o La Marzocco di Borgo San Lorenzo, una delle più importanti aziende di macchine per il caffè che a luglio ha aperto un'Accademia dell'Espresso a Fiesole, appena oltre il confine del Mugello.

Gli interni del piccolo hotel La Felicina a San Piero a Sieve

Il Rinascimento turistico invece è ancora agli albori. Per fortuna in un certo senso, così «può nascere virtuoso. Non è un turismo da cartolina o mordi e fuggi, è autentico. Qui le cose si fanno bene perché si fanno da sempre allo stesso modo. Pensi ai crostini di fegatini o ai tortelli ripieni di patate; non c'è nonna o mamma che non li sappia fare. Questo è un territorio con valori suoi. Segue ma rimane fiero, determinato. Caratteristiche che ne fanno quella parte d'Italia ancora vergine e fertile, dove c'è molto da seminare, soprattutto in termini di turismo culturale e sostenibile». La zona è ben collegata con l'autostrada A1 e in treno: da Milano, in tre ore ci sei. Ma poi, una volta arrivati? «Se mi chiede cosa fare, le faccio un elenco che non finisce più. Prendiamo i circuiti per mountain bike, le passeggiate a cavallo, i sentieri della Via degli Dei. Questo cammino che collega Bologna a Firenze passando dal Mugello è ormai abbastanza famoso. L'ultima novità sono i due “Anelli dell'infinito” con punto di partenza e arrivo a San Piero a Sieve. «Su quei percorsi di 18 e 25 km tra boschi e campi coltivati c'è il riassunto della nostra storia: una fortezza medicea, due castelli protetti dall'Unesco».

Da gran parte della valle, si vede il borgo di Scarperia, famoso in tutto il mondo per gli artigiani dei coltelli, con qualche erede giovane in attività, il convento francescano Di Bosco ai Frati dove è custodito un Cristo nudo attribuito a Donatello, e il lago di Bilancino, a Barberino: «È un'oasi di relax con spiaggette pulite, tra cui una con il suo “chiringuito” - il Bahia Cafè - dove mangi bene, bevi ottimi drink la sera e ascolti musica fino a tardi. Tanto, intorno non c'è nessuno da disturbare».

L'equilibrio tra la stella Michelin e l'agriturismo biologico

Una delle novità per il territorio è stata l'inaugurazione lo scorso anno della Tenuta Le Tre Virtù, a migliorare la famosa ricettività. È un agriturismo biologico dove si produce “in casa” dai cereali alla lavanda, dalla frutta alla verdura all'olio, e dove i proprietari Valentina Sabatini e Lorenzo Priami hanno invitato a cucinare Antonello Sardi, il loro chef preferito di Firenze. Dopo sei anni impegnativi alla Bottega del Buon Caffè, Antonello ha accettato: «Il mio sogno era far parte di un progetto nuovo, fare una vita meno stressante, e stare vicino a mia moglie e alle bambine. Sono stato fortunato, poteva essere un salto nel buio. Invece mi hanno subito confermato anche la stella Michelin». Ovvio, il 2020 è un anno speciale tra pandemia e lockdown, ma le premesse per il futuro sono buone. In Mugello ha trovato la sua dimensione. E non smette di fare ricerca. Il rapporto tra cucina stellata è agriturismo biologico, apparentemente strano, sta evolvendo e la prima colazione gourmet, con tante portate, ne è un esempio: «Cominciamo con i biscotti, frutta raccolta in giardino, tartelletta alla crema, panbrioche e bignè fatti da noi, yogurt e latte appena munto che pastorizziamo in cucina. Poi usciamo con il cestino dei cornetti da farcire con marmellata, mousse al cioccolato o crema pasticciera, e le uova delle nostre galline in tutti i modi». Quello che non si produce in tenuta, Antonello lo cerca nei dintorni. Così ha scovato molti piccoli produttori. «Da Pagliana compro i piccioni e un formaggio verde forte di capra, che per piccantezza ed erborinatura mi ricorda il gorgonzola. Da Terre Alte di Pietra Mala prendiamo i legumi antichi e le patate bianche, mentre dalla Susanna compriamo la farina di castagne di Villore, sopra Vicchio. E chissà quanti altri ce ne sono che meritano di essere conosciuti e inseriti nel menù». Prossimamente vuole dedicarsi a decotti e tisane, sempre con erbe, aromi e petali di campo. La sua idea è abbinarli ai piatti, invece dei vini, per aiutare ad affrontare bene un menu degustazione più lungo. «Per me il Mugello è il futuro. È selvaggio, ha ancora tutto da dire». Gli abbiamo chiesto se tornerebbe indietro: «Nemmeno per idea».

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