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Vallée, Cva muove sulla Francia L’energia è tutta carbon free

Compagnia valdostana delle acque punta a crescere oltre confine e nella mobilità elettrica Con 933 MW di potenza installata e 3.096 GWh di produzione è il quarto gruppo idroelettrico italiano

di Carlo Andrea Finotto


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Due grandi tubature di Cva che convogliano l'acqua dagli invasi alle turbine delle centrali idroelettriche; la Compagnia gestisce 50 km di condotte forzate nella regione

4' di lettura

Vede un «futuro molto promettente» per Compagnia valdostana delle acque il suo presidente Marco Cantamessa. Con una sola nuvola all’orizzonte: i vincoli imposti dalla legge Madia del 2016 alle attività delle partecipate.

La crescente sensibilizzazione verso un tema globale come il Climate change, il processo di decarbonizzazione, lo sviluppo della mobilità elettrica trovano Cva «un passo avanti rispetto a molti soggetti concorrenti» sottolinea Cantamessa, che ci tiene a precisare: «Siamo tra i pochissimi soggetti nel settore dell’energia a essere completamente carbon free e a coprire praticamente l’intera filiera dalla produzione alla distribuzione fino alla vendita».

Con ambiziosi piani di ulteriore crescita, sia «sul fronte della quantità di energia prodotta sia su quelli della presenza oltre i confini della regione Valle d’Aosta». Nel “mirino” ci sono altre regioni in cui espandersi (oltre alla presenza già consolidata con eolico e fotovoltaico) e l’estero: in particolare la vicina Francia. Ma anche il progetto di trasformare la Vallée in un “laboratorio” carbon fuel free.

Passi - così come l’idea di consolidarsi come player protagonista nelle rinnovabili - che si scontrano, come detto, con i vincoli previsti dalla legge Madia. Cva è infatti controllata dalla Regione e ricade perfettamente nel quadro del DLgs 175/2016 (il Testo unico sulle partecipate) che prevede oltre alla liquidazione delle società pubbliche inattive o in perdita, «anche di evitare che enti e pubbliche amministrazioni detengano società operanti su mercati esposti alla concorrenza». Una tutela, per certi versi, ma che nel caso della Compagnia rischia di trasformarsi in uno zaino pieno di pietre sulle spalle di un corridore.

Fino a inizio 2018 Cva ha potuto dribblare i vincoli legislativi, avendo avviato l’iter per la quotazione, ma una volta che il socio di riferimento - la Regione - ha deciso di interrompere il progetto, le limitazioni sono scattate, interrompendo, per esempio il processo di espansione oltre i confini regionali che nel frattempo aveva portato la Compagnia valdostana delle acque ad acquisire otto parchi eolici e tre fotovoltaici. «Un processo di diversificazione per fonte e per area geografica iniziato nel 2009» ricorda Marco Cantamessa.

La storia di Cva parte nel 2000 sulla scia di un’altra legge nazionale: la cosiddetta “lenzuolata” di Pier Luigi Bersani sulle liberalizzazioni. Enel deve cedere alcuni suoi asset e la Regione autonoma riesce ad assicurarsi il ricco pacchetto degli impianti idroelettrici in Valle.

Una scelta che si rivela lungimirante. I dati relativi al bilancio 2018, presentati di recente, confermano Cva come quarto operatore idroelettrico nazionale (con una capacità installata di 933 MW), mentre la produzione, di 3.096 GWh è pari al 6,3% del totale idroelettrico nazionale (in crescita del 26,6% rispetto al 2017). La produzione totale (compresi eolico e fotovoltaico) sale a 3.380 GWh (circa il 3% del totale Italia, in aumento del 24% rispetto all’esercizio precedente).

La società è un “tesoretto” nelle mani della Regione: ha chiuso il 2018 con 844 milioni di ricavi, un ebitda di 140 milioni e utili per poco meno di 64 milioni.

«Per l’azionista si tratta di incamerare dividendi, imposte e canoni» ricorda Cantamessa.

Per il 2018 parliamo di 52,8 milioni di euro tra imposte e canoni e 69 milioni di dividendi. Nel triennio (complice anche un dividendo straordinario nel 2017) parliamo rispettivamente di circa 155 milioni di euro e 249 milioni di euro.

Il patrimonio infrastrutturale gestito dalla Compagnia è formato da 6 dighe e 32 centrali idroelettriche, oltre 200 km di canali e 50 di condotte forzate, otto parchi eolici, tre fotovoltaici e una rete di distribuzione di 4.153 km.

Il fatto di essere un produttore e gestore di energia totalmente rinnovabile «è stato all’inizio quasi casuale, ma si è trasformato subito in una convinta scelta strategica» afferma il presidente della società.

Con queste premesse Cva si presenta su una scena in cui spiccano gli obiettivi europei proiettati al 2030 e, a cascata, quelli nazionali, per decarbonizzazione, approvvigionamenti green, risparmio energetico, mobilità sostenibile.

«Il futuro ha tutte le caratteristiche per essere molto promettente per soggetti integrati come noi - spiega il presidente della Compagnia -. Il processo di decarbonizzazione è molto faticoso, richiede grande focalizzazione e capacità di investire sul cambiamento del settore. Noi siamo già molto avanti». Secondo Cantamessa «sarà necessario adeguare il sistema di distribuzione a profili di consumo completamente diversi rispetto al passato. Stiamo andando - per ora in via sperimentale - verso la creazione di comunità energetiche autosufficienti su diversa scala: dal condominio a interi territori. Anche in questo senso la Valle d’Aosta può essere una regione ideale per un vero laboratorio della sostenibilità: piccola, compatta, autosufficiente».

Ed è qui che torna a profilarsi la nuvola all’orizzonte: Cva appare carica di potenzialità, ma rischia di essere zavorrata dai vincoli sulle partecipate.

«Dobbiamo dire che il processo innescato dal progetto di quotazione - poi interrotto - ci ha fatto crescere molto dal punto di vista gestionale, portandoci alla realizzazione del bilancio di sostenibilità, a un sistema di controllo di gestione assai sofisticato e, ora , a un sistema di gestione dei rischi aziendali e ad attività di empowerment delle risorse umane». Oggi Cva occupa 536 addetti diretti e altri 57 con contratto di somministrazione e nel 2018 ha realizzato 32 ore di formazione a persona e 10mila ore di formazione sulla sicurezza.

Restano però i limiti definiti dalla legge Madia: «Non possiamo procedere per acquisizioni - spiega Cantamessa - ma stiamo lavorando su strategie alternative che ci consentano comunque di crescere, anche oltre confine». E la Francia è dietro l’angolo.

Un percorso che Compagnia valdostana delle acque ha già trovato sul fronte della mobilità elettrica: «Il servizio di ricarica - dice il presidente di Cva - non rientra tra le attività consentite, ma in questo caso siamo riusciti a ovviare coinvolgendo in una partnership commerciale un operatore specializzato».

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