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Valsesia, l’alta moda resiste al caro energia

Sul territorio si distinguono Toscanini, Reggiani e Maison Claire:grazie alle quote di export e all’alta artigianalità chiuderanno l’anno in crescita

di Claudio Andrea Klun

Un telaio di Reggiani Lanificio, azienda di Varallo Sesia che produce tessuti elasticizzati di alta qualità.

4' di lettura

Per tre aziende valsesiane, da anni al servizio del mondo della moda internazionale, il 2022 si chiuderà in crescita nonostante il loro settore abbia scontato gli effetti del caro energia e dell’instabilità politica internazionale.

Stiamo parlando di Reggiani Lanificio Spa, l’azienda di Varallo Sesia creata nel 1973 da Attilio Reggiani, che produce tessuti elasticizzati di alta qualità ed è ai vertici del settore moda donna, collaborando con le aziende più prestigiose e l’haute couture internazionale; Industrie Toscanini Spa, con sede a Isolella di Borgosesia, fondata nel 1920 e rinomata nel mondo per la produzione di portabiti e soluzioni per appendere capi di abbigliamento, accessori e scarpe, sinonimo del made in Italy per la sua qualità, artigianalità ed eleganza; Maison Claire, un atelier del fatto a mano, con sede a Doccio (Quarona), che oggi è ambasciatore dell’artigianato Luxury made in Italy nel mondo intero. Produce collezioni tavola, letto e bagno, oggettistica, vetreria decorata a mano, lingerie, porcellane di Limoges e profumazioni per la casa; fra i suoi clienti, anche Dolce e Gabbana.

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Tre aziende con “taglie” diverse – Reggiani con 150 dipendenti, Toscanini con 60 e Maison Claire, una microimpresa con dieci dipendenti – ma accomunate dal fatto di operare nel Luxury Fashion internazionale.

«Esportiamo l’80% della produzione sul mercato estero e quindi abbiamo risentito meno di altre aziende più legate al mercato domestico – spiega Federica Toscanini, Marketing & Sales Director –. Dobbiamo certo fare anche noi i conti con l’aumento dei costi delle materie prime, e del legno in particolare; inoltre, certe lavorazioni, come l’essiccazione, sono ad elevato dispendio energetico, per cui si traducono in un aumento dei costi. Si registrano ritardi nelle consegne, ma che non incidono sulla produzione, grazie ai buoni rapporti che abbiamo con i fornitori di lunga data, che ci garantiscono canali privilegiati». Tanto che Toscanini prevede «un aumento a doppia cifra rispetto al fatturato dell’anno scorso, con in cantiere ottimi ordini per il 2022 che coprono anche il 2023».

«Siamo in una situazione di aleatorietà, ma stiamo, comunque, lavorando molto bene. Per noi il mercato russo è molto significativo. Loro sono innamorati del nostro prodotto di design che, non essendo soggetto a sanzioni, permette di lavorare con continuità senza risentire di cali di domanda». Toscanini è anche un modello virtuoso sul fronte della politica energetica: gli scarti di lavorazione del legno vengono impiegati per alimentare la caldaia che riscalda gli uffici e lo stabilimento, mentre diverse centrali idroelettriche le garantiscono una produzione di energia elettrica 20 volte superiore al proprio fabbisogno.

«Dopo due anni drammatici per il Coronavirus, il 2022 è iniziato molto bene grazie alla ripresa dei mercati fino a quando non abbiamo iniziato a risentire delle conseguenze della guerra, con il caro energia e gas» spiega Attilio Reggiani.

Nella tintoria di Vallemosso, dove si fa il finissaggio, la bolletta energetica è passata da 20/22mila euro a 120mila euro mensili: «Speriamo si riescano ad avere delle tariffe giuste, altrimenti si può tenere duro per qualche mese ma alla fine si è costretti a rivedere le cose, benché il lavoro ci sia. Siamo un’azienda leader: serviamo i nomi più importanti del mondo della fascia alta della moda, stilisti e confezionisti e soprattutto maison del lusso. Ci confronteremo con i nostri clienti, ragionando assieme a loro per determinare dei prezzi che possano andare bene a noi e non penalizzarli».

Nonostante tutto, le previsioni per il 2022 sono molto positive: «Chiuderemo con una crescita a doppia cifra, che potrebbe essere sopra il 20% se le cose andranno bene negli ultimi mesi. Per il 2023, resta l’incognita dei costi dell’energia: se si manterranno molto elevati, saremo costretti ad adeguare i nostri listini, ma puntiamo ad aumenti molto contenuti».

«L’80% della nostra produzione è destinato all’estero, in particolar modo Nord Europa, Emirati e Cina, e vantiamo una clientela di alto profilo, tra cui capi di Stato, imprenditori, personaggi del mondo della finanza e politico. Il 2022 è partito bene, ma poi abbiamo risentito degli effetti della guerra e si è trasformato in un anno faticoso – spiegano Giulia Scalvini e Clara Bertoli di Maison Claire–. I listini non sono più affidabili, anche per effetto della speculazione: se prima valevano sei mesi, ora soltanto due o tre e abbiamo dovuto fronteggiare aumenti di costi su tutti i fronti, ma andiamo avanti. Abbiamo moltiplicato la nostra presenza nelle vetrine internazionali, a partire dall’Expo di Dubai, poi al Salone del mobile e a breve saremo a Miami come ambasciatrici di Confartigianato Piemonte negli incontri con importanti architetti locali cui presentare l’Italian Design. E ora abbiamo avviato altri progetti, a Milano per Palazzo Litta e nell’Irak del nord, e contatti con il Rwanda. Possiamo dire che, quando si lavora in modo artigianale, sviluppando ogni progetto all’insegna del make to measure for you, la qualità viene premiata e quindi contiamo di chiudere bene il 2022 nonostante le difficoltà».

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