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Valute digitali, tracciamento e privacy: un connubio possibile

In poco più di 2 anni, il design delle valute digitali è diventato avanzato. Di questo passo, si bruceranno le tappe per l’euro digitale

di Marcello Minenna*

La Bce prepara l'euro digitale, decisione nel 2021

In poco più di 2 anni, il design delle valute digitali è diventato avanzato. Di questo passo, si bruceranno le tappe per l’euro digitale


6' di lettura

La corsa verso una valuta digitale europea (Central Bank Digital Currency - Cbdc) entra nel vivo. Poche settimane fa la Banca Centrale Europea (Bcs) ha pubblicato i risultati della prima consultazione pubblica sull’euro digitale. L’indagine, che ha visto oltre 8.220 risposte da imprese ed istituzioni, aveva la finalità di ottenere dagli operatori un primo feedback sulle funzionalità e le caratteristiche desiderate di una valuta digitale universale. La prospettiva rimane quella di un probabile avvio dei lavori di sviluppo ad aprile 2021. Non sono mancate le sorprese, che potrebbero cambiare i piani iniziali della Bce. Secondo il mercato, infatti, la principale caratteristica che dovrebbe avere il nuovo strumento di pagamento è una privacy (41%) di livello elevato, seguita a distanza dalla sicurezza (17%) e dalla diffusione a livello europeo (10%).

Perché la privacy si è rivelata un elemento così importante?

Una Cbdc è un nuovo tipo di valuta che combina le caratteristiche tipiche della moneta a corso legale (la cosiddetta «fiat money», cioè quella emessa da uno Stato o da una banca centrale) con caratteristiche delle cripto-valute. La principale novità rispetto alla moneta classica che siamo abituati a conoscere è nella natura digitale di questo strumento che consentirà al pubblico l’accesso diretto ai conti della banca centrale, limitato oggi alle sole banche commerciali ed ai governi. La nuova valuta potrebbe prendere la forma di un conto di deposito presso la banca centrale a uso universale - che addirittura potrebbe pagare un tasso di interesse - o quella di un token digitale anonimo senza interessi, come le attuali cripto-valute. Oppure presentare delle caratteristiche intermedie, che combineranno la natura digitale dei depositi bancari con i vantaggi classici del contante nelle transazioni quotidiane.

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Il contante ancora importante nell’area euro

L’utilizzo del contante resta centrale nel funzionamento del sistema finanziario europeo, nonostante l’accelerazione verso l’utilizzo di strumenti di pagamento elettronici indotta dalla pandemia. Nell’ultima estesa survey della Bce, il contante resta il mezzo di pagamenti preferito per il 25% della popolazione. Ovviamente ci sono differente geografiche rilevanti (cfr. Figura 1):

STRUMENTO PREFERITO DI PAGAMENTO
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Spicca la persistente preferenza per il contante dei Paesi dell’Europa centrale (Germania e Austria in primis); meno sorprendente è il dato di Cipro dove la crisi finanziaria del 2013 e l’haircut sui depositi bancari retail hanno lasciato una comprensibile sfiducia verso strumenti finanziari alternativi. Meglio posizionati del previsto nell’adozione di strumenti di pagamento elettronici sono i Paesi del Sud-Europa, mentre la maggiore penetrazione di carte di debito/credito si registra tra Francia, Belgio, Lussemburgo tutte economie caratterizzate dalla presenza di un sistema bancario di dimensioni rilevanti che da tempo ne ha incentivato l’utilizzo. La predominanza nell’utilizzo di contante diventa totale nel caso di transazioni di piccolo valore (cfr. Figura 2) dove raggiunge percentuali superiori all’80%, ma la percentuale di uso non scende sotto il 30% anche nel caso operazioni dal controvalore più significativo (superiori a 100 euro). L’utilizzo di strumenti alternativi supera il 50% solo a partire da transazioni che hanno valore maggiore di 40 euro.

PERCENTUALI DI TRANSAZIONI ESEGUITE PER INTERVALLO DI VALORE E STRUMENTO DI PAGAMENTO
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Fabio Panetta (board BCE) nota peraltro come la domanda di contante nell’area euro non abbia subìto nell’ultimo decennio particolari scossoni, nonostante l’ascesa di efficienti strumenti di pagamento alternativi. Anzi, durante la crisi indotta dai lockdown generalizzati di marzo-aprile 2020, la domanda di contante è aumentata bruscamente raggiungendo i massimi storici dal varo della moneta unica. Non si tratta di un fenomeno insolito: nei momenti di forte incertezza e stress sul sistema finanziario la richiesta di contante storicamente tende sempre a crescere.

Le sfumature di privacy

Una Cbdc può avvicinarsi alla non tracciabilità del contante solo se assume la forma di un token, come una cripto-valuta classica quale Bitcoin accessibile da un account dell’utente possibilmente non verificato, oppure attraverso una carta di pagamento anonima acquistabile negli esercizi commerciali o online. Queste forme di Cbdc ovviamente soffrirebbero dei rischi di perdita e furto associati al denaro contante e Bitcoin: fisici (perdita della carta) o digitali (perdita dell’accesso all’account o sua violazione).

Fino a pochi mesi fa, nessuna banca centrale sembrava indirizzata verso forme decentralizzate di CBDC vicine alle funzionalità del contante. Anzi, numerosi progetti pilota (Bahamas, Cina) andavano nella direzione opposta: un conto presso la banca centrale per ogni cittadino, attivabile solo attraverso l'utilizzo di documenti ufficiali che replicasse (e superasse) la sicurezza e la tracciabilità dei depositi bancari. A dimostrazione di ciò, la maggiore preoccupazione per le banche centrali era di trovare un meccanismo che proteggesse i depositi bancari dalla concorrenza di queste nuove valute digitali e da possibili fenomeni di disintermediazione del sistema bancario. Meno ricerca è stata effettuata sul tema della privacy delle nuove valute digitali: non si tratta di un argomento semplice. Uno strumento di pagamento digitale genera per design un enorme numero di informazioni connesse con l’identità degli operatori, la tipologia e l’entità della transazione. Una cosa è l’accesso a queste informazioni da parte delle autorità di controllo fiscali o anti-riciclaggio – necessario e desiderabile – un’altra è la possibile condivisione e disseminazione dei dati da parte degli operatori coinvolti nel funzionamento del sistema di pagamenti: gli intermediari finanziari di riferimento del pagante/ricevente, i fornitori del servizio di pagamento.

Nelle cripto-valute decentralizzate come Bitcoin, l’elusione del controllo e della conformità delle transazioni da parte delle autorità rappresenta un obiettivo esplicito: in altri termini i sistemi sono specificamente progettati per non essere controllati da un governo, una banca o qualsiasi altra autorità centrale. Al contrario, una Cbdc ha necessità di supportare meccanismi per far rispettare regole certe con il fine di rilevare e prevenire attività criminali e garantire la stabilità finanziaria. La Figura 3 classifica i livelli di privacy garantiti da diversi sistemi di pagamento a partire dal contante fino alla carta di credito, distinguendo i destinatari dell’informazione.

PROFILI DI PRIVACY DI VARI METODI DI PAGAMENTO
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Che succede con Bancomat e carte di credito

Ovviamente il contante rappresenta l’optimum per quanto riguarda la riservatezza nei confronti di tutti gli attori principali di un moderno sistema di pagamento, perché «disvela» informazioni limitate soltanto al soggetto ricevente. Dalla parte opposta dello spettro ci sono i bonifici bancari e i Bancomat, che registrano numerose informazioni (non solo relative alla singola transazione ma a tutta l’attività finanziaria del soggetto) pienamente trasparenti alla banca del soggetto pagante, ma anche parzialmente a tutti gli altri operatori. Un minimo di riservatezza in più è garantita dalle carte di credito.

È interessante la posizione intermedia che hanno nel diagramma le cripto-valute classiche, con un importante distinguo tra depositi on-line ed off-line di valute digitali. Nel primo caso infatti, una buona fetta della protezione garantita dagli algoritmi crittografici è de facto inutile perché le exchanges che detengono i depositi per conto del cliente conoscono perfettamente ogni informazione relativa al totale delle transazioni svolte. Poiché si tratta di imprese soggette a legislazioni estere che spesso danno scarsa tutela al cliente, il tanto strombazzato «anonimato» delle cripto-valute perde parecchio del suo appeal. Diverso è il caso dei depositi off-line su wallet privati, molto sicuri e difficili da associare a precise identità, che rappresentano peraltro il concept originario di questi strumenti. Anche per una Cbdc è apprezzabile una notevole differenza nel profilo di privacy tra la versione stile conto corrente su cui molte banche centrali stavano lavorando e quella «al portatore» (più vicina ai desiderata del pubblico) che renderebbe l’euro digitale concettualmente più simile alle cripto-valute classiche. Esiste indubbiamente una tensione fondamentale tra trasparenza e privacy. Da un lato, la trasparenza è essenziale per una moneta digitale perché le autorità devono essere in grado di accertare la correttezza delle transazioni e la loro conformità alle normative finanziarie. D’altra parte, più informazioni riveliamo a soggetti terzi, più probabile sarà la disseminazione di informazioni sulle singole transazioni e sulle persone che le eseguono. Peraltro è più facile (e meno costoso a livello operativo) implementare livelli di privacy inferiori, poiché è necessario proteggere meno informazioni. Non si tratta comunque di un gioco a «somma zero»: è possibile implementare delle soluzioni che possano coniugare un buon grado di privacy con le esigenze di trasparenza.

La soluzione del privacy tiering

Di recente, la Bce ha esplorato alcune soluzioni all’impasse in un paper preparatorio, presentando l’idea dei «voucher di anonimato». Nell’ipotesi di lavoro che stiamo presentando ogni utente di Cbdc si relaziona con la propria banca intermediaria, che fornisce l’indirizzo (una sorta di Iban) con cui effettuare i pagamenti all’interno del sistema. L’indirizzo non sarebbe necessariamente da associare in chiaro all’identità del cliente ma si potrebbero usare pseudonimi, anche se la banca ovviamente potrebbe effettuare in ogni momento l’associazione. La banca centrale garantirebbe a ogni utente del sistema di pagamento una quantità limitata di transazioni anonime in un tempo determinato (per esempio 2mila euro al mese). Nei casi in cui il soggetto pagante decidesse di optare per una transazione anonima, il sistema eviterebbe di registrare a monte le informazioni relative alla transazione: in questo caso la Cbdc diventerebbe un «contante digitale» a tutti gli effetti. Lo schema di funzionamento della proposta è sintetizzato in Figura 4.

IL “PRIVACY TIERING” APPLICATO ALLE VALUTE DIGITALI

IL “PRIVACY TIERING” APPLICATO ALLE VALUTE DIGITALI

In poco più di due anni dai primi lavori pionieristici, il design delle nuove valute digitali è diventato sorprendentemente avanzato. Recentemente Panetta, definendo la roadmap verso l’euro digitale, ha parlato di un orizzonte temporale di circa cinque anni per uno sviluppo completo. Ma sospetto che assisteremo presto ad un nuovo colpo di acceleratore.

*direttore generale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli

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